DALLA RUBRICA DI DONATELLA (CARINE) ::: NON C’ENTRANIENTEMANONSODOVEMETTERLA—EDITH BRUCK

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Noncentranientemanonsodovemetterla: dietro indicazione di Nemo ho letto “Lettera da Francoforte” di Edith Bruck. E’ sicuramente da leggere, per vari motivi: una forma di tortura che si chiama burocrazia, resa ancor più odiosa perché esercitata contro persone che avrebbero diritto a ben altro ” risarcimento”, in questo caso una reduce da Auschwitz. L’altro grande motivo per leggerlo è che la storia a volte, anche se vissuta direttamente sulla propria persona, non insegna niente e sembra prendersi gioco delle vittime. Dipende, come al solito, se la persona è in grado di capire: per questo la scuola e l’educazione sono diritti-doveri imprescindibili, perché danno degli strumenti per capire il mondo e se stessi. Viene sfatato anche un mito: che la Germania abbia davvero preso atto del suo passato nazista. Certo, qualcosa di più ha fatto rispetto all’Italia nei confronti del fascismo ( penso ad esempio al riconoscimento da parte della Stato tedesco dello sterminio del popolo rom) ma la strada verso una reale acquisizione dello scempio fatto è ben lontana dall’essere compiuta.

 

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4 Responses to DALLA RUBRICA DI DONATELLA (CARINE) ::: NON C’ENTRANIENTEMANONSODOVEMETTERLA—EDITH BRUCK

  1. Carine scrive:

    Noncentranienteeccecc: ieri ho visto un bel film, “Cuori puri”, di un regista italiano esordiente, Roberto De Paolis, e con attori poco conosciuti. Al centro della vicenda c’è una ragazza diciottenne, inserita con la madre in una comunità molto cattolica della periferia romana e un ragazzo che fa il custode nel parcheggio di un supermercato, a fianco di un campo rom. Credo che se spostassimo il tempo all’indietro di parecchi decenni potremmo chiamarlo neorealismo. La realtà è vista in tutta la sua crudezza ma in modo estremamente reale: le persone, compreso il prete giovane e pieno di buona volontà, sono viste nel loro insieme, tutte cioè con le loro debolezze e i loro lati migliori. Dopo questo film è difficile pensare alla Città Eterna attraverso le cartoline del centro.

  2. Carine scrive:

    Noncentranienteeccecc: “Io voglio vivere” di Eva Heyman, una ragazzina di appena 13 anni, nata a Nagyvàrad (Ungheria), oggi Oradea in Romania. Prima di finire ad Auschwitz, dove molto probabilmente sarà vittima degli esperimenti di Menghele, scrive un diario a partire dal suo tredicesimo compleanno, il 13 febbraio 1044 e fino al 30 maggio dello stesso anno, ultima annotazione del diario. Il diario è affidato ad una ex-domestica cattolica della famniglia, che poi lo restituirà alla madre, unica sopravvissuta al massacro. Quello che colpisce è il brusco passaggio da una situazione abbastanza agiata e serena di questa ragazzina alla paura e all’incubo con l’occupazione nazista dell’Ungheria. Ciò che impressiona di più è l’indifferenza della popolazione, che guarda le crescenti difficoltà e poi gli orrori nazisti verso gli ebrei con assoluta indifferenza. Ha descritto la ragazzina lo scrittore ungherese Bèla Zsolt, che fu il suo patrigno, nel mirabile libro autobiografico ” Le nove valigie”.

  3. Carine scrive:

    Sempre per la notissima rubrica “Noncentraeccecc…” segnalo il libro di Marco Revelli “Non ti riconosco. Un viaggio eretico nell’Italia che cambia”, Einaudi 2016. Il libro parla di luoghi che nel giro di pochi decenni sono spariti dal paesaggio italiano. Non c’è nostalgia, ma volontà di conoscere e di capire. Nella prefazione l’autore dice: “…non riesco a considerarli simboli di un paradiso perduto…vedo piuttosto nell’irriconoscibilità del nostro presente…l’occasione di una sorta di smascheramento…la prova di una falsificazione svelata. Il residuo di un “prestige” fallito. C’è forse più “verità” in quelle travi rugginose, nelle finestre spente dei capannoni dismessi, nell’erba incolta dei vuoti industriali, nelle terre di nessuno e nei mille abbandonati di oggi, che nei tronfi piani di sviluppo drogato ieri… E può darsi che sotto lo strato di polvere di cemento e di amianto che copre il nostro parterre, piccole piantine verdi crescano…” ( pagg.18-19)

  4. Chiara Salvini scrive:

    Sono tutti egregi spunti di approfondimento, non so come dirti “grazie “, ma ci provo così: ” GRAZIE!”

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