SALVATORE TUTINO RINUNCIA A FARE QUALCOSINA PER ROMA—CHI E’— al fondo

Le scelte dei partiti

Salvatore Tutino/

Il consigliere della Corte dei conti spiega la rinuncia: “Non sono né un ladro né della casta. Fico tiri fuori il dossier contro di me”

“Vittima di una lotta tra bande”

MAURO FAVALE

 

ROMA.

Salvatore Tutino usa l’espressione «lotta tra bande». Quella faida interna al M5s in mezzo alla quale il consigliere della Corte dei conti, 73 anni, si è trovato schiacciato. «Se il buongiorno si vede dal mattino…», dice l’esperto di evasione fiscale che oggi avrebbe dovuto assumere l’incarico di assessore al bilancio della capitale.

Perché, invece, ha deciso di tirarsi indietro?

«Perché ho anche un ruolo istituzionale e devo difendere l’istituzione da cui provengo: certo non sono un ladro. E non mi ritengo uno della casta».

Alcuni parlamentari M5S, invece, l’hanno proprio definita un esponente della casta con tanto di interrogazioni.

«Ho letto le parole di Roberto Fico. Non voglio usare per lui l’espressione utilizzata dal governatore della Campania De Luca. Fico dice che ha un dossier contro di me. Vediamolo, allora».

E la sindaca Raggi? Si aspettava una difesa da parte sua?

«Quello che è successo non è stato deciso a Roma. O, per lo meno, non è stato deciso in Campidoglio ».

A cosa allude?

«Mi sembra sotto gli occhi di tutti la lotta tra bande che attraversa il movimento che dovrebbe sostenere questa giunta. Io avevo fatto una scelta, avevo pensato di dare il mio piccolo contributo, una pietruzza per cambiare le cose».

E Raggi aveva scelto lei.

«Ero l’unico candidato. Questo mi era stato fatto capire. Gli altri nomi erano stati messi lì a copertura. Si aspettava di fare un pacchetto di nomine, visto che mancano altre caselle, così da controbilanciare gli effetti negativi delle cinque dimissioni in simultanea. Mi è stato anche detto che era stata apprezzata la mia riservatezza. Io, però, ho anche un ruolo da difendere».

Cosa è successo, dunque?

«Lunedì, nel primo pomeriggio, mi è stato detto che sarebbe dovuta partire una mail verso il Consiglio della Corte dei conti per avviare le procedure necessarie per permettermi di fare l’assessore. Anche la sindaca avrebbe dovuto fare una telefonata al mio presidente».

E invece?

«Stamattina (ieri, ndr) ho verificato

che nulla di tutto ciò era

stato fatto».

Ha comunicato la sua decisione alla Raggi?

«Non avevamo un rapporto tale per cui l’avrei dovuta chiamare ».

Ma avrà sentito qualcuno del Comune.

«Ho parlato con gli “ ufficiali di collegamento”, persone serie, come la sindaca, che non lavorano alla luce dei riflettori».

Quando ha visto la Raggi?

«Ho visto la sindaca per la prima e unica volta una settimana fa. Con lei c’erano una platea di persone, tra consiglieri e assessori. È stata un’allegra chiacchierata, mi hanno fatto domande sul mio curriculum che, per altro, hanno da molto tempo».

Ora la ricerca dovrà cominciare da zero.

«Può darsi avessero altri 10 nomi, io lo spero per loro. Anche perché devono coprire diverse caselle ».

Che idea si è fatto della sindaca?

«È una persona stimabile, le faccio gli auguri. L’ultima cosa che volevo è crearle problemi. Spero che se la cavi. Anche io speravo di cavarmela in Comune. Ora, invece, me ne tornerò al mio lavoro».

NON DECIDE LEI

Volevo portare un contributo, ma le cose non vengono decise dalla sindaca

ALLEGRIA

Ho visto Virginia una sola volta, è stata un’allegra chiacchierata

Salvatore Tutino

 

articolo da NON PERDERE —al fondo due righe su Salvatore Tutino–chi è?

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/01/13/news/governo-quel-regalino-alle-toghe-della-corte-dei-conti-1.148554

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