LUCA VERONESE PER IL SOLE 24 DI OGGI::: ” L’AUTONOMIA FISCALE DEI PAESI BASCHI POSSIBILE VIA D’USCITA PER LA CATALOGNA “

 

IL SOLE 24 ORE DI OGGI, SABATO 7 OTTOBRE 2017

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FOCUS. IL NODO DEI FINANZIAMENTI

L’autonomia fiscale dei Paesi baschi possibile via d’uscita

Inigo Urkullu si propone da giorni come mediatore tra Madrid e Barcellona chiedendo il sostegno della Ue. Nazioanalista da sempre, dal 2014 è il lenkedari , il presidente dei Paesi baschi, la regione spagnola con maggiore autonomia dalla Stato centrale, anche nella gestione dell’economia e nella possibilità di controllare direttamente le entrate fiscali.
«L’indipendenza è un’aspirazione legittima per i catalani e per i baschi», ripete spiegando tuttavia che «ora è urgente evitare il conflitto». In molti in Spagna guardano al sistema di autonomia di Euskadi per arrivare a una via d’uscita alla crisi della Catalogna. La Spagna ha un’organizzazione fortemente decentrata, con 17 regioni che hanno ampie competenze. Questa è stata la scelta fatta con la Costituzione del 1978 per realizzare un’organizzazione più efficiente, ma soprattutto per contenere – dopo l’oppressione della dittatura franchista – le richieste dei movimenti separatisti, particolarmente forti proprio nei Paesi baschi e in Catalogna.
Le responsabilità delle regioni spagnole – a confronto con quelle italiane si potrebbe parlare di super-regioni – sono molto cresciute negli anni, tanto che oggi le Comunità autonome controllano direttamente quasi un terzo della spesa pubblica nazionale, hanno responsabilità quasi esclusive su servizi come scuole e ospedali, ma hanno autonomia impositiva molto limitata, raccolgono solo una minima parte delle tasse pagate dai cittadini sul loro territorio e vivono essenzialmente di trasferimenti dallo Stato. Con meccanismi, politici ed economici, che cercano di mantenere gli equilibri tra le diverse Comunità. Per i Paesi baschi (oltre che per la Navarra), tuttavia, il processo è capovolto: si può dire che è la regione che raccoglie le tasse, salvo poi trasferire a Madrid, il cupo, una quota concordata con lo Stato centrale. Lo prevedono la Costituzione e gli Statuti approvati nella regione di Bilbao. E che Madrid non ha osteggiato per motivi storici – sono l’eredità del fuero medievale, l’insieme di consuetudini diventate legge – e per ragioni di opportunità politica e istituzionale, anche in considerazione della sanguinosa lotta armata combattuta per anni dai terroristi dell’Eta per l’indipendenza.
I Paesi baschi hanno visto riconosciuta la loro lingua, la loro specificità culturale. Come la Catalogna, del resto. Ma al contrario di questa, i Paesi baschi hanno ottenuto il Concierto economico, un accordo che riconosce al governo regionale un sistema di finanziamento proprio. La regione basca può approvare leggi sulle tasse (soprattutto sui redditi delle persone e delle imprese), può raccoglierle, può gestire il gettito. Con pochi limiti connessi al rispetto della libera concorrenza, ai trattati internazionali e al mantenimento di una pressione fiscale pari a quella del resto del Paese. In cambio, il governo autonomo è obbligato a pagare a Madrid una quota concertata che dipende dalla valutazione delle competenze esclusive dello Stato, tenendo per sé il resto.
La Catalogna non è mai arrivata a un accordo con la stessa autonomia. E ora tutti ne stanno pagando le conseguenze. «L’unica soluzione – spiega Alberto Lopez Basaguren, professore di diritto costituzionale all’Università dei Paesi baschi – è una profonda modifica della Costituzione, in senso federale. Non ci si può accontentare di un patto tra élites di partito che avrebbe durata breve».

Luca Veronese

Una risposta a LUCA VERONESE PER IL SOLE 24 DI OGGI::: ” L’AUTONOMIA FISCALE DEI PAESI BASCHI POSSIBILE VIA D’USCITA PER LA CATALOGNA “

  1. Donatella scrive:

    Speriamo con tutto il cuore che anche la Catalogna arrivi a questo ragionevole compromesso.

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