ALLA SCALA CONTARINI DEL BOVOLO (VENEZIA) FINO AL 15 OTTOBRE C’E’ LA MOSTRA DI PABLO ECHAURREN // al fondo il sito ufficiale con tutte le opere e una biografia con tante foto!

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in Cile nel 2016— Gobierno de ChileMandataria recibe al artista visual Pablo Matta-Echaurren

 

 

PABLO ECHAURREN  Pablo Matta Echaurren (Roma, 22 gennaio 1951) è un pittore, fumettista e scrittore italiano.

Figlio del pittore surrealista cileno Roberto Matta, inizia a dipingere sotto la guida di Gianfranco Baruchello e Arturo Schwarz, suo primo gallerista. Dagli anni settanta espone i suoi quadri in Italia e all’estero. Negli anni ottanta e novanta realizza numerosi fumetti di avanguardia come Caffeina d’Europa (una delle prime graphic novel[1]), Majakovskij, Nivola vola, Futurismo contro, Vita disegnata di Dino Campana, Evola in Dada, Vita di Pound, Dada con le zecche.

La sua produzione si è sviluppata all’insegna della contaminazione fra generi, fra alto e basso, arte e arti applicate, secondo un approccio progettuale, manuale e mentale, tipico del laboratorio. Ne discende un’idea dell’artista come artefice e inventore a tutto campo (pittura, ceramica, illustrazione, fumetto, scrittura, video), indifferente agli steccati e alle gerarchie che solitamente tendono a comprimere la creatività.[2]

È l’autore del disegno della copertina del romanzo Porci con le ali e negli anni settanta ha disegnato copertine per altri romanzi, editi soprattutto dalla casa editrice di estrema sinistra Savelli. Nel 1977, con altri, ha dato vita a Oask?!, il foglio degli indiani metropolitani, e ad altre fanzine legate all’ala creativa del movimento. Ha collaborato, disegnando e scrivendo, con Lotta Continua e in seguito con le riviste Linus, Frigidaire, Tango, Comic Art, Alter Alter. Il suo stile è influenzato dal futurismo (dei cui libri è un collezionista). È anche autore di numerosi saggi, pamphlet polemici e romanzi.

 

 

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Pablo Echaurren. Du champ magnétique. Opere 1977-2017, Scala Contarini del Bovolo, Venezia, sino al 15 ottobre 2017

È soprattutto la logica del calembour intellettuale, dello slittamento decisivo del senso, dello straniamento che si fa a tutti gli effetti détournement (compreso il titolo della mostra, che arzigogola sul testo seminale del surrealismo Les champs magnétiques), ciò che fa di Echaurren uno dei nipotini non bastardi di Duchamp.

Pablo Echaurren, The golden bachelors, 2016

Pablo Echaurren, The golden bachelors, 2016

In questo lavoro veneziano i segni sono moltiplicati con regia lucida e giocosamente feroce: i cartelli segnaletici Nous ascendants un escalier e Nous descendants un escalier, pertinenti al luogo monumentale straordinario dove la mostra è insediata (e, visti gli affollamenti veneziani di questo periodo, facendo le scale sovviene alla memoria anche una delle vignette satiriche nate a proposito del nudo duchampiano in occasione dell’Armory Show del 1913: The rude descending a staircase), e soprattutto U/siamo tutti Duchamp, ove il centenario della Fountain è celebrato maiolicandone una versione come fosse una sorta di sovversione al quadrato.

Il centro dell’ossessione deviante è naturalmente il Grand verre, o meglio la Boîte verte che ne è il compendio maneggevole: Echaurren moltiplica il gioco all’infinito montando dei collages di quei materiali con felice pertinenza operativa e fastosa impertinenza inventiva.

Pablo Echaurren, U-siamo tutti Duchamp 2, 2016

Pablo Echaurren, U-siamo tutti Duchamp 2, 2016

Echaurren è un artista primario. Qualcuno dice che dovrebbe prendersi più sul serio. Se ciò avvenisse, però, forse non sarebbe più un artista primario.

http://flaminiogualdoni.com/?p=15542

 

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Il percorso della mostra si sviluppa lungo lo spazio fisico della Scala Contarini, che nella sua forma a spirale (bovolo in dialetto veneziano significa chiocciola) rimanda emblematicamente alla coppia di opposti alto/basso e ascesa/discesa. Traendo spunto dall’opera duchampiana Nu descendant un escalier, l’artista romano ha concepito una serie di cartelli segnaletici che invitano lo spettatore, con un gioco di parole onomatopeico, a salire le scale (Nous ascendants un escalier) e poi a discenderle (Nous descendants un escalier). La mostra collega tre date: 1917, 1977 e 2017. Un viaggio nel tempo lontano/vicino e immaginato/vissuto.

1917. Anno in cui Duchamp presenta il ready-made “Fountain”, l’opera provocatoria per antonomasia. Il 1977 è invece l’anno in cui Echaurren si lega alla corrente dei cosiddetti indiani metropolitani ed elabora con il gruppo un nuovo linguaggio collettivo basato sull’uso delle provocazioni duchampiane in chiave politica. Nascono fanzine, disegni, collage e l’happening a sorpresa. Nel 2017 l’artista propone nuovi lavori che mettono in evidenza la possibilità di servirsi ancora oggi di Duchamp come un palinsesto su cui tracciare un percorso personale.

Il fulcro della mostra è rappresentato da una serie di collage che entrano in rotta di collisione con i materiali cartacei della “boîte verte”, la scatola duchampiana intitolata La mariée mise à nu par ses célibataires, même (1934). Un’opera, questa, che rappresenta per Echaurren non solo un personale oggetto d’affezione, ma anche uno stimolo e uno spunto di riflessione sul fare arte come prassi legata alla dimensione del pensiero.

La scatola contiene la riproduzione di appunti, foto, disegni e fogli strappati relativi all’elaborazione del Grande Vetro. Una sorta di cassetta degli attrezzi ma anche un potenziale collage. Echaurren, che sin dal 1969 ha praticato la via del collage accanto alle altre discipline artistiche, ha utilizzato copie dei facsimile della “boîte” per realizzare cinquanta lavori in un’ideale partita a scacchi con il grande maestro. Al fine di rimarcarne l’importanza, un esemplare originale della scatola è materialmente presente nella mostra.

PABLO ECHAURREN. Du champ magnétique.

Pablo Echaurren: Ci siamo stufati! Sempre lo stesso cioccolato! 1, 1977, tecnica mista su carta, 15 x 20,5 cm

A chiudere la mostra, in cima alla Scala, la scultura di ceramica U/siamo tutti Duchamp. Una copia dello storico orinatoio firmato R. Mutt, sulla quale Echaurren è intervenuto applicandovi una sorta di tatuaggio realizzato con una tecnica desunta dal compendiario della grottesca faentina cinquecentesca, trasformando così l’oggetto in una suppellettile straniante attraverso un détournement in bilico tra medioevo, graffitismo, passato e presente, alto e basso.

Pablo Echaurren a Venezia

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Pablo Echaurren a Venezia

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Informazioni utili
Pablo Echaurren. Du champ magnétique. Opere 1977-2017
Venezia, Scala Contarini del Bovolo, S. Marco 4299
Dal 9 maggio al 15 ottobre 2017
A cura di Raffaella Perna e Kevin Repp

– See more at: http://www.artslife.com/2017/05/12/du-champ-magnetique-pablo-echaurren-venezia/#sthash.FQ1zgA4f.dpuf

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Mostra a cura di Raffaella Perna e Kevin Repp. Promossa dalla Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. di Bologna in collaborazione con la Fondazione Echaurren Salaris di Roma.

L’esposizione propone una serie di opere realizzate nell’arco di quarant’anni in cui Pablo Echaurren dialoga con l’ombra del padre dell’arte concettualeMarcel Duchamp. Il percorso della mostra si sviluppa lungo lo spazio fisico della Scala Contarini del Bovolo, che nella sua forma a spirale (bovolo in dialetto veneziano significa chiocciola) rimanda emblematicamente alla coppia di opposti alto/basso e ascesa/discesa. 

 

 

 

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