FRANTZ — film di François Ozon (2016, uscito il 22 settembre nella sale)—DONATELLA E FRANCHINO AL CINEMA RONDINELLA A SESTO —

 Frantz, trailer italiano

 

RECENSIONE POETICA LIVE :  DI DONATELLA E…

Non c’entra niente, ma volevo dire due parole su un bel film che abbiamo visto ieri alla Rondinella di Sesto:
Frantz, film francese, 2016, di Francois Ozon. Il regista dice di avere preso l’idea da un film poco conosciuto di Lubitsch del 1931, intitolato “Broken Lullaby”, l’unico film drammatico del famoso regista.
Il film ” Frantz” prende il nome dal giovane tedesco, figlio unico di una famiglia piccolo borghese ( il padre è un medico), morto in battaglia nella I° Guerra mondiale contro i francesi . I genitori e la fidanzata vivono annichiliti nel dolore. La giovane fidanzata trova sollievo nell’andare a mettere i fiori sulla tomba del ragazzo, tomba vuota perché il corpo è stato sicuramente buttato in una fossa comune e non più rintracciato. In ogni famiglia tedesca c’è un figlio, un marito, un parente che non è più tornato, il dolore e la rabbia sono enormi e fanno presagire lo scoppio futuro di un tremendo nazionalismo. Al cimitero la ragazza incontra un giovane francese, che dice di essere stato amico di Frantz prima della guerra , e di avere passato del tempo felice con lui a visitare Parigi. La famiglia ha reazioni differenti: il padre immediatamente lo scaccia perché vede in lui un assassino, la mamma invece, come la fidanzata, pensano di recuperare in lui una parte del loro Frantz. A poco a poco tutta la famiglia lo accoglie come un figlio e l’odio del padre si trasforma in stima e affetto. Secondo me è qui che il film ha il suo centro: quando un gruppo di amici del padre si scaglia con parole odiose contro il giovane francese, il padre lo difende, dicendo che sono gli adulti che hanno mandato i figli al fronte, sia da una parte che dall’altra. C’è una capacità di comprensione dovuta alla sofferenza, che rimanda alla solita domanda: perché la guerra, perché la morte e la sofferenza imposta ad esseri come noi. Io ho sempre amato “La Marsigliese”, perché è l’inno della libertà e della rivoluzione, ma nel film la cantano dei graduati francesi che fanno risaltare tutta la sanguinaria violenza che c’è nell’inno (“… che un sangue impuro imbeva la nostra terra”). L’inno tedesco per fortuna non l’ho decifrato perché non conosco la lingua. Invece nel film la lingua è un mezzo fondamentale per capirsi: ad un certo punto il padre dice: ” I nostri figli studiano il francese, quelli francesi studiano il tedesco”. I due giovani amano reciprocamente le due culture, quindi l’aspetto ” culturale” gioca parecchio nello svolgersi della trama. Si tratta, secondo me, di un bel film contro la guerra, bello anche dal punto di vista formale, con attori molto bravi.

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