LUCA VERONESE, IL SOLE 24 —LE BANCHE SPAGNOLE FUGGONO DALLA CATALOGNA E UN DECRETO DI MADRID OGGI FACILITA LA FUGA DELLE IMPRESE

 

IL SOLE 24 ORE DI OGGI, VENERDI’ 6 OTTOBRE 2017, pag. 7

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La crisi catalana. In caso di proclamazione dell’indipendenza .

Le banche spagnole preparano la grande fuga da Barcellona

Sabadell sposta la sede, Caixa pronta

Restano tre giorni per trovare una mediazione tra la Spagna e la Catalogna.Il capo della Generalitat, Carles Puigdemont, cerca di prendere tempo per evitare una rottura traumatica che potrebbe avere un impatto molto negativo sull’economia. Caixabank, la terza banca spagnola e un’istituzione negli affari e nella società catalana, deciderà oggi se spostare la sede legale nelle Baleari in caso di secessione. Mentre Sabadell, l’altro grande istituto catalano,ha già trasferito la sede ad Alicante,nella regione di Valencia.«Le banche catalane ci fanno capire che pazzia stia compiendo la Generalitat»,ha detto il ministro dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos. Caixabank e Sabadell vogliono restare nell’Eurozona e non intendono perdere le linee di finanziamento della Bce, ma nella sfida di Barcellona a Madrid queste defezioni hanno un enorme significato simbolico.
Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha chiesto di nuovo ieri a Puigdemont di «tornare alla legalità» e rinunciare «il prima possibile alla dichiarazione unilaterale di indipendenza per evitare mali peggiori». La rottura sembra inevitabile: lunedì nell’Assemblea catalana riunita in sessione plenaria Puigdemont riferirà «sui risultati e sugli effetti del referendum di autodeterminazione del primo ottobre».E lo farà nonostante la Corte Costituzionale abbia bocciato la convocazione della seduta, con un’ulteriore sentenza che si oppone alla Generalitat.
Per il fronte secessionista la prevalenza del Sì nel referendum di domenica porta inevitabilmente alla dichiarazione di indipendenza. Ancora di più dopo la repressione violenta della polizia che in tenuta antisommossa ha caricato contro le persone in fila ai seggi, ferendone centinaia. La mobilitazione nelle strade di Barcellona e delle altre città è stata imponente: alla consultazione hanno partecipato 2,3 milioni di cittadini pari al 42% degli iscritti alle liste elettorali. La società catalana è quindi spaccata a metà sull’indipendenza: con gli unionisti meno organizzati in un fronte comune che solo in questi ultimi giorni si sono fatti sentire con manifestazioni di piazza.
«Non permetteremo che la censura entri nel nostro parlamento. Ne difenderemo la sovranità», ha affermato la presidente dell’Assemblea catalana, Carme Forcadell, ribattendo alla decisione della Corte Costituzionale. Lo stesso Puigdemont – meno deciso dei suoi alleati nazionalisti della sinistra repubblicana ed estrema e propenso a una separazione graduale che duri fino a sei mesi – ha ribadito di essere pronto a tutto, anche al carcere, ed è tornato a chiedere una mediazione internazionale (della Ue o del Vaticano). Rajoy deve contenere le pressioni della comunità internazionale che vuole una soluzione pacifica della crisi ma anche le richieste dei falchi che nel suo Partito popolare – come ha fatto l’ex premier José Maria Aznar – insistono per l’immediata applicazione dell’articolo 155 della Costituzione che porterebbe al commissariamento della Generalitat e alla sospensione di ogni autonomia della regione.
Dopo tre giorni di tensioni,i mercati finanziari ieri hanno scommesso sulla possibilità che riparta il negoziato. Alla Borsa di Madrid, l’Ibex ha guadagnato il 2,51% con Sabadell al +6,16% e Caixabank al +4,93 per cento. In recupero di oltre sette punti base anche lo spread dei bonos decennali sui bund tedeschi, sceso a 123,3 punti.
Gli aspetti economici che durante la recessione hanno alimentato la voglia di indipendenza potrebbero convincere la Catalogna a trattare. A spaventare maggiormente Barcellona è la fase di incertezza che si potrebbe aprire. Per de Guindos la battaglia per l’indipendenza «sta bloccando tutti i progetti di investimento in Catalogna». Tutte menzogne, secondo il vicepresidente della Catalogna: «Vedremo. Queste previsioni sono già state smentite molte volte in questi anni. Sono solo propaganda», ha detto Oriol Junqueras, affermando che «non esiste alcuna fuga di imprese dalla nostra regione», perché «siamo gente affidabile e gestiremo con responsabilità ogni situazione». Per mettere in difficoltà gli indipendentisti, oggi il governo spagnolo approverà un decreto che rende più facile per le imprese trasferirsi fuori dai confini catalani.

Luca Veronese

Una risposta a LUCA VERONESE, IL SOLE 24 —LE BANCHE SPAGNOLE FUGGONO DALLA CATALOGNA E UN DECRETO DI MADRID OGGI FACILITA LA FUGA DELLE IMPRESE

  1. Donatella scrive:

    Dovremo tornare a combattere per una nuova guerra civile spagnola? Speriamo proprio di no, anche perché siamo un po’ vecchietti.

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