PARIGI, L’AGENDA DI FILLON : LIBERISMO E STATO::: UN SHOCK ALLA THATCHER — DI Marco Moussanet ( corrispondente a Parigi per Il Sole dal 2010, vedi sotto)

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PRIMO PIANO22 NOVEMBRE 2016Il Sole 24 Ore

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THATCHERIANO Fillon è convinto che per far ripartire l’economia si debbano semplificare le norme che pesano sull’attività delle aziende

LA RIDUZIONE DELLE TASSE 50 MILIARDI Qaranta miliardi saranno a beneficio delle imprese

I TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA 100 MILIARDI In cinque anni dovrà passare dal 56 al 49% del Pil

 

Liberismo e Stato, l’agenda di Fillon

L’ex premier: «Alla Francia non basta qualche riforma, ma un programma shock»

parigi
«Liberare l’economia» e «ripristinare l’autorità dello Stato». Sono queste le due linee guida del programma di François Fillon, che a sorpresa ha stravinto il primo turno delle primarie del centro-destra (di fatto della destra, vista l’inconsistenza dei centristi in Francia), umiliando l’ex presidente Nicolas Sarkozy (di cui è stato premier durante l’intero mandato, dal 2007 al 2012) e costringendolo all’abbandono dell’attività politica. Un successo di dimensioni tali (44%) da rendere quasi impossibile la rimonta di Alain Juppé (28%) al ballottaggio di domenica prossima. Tanto più che Fillon ha ricevuto l’appoggio proprio di Sarkozy (21%).
Una vittoria – se confermata – che fa di Fillon il futuro presidente in pectore. Perché sembra francamente difficile che i socialisti riescano in pochi mesi (le presidenziali sono a fine aprile/inizio maggio) a superare la storica crisi di popolarità in cui si trovano, che l’outsider Emmanuel Macron possa raccogliere i consensi necessari e che Marine Le Pen (alla quale i sondaggi assicurano l’accesso al ballottaggio) sia in grado di rastrellare tra i due turni una quantità di voti sufficiente a portare l’estrema destra all’Eliseo.
Accusato da più parti di avere una posizione ultraliberista, Fillon non ha mai nascosto la propria ammirazione per Margaret Thatcher. E neppure la convinzione, dichiarata e ripetuta, che «la Francia non ha purtroppo bisogno di qualche riforma, bensì di un vero e proprio shock». Non c’è dubbio che, almeno sul fronte dell’economia, il suo sia appunto un “programma shock”. Con l’idea che per far ripartire l’economia siano necessari «un calo forte e rapido degli oneri che pesano sulla competitività delle imprese e una semplificazione del diritto del lavoro e più in generale delle norme che pesano sull’attività delle aziende».
Fillon prevede quindi di ridurre di 50 miliardi la pressione fiscale sulle imprese (40 miliardi) e sulle famiglie (10 miliardi) fin dal quarto trimestre del 2017, per avviare un processo virtuoso che dovrebbe portare la tassazione media sulle aziende dall’attuale 33% al 25% (e la disoccupazione dal 10% al 7%). Un’operazione che verrà parzialmente finanziata con un aumento di due punti dell’Iva (15 miliardi) e i primi tagli alla spesa pubblica (100 miliardi in cinque anni, per ridurla dall’attuale 56% del Pil al 49%). Le risorse finanzarie che mancano (tenendo conto che verrà anche abolita la patrimoniale, la “tassa sui ricchi”, per aumentare l’attrattività internazionale del Paese, con mancati ricavi per 5,5 miliardi) andranno ad alimentare il deficit. Che l’anno prossimo – anche a causa dei supposti oneri imprevisti ricevuti in eredità dal Governo socialista – salirà al 4,7%, per scendere sotto il 3% solo nel 2020 (e a zero a fine mandato, nel 2022).
Fillon annuncia anche l’intenzione di abolire la durata legale dell’orario di lavoro settimanale (quindi le 35 ore), affidando alle singole imprese la possibilità di concordare l’orario (avendo come solo limite le 48 ore del diritto europeo). Con ricorso al referendum in caso di contestazione sindacale. Mentre l’orario dei dipendenti pubblici salirà a 39 ore, aprendo le porte al taglio di 500mila posti di funzionario (poco meno del 10% del totale degli addetti della funzione pubblica).
Quanto alle pensioni, l’età verrà alzata a 65 anni. Ma soprattutto – altra misura che rischia di scatenare le proteste della piazza – quelle dei dipendenti pubblici verranno allineate a quelle dei privati, con il calcolo effettuato sugli ultimi 25 anni e non sugli ultimi sei mesi.
L’ex premier prevede inoltre il divieto di adozione per le coppie omosex, una stretta sull’immigrazione (con la fissazione di quote d’ingresso e l’obbligo di due anni di residenza in situazione regolare per poter accedere agli aiuti sociali) e una lotta durissima allo Stato islamico. Al fianco della Russia e, se necessario, del regime di Assad. Infine l’Europa: Fillon, gran sostenitore di «un’Europa delle Nazioni» in nome della difesa della «sovranità della Francia», ha più volte sottolineato che «l’Europa deve essere uno strumento, non una religione».

Marco Moussanet

 

 

Marco Moussanet

Marco Moussanet

Al Sole-24 Ore dal 1981, ha guidato i servizi sindacale, economia italiana ed esteri. Ha scritto con Luca Paolazzi il primo reportage sui distretti industriali italiani (Gioielli, bambole e coltelli”). Ha creato, insieme a Vittorio Corona, il mensile Ventiquattro Dal 2010 è corrispondente da Parigi

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