LORETTA NAPOLEONI, BLOG DE IL FATTO DI OGGI::: CATALOGNA, PERCHE’ LA CRISI SPAGNOLA E’ PIU’ SERIA DELLA BREXIT

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 29 OTTOBRE 2017—BLOG DI LORETTA NAPOLEONI

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/29/catalogna-perche-la-crisi-spagnola-e-piu-seria-della-brexit/3941943/

 

 

MONDO

Catalogna, perché la crisi spagnola è più seria della Brexit

Catalogna, perché la crisi spagnola è più seria della Brexit

Il terremoto nazionalista catalano ha provocato la frattura da Madrid che pochi fuori di questa regione pensavano si sarebbe mai verificata. Il sogno dell’indipendenza catalana è sempre apparso al turista come una nota folcloristica. E invece non è mai stato così. Per chi ha vissuto  in Catalogna o vi ha trascorso molto tempo, specialmente per chi ci ha lavorato il sogno dell’indipendenza catalana era un obiettivo ben determinato e condiviso da una buona fetta della popolazione. Se ne parlava continuamente, usciva sempre nelle conversazioni ed a quel punto i catalani si lanciavano nella difesa del proprio diritto di autodeterminazione.

A volte la ricostruzione storica della grandezza della Catalogna nazione non era altro che la manifestazione di un narcisismo paesano, come la storia che Cristoforo Colombo era catalano. Ma spesso alla radice di questo nazionalismo testardamente perseguito c’erano gli anni bui del franchismo quando fu proibito alla popolazione di parlare in catalano. E così la gente raccontava le storie di famiglia, di come i genitori insegnavano clandestinamente la loro lingua ai figli. Il discorso economico è arrivato negli ultimi dieci anni, dopo la crisi del 2008 ed ha attirato l’attenzione della stampa straniera perché ha la sua logica volersi staccare per motivi economici, mentre volerlo fare per motivi sentimentali, nel XXI secolo, è davvero incomprensibile.

Si, è vero, la Catalogna è come il Nord Est italiano il volano dell’economia nazionale. Produce un quinto del pil spagnolo ed occupa appena il 6,3 per cento del territorio. Ha un’economia di 215,6 miliardi di euro, più grande di quella di diversi stati membri dell’Unione europea, esporta più di un quarto del totale delle esportazioni spagnole ed attira di più di un quarto del totale degli investimenti stranieri spagnoli. La Catalogna, almeno fino al 1 ottobre, data in cui c’è stato il referendum, aveva un tasso di disoccupazione (13,2 per cento) più basso di quello spagnolo (17,2 per cento).

Fuori dai confini spagnoli, il discorso economico ha fatto da paravento a quello nazionalista. Ma in Spagna nessuno ci ha mai creduto. Negli ultimi tempi, il discorso economico è stato usato per convincere Bruxelles ad accettare la creazione di un nuovo Stato membro. E questo un punto importante, una delle chiavi di lettura più chiare di ciò che sta succedendo in Spagna ed in Catalogna. L’Unione Europea si è sostituita nell’immaginario collettivo catalano al governo di Madrid.

L’europeismo sfrenato dei catalani è diventato l’autostrada del loro nazionalismo. Dichiariamo l’indipendenza e restiamo nell’Unione europea. Non cambia nulla, la vita continua ma avremmo la nostra bandiera, i nostri confini e le nostre tasse: questo il ragionamento dei catalani, a prescindere dalla loro classe sociale o cultura. Persone vicine a Carles Puigdemont raccontano che prima di dichiarare i risultati del referendum è rimasto chiuso nel suo ufficio per più di un’ora. Molti sono convinti che aveva trattato un appoggio in Europa che all’ultimo momento è venuto a mancare. Senza questa rete l’indipendenza rischia di disintegrare l’economia catalana.

Puigdemont e i suoi seguaci lo sanno, è il popolo che non ne è a conoscenza. Nel dibattito politico non si è mai parlato di come concretamente la Catalogna sarebbe diventata indipendente e di cosa sarebbe successo all’indomani di una tale dichiarazione.L’articolo 155 della costituzione, ad esempio, è vago perché fu aggiunto all’ultimo momento dai costituenti che consideravano una secessione un evento che non si sarebbe mai verificato. Quindi necessita di interpretazione e lascia al governo un ampio margine di manovra.

E il governo di Rajoy ha tutta l’intenzione di reprimere con forzal’ondata indipendentista e di togliere alla Catalogna la sua autonomia. All’aeroporto di Barcellona e nelle strade c’è già la Guardia Nacional. Non si è discusso di quello che sarebbe successo alla moneta, uno degli  argomenti che convinsero gli scozzesi a non separarsi dal Regno Unito. La Banca centrale di Spagna è azionista della Banca centrale europea, non esiste la banca centrale catalana. Se Madrid chiude i rubinetti dell’euro, la Catalogna finisce come il Montenegro, con una moneta, l’euro, di cui non controlla la creazione.

Non si è discusso del perché’ l’Unione europea ha categoricamente rifiutato di appoggiare la nascita della nuova nazione. A prescindere dal precedente pericoloso che una secessione rappresenterebbe, esistono motivi tecnici che impediscono alla Catalogna di diventare membro dell’Ue senza intraprendere una lunga trafila burocratica che durerà anni. Infine nessuno ha pensato alle conseguenze economiche dell’indipendenza. Eppure l’esempio del Québec è illuminate, quando nel 1995 il Québec decise di fare un referendum per l’indipendenza, si verificò la fuga delle aziende da questa provincia. Anche se il Québec non dichiarò mai l’indipendenza le aziende non tornarono più. In Catalogna si sta verificando lo stesso fenomeno. Dal 2 ottobre, secondo i dati dell’Associazione spagnola dei registri commerciali, un totale di 1.701 aziende hanno trasferito la loro sede ufficiale ad altre regioni spagnole. La grande maggioranza (1.342) era nata ed era ubicata nella provincia di Barcellona. Madrid ha indetto nuove elezioni che si terranno a dicembre e ha preso in mano le redini del potere, licenziando anche il capo del Mosos, la polizia catalana.

E’ questa una crisi ben più seria del Brexit e nelle prossime settimane, ahimè, ce ne accorgeremo.

ARTICOLO PRECEDENTE

 

65 COMMENTI

SEGUI QUESTA DISCUSSIONE

Nuovi commenti in alto
VISUALIZZA I NUOVI COMMENTI
Piemme33

un’ora fa
Tutto questo logicamente si poteva prevedere. Puigdemont voleva il dialogo e questo si poteva fare benissimo. Si poteva evitare tutto questo, si poteva discutere anche di lasciare la Catalogna indipendente , ma facente parte di una confederazione iberica (come auspicavo), non sarebbe cambiato nulla nell’insieme. Si poteva trattare. Madrid non ha voluto. Così non sarà perdente solo la Catalogna , ma tutta la Spagna. Uno scossone che ne resentirà tutta l’Europa, Non vedo perché Puigdemont debba fuggire, il suo è stato un agire pacifico nella sua terra. Che volessero creare un altro Gandi o Mandera.? Sono comportamenti meschini che potrebbero veramente portare a una ribellione non più democratica e pacifica. Madrid e l’Europa ne avrebbero la responsabilità. Evitare il dialogo per testardaggine non sarà reato, ma un peccato gravissimo, peggio di quello che ha fatto la Catalogna proclamando la sua indipendenza. Giustizia e Libertà.
|
Rispondi

SEGUI |

Luc1954

2 ore fa
Il Presidente della Generalitat de Catalunya, Puigdemont, governa dal 2015 grazie all’appoggio della CUP. La sua lista Junts pel Sì, con il 39.7% dei voti, senza l’appoggio della CUP (8.2% dei voti) non avrebbe avuto la maggioranza dei seggi al Parlamento. Una maggioranza strana, quella indipendentista, formata da centro destra, centro sinistra, sinistra e radicali anarchici (centri sociali spagnoli). Come dire Berlusconi+Casarini. Unico progetto che ufficialmente li univa era l’indipendenza. Junts pel Sì è riuscita a muovere le masse grazie all’appoggio della CUP. Il predecessore di Puigdemont, Artur Mas, ha utilizzato l’elicottero, qualche anno fa, per entrare in Parlamento, durante la manifestazione del 15M. Ora è interessante capire il rapporto che intercorre in questa maggioranza strana, e quali sono i veri obiettivi di ciascuno. Come possono coesistere gli interessi di un centro destra (Puigdemont), perfettamente inserito nel sistema finanziario europeo, e chi è anarchico antisistema e anteuropa come la CUP. Vi allego un Link, è interessante leggere l’articolo collegato per capire quali sono i veri obiettivi della CUP, senza la quale, oggi, non ci sarebbe la crisi in Spagna. Forse qualcuno ora si accorge di avere un incomodo compagno di strada, e non sa come disfarsene. In Spagna si dice “Quien se acuesta con ninos meado se levanta”. http://ctxt.es/es/20171025/Politica/15842/Entrevista-Salellas-CUP-Girona-independencia-proces.htm. Cordiali saluti.
|
Rispondi

SEGUI |

DiomedeC1

3 ore fa
Supponiamo la Catalogna indipendente e senza grossi scostamenti del PIL. Da quando il mondo è mondo, l’argomento sempre eluso ma implicito nei rapporti internazionali è : Mio canone è più grosso del tuo. Per bloccare gli immigrati clandestini, la polizia catalana dovrà crescere a dismisura perché il clandestino entrato in Catalogna non potrà più essere mandato in Spagna e ancora meno in Francia. Ci vorranno delle forze aeree (non parlo di F-35 ma di elicotteri, pattugliatori e una marina. Tutto questo richiede personale qualificato e costoso. Ci vogliono delle scuole specializzate per formare quel personale altamente qualificato. Ci vogliono delle ambasciate e degli ambasciatori con del personale… Parliamo di centinaia di miliardi di euro. La ricerca fondamentale e l’acquisizione della tecnologia costa. L’accesso ai programmi spaziali soltanto per le telecomunicazioni richiedono miliardi di euro. Dove gli troveranno tutti qui soldini ? Non li troveranno, niente esercito, niente spazio, poche rappresentanze internazionale… Nelle scuole lo spagnolo diventerà una lingua straniera con tutte le conseguenze negative. Il declino della Catalogna è ovvio.
|
Rispondi

SEGUI |

freeman

4 ore fa
La libertà è il bene più prezioso. La sua ricerca giustifica ogni obiettivo, ogni rinuncia, ogni sofferenza. Chi preferisce restare sottomesso, elenca gli inconvenienti…e rimane sottomesso. Come succede nell’Italia di oggi, schiava della Germania.
|
Rispondi

SEGUI |

Ste_Fano
Ste_Fano freeman

3 ore fa
Flash News: la Spagna non è la Corea del Nord.
|
Rispondi

SEGUI |

sfracellone

4 ore fa
I Catalani hanno il diritto di autodeterminarsi e di non accettare la monarchia. Quanto poi alle conseguenze, le responsabilità saranno a loro carico. Non facciamo però il terrorismo propagandistico in stile Brexit, e dopo aver sballato tutte le previsioni fosche di breve periodo ( quanti maghi d’Egitto tra gli economisti) insistere con l’arroganza di centrare quelle di medio o di lungo periodo, contro ogni elementare regola della logica. . Secondo me, a volte c’è troppa propaganda e troppa malafede.
|
Rispondi

SEGUI |

jack hope

5 ore fa
I catalani, come tanti d’altronde, hanno il cuore in due cose: politica e portafoglio. Aspetterei quindi a vedere nel 2018 cosa resta del Pil e del gettito fiscale catalano rispetto alla Spagna. Servirà a tutti per rinfrescare quali sono i vantaggi materiali di un’economia integrata in un mercato nazionale (e internazionale) senza dazi ad ogni provincia. Siamo a tal punto abituati al libero commercio e al libero movimento, da aver rimosso come funzionava il mondo premoderno, spezzettato in staterelli con mille dogane modello ”un fiorino”. La Catalogna è sede di molte imprese con produzione di ricchezza e mercato in tutta la Spagna, ma registrate come PIL, export e tasse a Barcellona. Come in Italia Milano, dove hanno sede banche, assicurazioni, televisioni, giornali e grande distribuzione dell’intero paese, il cui PIL e le cui tasse vengono registrate a Milano, gonfiando il Pil lombardo. Sarebbe un’esperienza interessante per intuire quanto si ridimensionerebbero i surplus e deficit regionali italici se si scorporasse la ricchezza prodotta nel resto del paese ma registrate in poche città. E comunque a me la situazione catalana ricorda comunque un pò la Lega Lombarda, non quella di Bossi però, ma quella oroginale di Alberto da Giussano: un gruppo di comuni che chiedeva all’Impero autonomia e detassazione per non pagare le tasse territoriali che garantivano il mantenimento delle strade e il libero commercio su cui per primi prosperavano…
|
Rispondi

SEGUI |

Ste_Fano
Ste_Fano jack hope

4 ore fa
ALT! Quanti siete? Cosa portate? Si, ma quanti siete? La cosa triste è che vedendo la febbrile veemenza con cui la maggior parte sostiene che in Catalogna non sia avvenuto nulla di illecito, potremmo davvero risvegliarci un domani di nuovo in piena Europa feudale… 🙁
|
Rispondi

SEGUI |

jack hope
jack hope Ste_Fano

3 ore fa
Io spero che un sano istinto di sopravvivenza, magari colpito nel portafogli, aiuti tutti a riconsiderare pro e contro del libero commercio, a Madrid come a Barcellona, perchè una ri-feudalizzazione della società europea, che già viaggia spedita verso il tracollo demografico, con un mondo ormai globaleizzato che preme intorno, non mi pare la soluzione più furba.
|
Rispondi

SEGUI |

diermineas

5 ore fa
Ci sono vari spunti corretti nel testo, ma ne mancano due fondamentali. Primo: quello che più di altri spiega la fretta di questi ultimi due tre anni è l’altissimo livello di corruzione dell’élite che ha governato la Catalogna per 40 anni: ormai s’è scoperto l’intero sistema Pujol, i miliardi nelle banche andorrane, la rete di controllo di tutte le attivà economiche. Puntare tutto sull’indipendenza e lasciar credere ai cittadini che fosse raggiungibile è stato il gran diversivo. Con la speranza di ritrovarsi uno stato indipendente del quale controllare appieno la magistratura. Due-tre milioni di catalini si sono lasciati abbindolare. Due: vista la mancanza di appoggi internazionali (per varie ragioni, diverse da un paese all’altro) la Catalogna non sarebbe stata riconosciuta e sarebbe dovuta uscire dalla UE (e anche dall’euro – non potrà mantenerlo come il Montenegro, senza che le venga concesso), con conseguente fuga dei capitali. Dibattere di tutto questo avrebbe fatto abortire il progetto. Quindi sono andati avanti come carrarmati sperando nella carneficina: un bel bagno di sangue il primo ottobre avrebbe offerto finalmente un albi vero, ma ‘purtroppo’ Madrid è rimasta molto moderata e ha scoperto il bluff di Puigdemont e compagni. E ora finalmente ci saranno elezioni in cui gli indipendentisti dovranno spiegare come faranno fronte alla fuga di imprese, alla perdita di gettito, alla perdita di investimenti, di turisti, ecc.
|
Rispondi

SEGUI |

jack hope
jack hope diermineas

3 ore fa
In effetti qualcuno dovrebbe rispondere a Barcellona del debito regionale catalano, che negli ultimi 12 anni è banalmente triplicato, mentre al governo ci stavano gli autonimisti , anche durante la grande festa dei fondi straordinari concessi da Aznar e Zapatero. Sospetto anch’io un gran diversivo rispetto ad un debito valutato come spazzatura. Non è roba di Junqueras mai dei predecessori, ma Junqueras ha lasciato intendere che si muovono su un filo delicato, per non dire bancarotta.
|
Rispondi

SEGUI |

diermineas
diermineas jack hope

un’ora fa
Junqueras credo che di economia ne capisca ben pochino, è lì perché ERC doveva ricevere un posto particolarmente importante. Basta vedere come ha reagito alla fuga delle imprese (prima silenzio, poi negazione, poi minimizzazione). Qualsaisi ministro dell’economia di qualsiasi paese sarebbe stato costretto alle dimissioni nel giro di 10 minuti. Tutta questa storia comincia dagli anni 80/90 e si è ingigantita come una valanga.
|
Rispondi

SEGUI |

zoppo

5 ore fa
Veramente la frattura non è con Madrid ma con tutta la Spagna, per non dire col buon senso, ed è dovuto agli ultimi 30 anni di cultura dell’odio promossa dalla Generalitat fin dalle elementari, e per chi non ci credesse, si guardi i video del presidente della ANC che appunto vuole l’indipendenza https://www.youtube.com/watch?v=T2l9rGO7eu4&t=213s Ricordo inoltre che il franchismo non è stata la dittatura di Madrid su tutta la Spagna, ma di un militare su tutti gli spagnoli, che per altro nacque a El Ferrol, perciò a più di 600Km da Madrid. E in quel tempo, il divieto non era solo per il catalano, ma anche per il basco, il gallego (dello stesso Franco), il Bable, il Valenciano… perciò smettetela di frignare contro Madrid e se proprio volete, prendetevela con le dittature. Che l’appoggio europeo alla fine è mancato, è una boiata. L’appoggio europeo non c’è mai stato se non da qualche mangiatore di patatine fritte col cervello intasato di trigliceridi. Al massimo c’è stato il riconoscimento del Venezuela di Maduro. Nemmeno a uno come Razzi orfano della Corea del Nord gli è fregato un tubo, che è tutto dire. A fare gli irresponsabili più che rischiare di far nascere il terrorismo catalano, si rischia di far rinascere il franchismo, e dai e dai, qualche somaro ci riesce.
|
Rispondi

SEGUI |

diermineas
diermineas zoppo

4 ore fa
Si può aggiungere anche che l’industrializzazione – e quindi l’arricchimento – della Catalogna furono sostenuti da una politica di grandi investimenti proprio sotto il regime franchista (il 40% di tutti gli investimenti pubblici fu diretto alla Catalogna, il 60% al resto del paese). Azione di cui beneficiò enormemente la borghesia catalana che andò a braccetto col regime e che oggi è diventata indipendentista. Se ne potrebbero dire tante di cose per smentire una ad una le menzogne degli indipendentisti.
|
Rispondi

SEGUI |

piergasp48
piergasp48 zoppo

4 ore fa
grazie per questi video
|
Rispondi

SEGUI |

roberto fantechi

5 ore fa
Sembra che gli independisti siano circa il 48% della popolazione catalana! Cozza un po’ con la frase “…obiettivo ben determinato e condiviso da una buona fetta della popolazione…” in entrata dell’articolo, buona fetta è vero e fermiamoci qui….
|
Rispondi

SEGUI |

naitsaB

5 ore fa
“Si, è vero, la Catalogna è come il Nord Est italiano il volano dell’economia nazionale. Produce un quinto del pil spagnolo ed occupa appena il 6,3 per cento del territorio.” Non provare a giocare coi numeri, NON CI PROVARE, come abitudine inveterata della tua categoria. Perché se ci togliamo le fette di prosciutto di davanti agli occhi scopriamo che questo 20% di Pil è prodotto dal 17% di popolazione… e quindi siamo praticamente in media.
|
Rispondi

SEGUI |

carloalberto65

5 ore fa
si può ridere e scherzare, fare i post moderni, i sentimentali e i narcisisti,giocare con i social network e con i diritti umani, ma la storia recente insegna che quando il gioco si fa duro torna la dottrina politica classica: Barcellona proclama l’indipendenza? E’ ribellione e uno stato centrale deve intervenire. L’unione europea lo ha capito dopo tante batoste (vedi i rapporti con il resto del mondo, la russia i testa)
|
Rispondi

SEGUI |

gianca luigi

6 ore fa
Hanno fatto, come sempre succede nell`Europa Tedesca, i conti senza l`oste. La Germania non ha alcun interesse che la Catalogna, la Lombardia, il Veneto, diventino autonomi e indipendenti, perché anche queste ultime due a questo tendono alla lunga. Preferisce invece tenerle indebolite insieme alle altre regioni delle proprie Nazioni più povere di loro. Le aziende vanno via? Ma poi ritornano, perché se si erano piazzate lì e non altrove, non lo hanno fatto per beneficenza, ma per ovvia convenienza economica, perché la mentalità imprenditoriale della zona non la trovavano altrove. Se no, chi le avrebbe obbligate a stanziarsi lì? La Germania che, al contrario di altre guarda avanti e non al presente, si creerebbe in futuro, così con queste regioni, pericolosi concorrenti per la sua economia. Ricordiamo, In Europa ci sono forti economie fuori dall`Europa Tedesca. Poi ci si aggiunga l`alleanza, su questo punto, degli Stati Uniti, Gran Bretagna, della stessa Germania, di tutte le altre Nazioni, anche europee, che non vedono affatto di buon occhio questa tendenza allo spezzettamento delle loro Nazioni. Per questo l`aspirazione all`indipendenza dovrà essere supportata dalla consapevolezza di dover sostenere enormi sacrifici, da un forte anelito alla conquista della libertà, quello che non si lascia abbattere dagli ostacoli immaginabili e inimmaginabili. Si sa, la libertà rende folli e irrazionali. È questa la sua forza. Lo sapevano i nostri durante il Risorgimento.
|
Rispondi

SEGUI |

freeman
freeman gianca luigi

4 ore fa
Concordo pienamente. Grazie.
|
Rispondi

SEGUI |

Ryszard Ewiak

6 ore fa
“E’ questa una crisi ben più seria del Brexit e nelle prossime settimane, ahimè, ce ne accorgeremo”. Quindi dove stiamo andando? La Bibbia dice: “[il re del nord = Russia a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Daniele 11:27)] ritornerà nel suo paese con grandi ricchezze [1945], e il suo cuore sarà contro il patto santo [l’ostilità nei confronti dei cristiani], e agirà [attività in ambito internazionale], e tornerà al suo paese [1991-1993. La disintegrazione dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. Le truppe russe restituito alla paese]. Al tempo fissato [il re del nord] tornerà.” (Daniele 11:28, 29a) Il ritorno della Russia significa qui crisi, che eclisserà la Grande Depressione, la disgregazione non solo dell’area euro, ma anche dell’Unione europea e della NATO. Molti paesi dell’ex blocco orientale tornerà nella sfera d’influenza della Russia. Questo sarà l’ultimo segno prima della guerra nucleare globale. (Daniele 11:29b, 30a; Matteo 24:7; Rivelazione 6:4)
|
Rispondi

SEGUI |

ste234

6 ore fa
L’unica cosa certa è che non rispettando la volontà di un popolo, e costringerlo con la violenza farà nascere il terrorismo catalano. CI scommetto. E la vera responsabile di questo, non sarà Puig. ma l’Europa.
|
Rispondi

SEGUI |

jack hope
jack hope ste234

5 ore fa
Mah, quando l’Eta metteva le bombette, i Paesi Baschi erano depressi e alla fame: poi da Madrid li hanno riempiti di quattrini con lo statuto, e sono diventati pappa e ciccia con la Spagna, l’Eta disarmata. Il terrorismo è roba da disperati, non per chi ha il conto in banca da difendere. I Catalani mi sembrano pragmatici: quando vedranno nel portafoglio i risultati dell’esodo delle imprese che non voglio perdersi il mercato spagnolo, m’aspettano che facciano come il Quebec, rappacificandosi con due piroette col governo centrale. Non è il 1934.
|
Rispondi

SEGUI |

ste234
ste234 jack hope

4 ore fa
E’ anche vero che in quebec nessuno ha mandato i manganelli. Purtroppo il cervello di Rajoy è fermo al 1934. E di sicuro non avrebbe mai riempito di quattrini i paesi baschi, ma riempiti della guardia civil. Il problema qui è Rajoy.
|
Rispondi

SEGUI |

jack hope
jack hope ste234

4 ore fa
Dipende ovviamente se restano le manganellate di solo quella giornata, allora lo strascico sarà minimo nell’immaginario collettivo. Il problema non è tanto Rajoy in questi mesi, il quale non riconfermando i rimborsi fiscali dì Aznar e Zapatero, perchè dopo la crisi non aveva più soldi ha innescato il processo indipendentista, ma l’intero sistema di finanziamento delle autonomie spagnole, per cui ci sono regioni povere mantenute a scrocco e altre ricchissime e superfinanziate perchè se ne stiano calme, come Navarra e Paesi Baschi. Barcellona dal 2012 chiede di essere equiparata ai Paesi Baschi (pochissime tasse e tanti fondi), ma questo farebbe sballare tutti i conti a livello nazionale, e Rajoy non ha il coraggio di metterci le mani. Questo è il nodo.
|
Rispondi

SEGUI |

alsarago58
alsarago58 jack hope

3 ore fa
La soluzione all’italiana per l’Alto Adige ha fatto scuola…
|
Rispondi

SEGUI |

ecidoc
ecidoc ste234

5 ore fa
la volontà di un popolo? Guardi che il referendum non è stato vinto con una maggioranza bulgara, il “popolo” come lo chiama Lei non è una maggioranza risicata di qualche punto percentuale.
|
Rispondi

SEGUI |

ste234
ste234 ecidoc

4 ore fa
Purtroppo lei, come altri miopi, non sanno vedere o capire che la maggioranza della gente teme e rifugge i manganelli. PER QUESTO, molti non sono andati a votare. E sa perchè madrid ha mandato i manganellatori? PErchè sapeva molto bene che i separatisti avrebbero stravinto
|
Rispondi

SEGUI |

Ste_Fano
Ste_Fano ste234

4 ore fa
Ah beh, con un fuffarendum indetto da separatisti in urne presidiate da separatisti, con i separatisti come osservatori e con i separatisti a fare lo spoglio dei voti non posso dire che non mi stupisca che abbiano vinto i separatisti, come giocare Milan – Napoli con guardalinee, commentatori e arbitro tifosi del Milan.
|
Rispondi

SEGUI |

zoppo
zoppo ste234

5 ore fa
Che esista un popolo catalano è tutto da dimostrare. E se poi esiste, dati alla mano, la maggioranza sarebbe contraria all’indipendenza.
|
Rispondi

SEGUI |

ste234
ste234 zoppo

5 ore fa
si come no.
|
Rispondi

SEGUI |

gigi einaudi

6 ore fa
Errata corrige “guanyarem” scusate
|
Rispondi

SEGUI |

gigi einaudi

6 ore fa
Brava prof. bel pezzo. Certo il benchmark è l’italiota medio che tutt’al più conosce il Barcellona e forse si sarà detto tra una peroni e l’altra “deve essere un dialetto spagnolo quella roba lì forse”. Però ganyarem! Catalunya republica 😊 PS un grande scrittore catalano Pla i Casadevall diceva sempre “di tutte le regioni italiane la più occidentale è la Catalogna”😃 Molt bona tarda a tots
|
Rispondi

SEGUI |

GioRno

6 ore fa
e spieghi un pò a cosa e a chi servirebbe questa parola , autonomia: ai vostri ladri politici del nord? A qualche ladro corruttore del nord? Spieghi bene perché il mio parere è differente! Mi faccia il piacere va.
|
Rispondi

SEGUI |

Nino Lorenzini
Nino Lorenzini GioRno

5 ore fa
Onestamente preferisco che siano i ladri politici del nord a rubare i nostri soldi,che quelli di Roma e del meridione.
|
Rispondi

SEGUI |

jack hope
jack hope Nino Lorenzini

4 ore fa
Ah, l’intramontabile fascino del ladro oriundo! L’autenticità del ladro indigeno, il ladro quasi amico, perchè in fondo sai chi è… Occhio peròche l’idea del ladro-compare che prima ti ruba ma poi rimette in circolo i tuoi soldi (così puoi riguadagnarli) ormai è datata, quelli si fanno la villa a Panama.
|
Rispondi

SEGUI |

Nico Patta

6 ore fa
Un’analisi risibile che altera i fatti, la storia e non considera i numeri in ballo solo per assecondare la proria visione ideologica dell’intera faccenda.
|
Rispondi

SEGUI |

Polpol

6 ore fa
Quando vengono fatti i conti delle economie regionali, mai una volta che si consideri che quei risultati sono dovuti anche al fatto di fare parte di una nazione. Se mi separo…non cambia nulla…anzi. L’importante è crederci. PS: gli scozzesi hanno fatto il semplice conto che si ritrovano con il triplo del deficit UK, che il deficit viaggia all’8%, che Londra immette billion netti all’anno per tenere in piedi la baracca e che avrebbero pagato più tasse di ora.
|
Rispondi

SEGUI |

gianluca76

7 ore fa
Vivo in Catalogna e condivido l’analisi. Unica pecca è ‘Mossos (d’esquadra)’ è plurale
|
Rispondi

SEGUI |

HoratioKitchener

7 ore fa
Lei ha ragione. Questa indipendenza avrà ripercussioni ben peggiori della Brexit. Però ci sarebbe da domandarsi: dove sta l’Europa? E come mai gli Americani sbandierano ai quattro venti la loro contrarietà all’indipendenza catalana? Com’erano belli i tempi in cui si andava a bombardare la Iugoslavia per spezzettarla in stati e staterelli da mettere sotto il giogo dell’Occidente, con il pretesto dell’autodeterminazione dei popoli. Poi venne la Crimea, e allora valse il pretesto opposto, con gli Americani in prima fila e strillare l’indivisibilità del territorio ucraino. E poi venne il referendum per l’indipendenza della Scozia, ma lì Bruxelles e Washington di nuovo contrari. Poi però venne la Brexit, e allora ecco i nostri eroi a soffiare di nuovo per un nuovo referendum per staccare la Scozia dalla Gran Bretagna, e punire il popolo inglese di tanto ardire. Adesso il conto si paga con la Catalogna. E il conto lo pagherà non solo la Catalogna, ma tutta l’Europa.
|
Rispondi

SEGUI |

ste234
ste234 HoratioKitchener

5 ore fa
Europa e Usa fanno ciò che conviene. L’europa(?) cioè la germania, non vuole uno stato competitivo come sarebbe la catalogna. Agli usa piacerebbe un mondo una guerra civile dentro uno stato europeo
|
Rispondi

SEGUI |

jack hope
jack hope HoratioKitchener

6 ore fa
sSarà che se tocchi i Balcani da quelle parti sono abituati ai rimestamenti territoriali, e gli stati unitari hanno storicamente avuto vita breve, ma più ad ovest l’equilibrio è un giocattolo fragile frutto di compromessi secolari. Che dovrebbe fare mai l’UE, che è l’espressione degli stati centrali europei? Se nega loro, taglia il ramo su cui siede.
|
Rispondi

SEGUI |

traurig

7 ore fa
Condivido l’articolo e le preoccupazioni sul degrado economico che subirà la Catalogna, irretita da sciocchi secessionisti, incapaci di progettare il bene dei territori da loro amministrati. Tutto questo è anche colpa dei creduloni, che hanno marciato festosi verso il burrone, trascinati dai pifferai criminali. Il Veneto e la Lombardia stanno incamminandosi nella stessa direzione tragica, che disintegrerà le loro economie e farà fuggire le aziende, con grande gioia delle altre nazioni confinanti. La Storia è MAESTRA di vita, ma gli ALLIEVI sono boccaloni ignoranti ed incapaci di apprenderne le lezioni e trarne frutto.
|
Rispondi

SEGUI |

Luc11
Luc11 traurig

6 ore fa
LA storia del nordest e’ ALMENO per l’autonomia del territorio RIMASTO come “regione Veneto”, visto che e’ stato barattato dai Savoia, e spezzatato ad arte ed ha causato MILIONI di emigrati con permessi. Forse LEI e molti dovrebbe studiarsi un po’ di STORIA e guardarsi una mappa.
|
Rispondi

SEGUI |

ste234
ste234 Luc11

5 ore fa
Lascia perdere Luc11. Il trollurig ha già ampiamente dimostrato il suo piccolo pensiero in occasione del referendum del 22 ottobre. Non c’è speranza….per lui.
|
Rispondi

SEGUI |

traurig
traurig Luc11

6 ore fa
e quindi ??? Se vuole possiamo parlare dell’Impero Romano, di Aquileia, di Venezia, del Bonaparte, ecc. Ma poi dove vuol andare a parare ?
|
Rispondi

SEGUI |

maurizio1960
maurizio1960 traurig

5 ore fa
la storia della Serenissima è molto più recente dell’impero romano
|
Rispondi

SEGUI |

Gianluca Pasqualini

7 ore fa
Un bel po’ di imprecisioni in questo pezzo, una per tutte: la banca centrale spagnola non decide proprio un bel niente, specialmente la creazione di moneta che sta in toto nelle mani della BCE. Quello che sfugge sempre a tutti, compreso all’autore di sto pezzo, è che dentro l’UE e con l’euro la libertà economica è e rimane una chimera, quindi mentre dentro o fuori la Spagna, se rimane comunque dentro la UE per i catalani non cambierà un bel niente.
|
Rispondi

SEGUI |

piergasp48
piergasp48 Gianluca Pasqualini

6 ore fa
lei crede? http://www.reforming.it/articoli/incertezze-catalogna-indipendente#.WfW-GY_WzIV
|
Rispondi

SEGUI |

Gianluca Pasqualini
Gianluca Pasqualini piergasp48

6 ore fa
Non si tratta di “credere”, è così. Vedi Grecia. Saluti
|
Rispondi

SEGUI |

piergasp48
piergasp48 Gianluca Pasqualini

6 ore fa
Per la Catalogna cambierà molto fuori dell’Ue non si tratta di credere , è così, pensavo avesse colto la sfumatura retorica della domanda!
|
Rispondi

SEGUI |

Gianni Prete

7 ore fa
ma il Nord est non è il volano dell’economia Italiana, di cosa parlate????https://it.wikipedia.org/wiki/Regioni_d%27Italia la sola Lombardia ha un PIL di (357.200 Mln euros) maggiore di TUTTO IL CENTRO ITALIA, Oppure di TUTTO IL SUD ISOLE INCLESE, oppure se volete di poco inferiore al Piemonte, Emilia Romagna e Veneto messe assieme, oppure a livello Europeo, il PIL della SOLA Lombardia è uguale a quello di TUTTO il Belgio (358.575) maggiore di TUTTA la Svezia (343.168), maggiore di TUTTA la Austria, (318.487) maggiore di TUTTA la Svizzera (304,108) maggiore di Albania, Estonia, Lussemburgo, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Slovenia messi assieme…aggiungendo Malta arriviamo più o meno alla pari https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_europei_per_PIL
|
Rispondi

SEGUI |

Adriano
Adriano Gianni Prete

2 ore fa
Il 19,3 del PIL Italiano a fronte del 16,6% della popolazione italiana. Considerando che in Lombardia hanno sede legale (e pagano le tasse) aziende che operano in tutta Italia non è una sorpresa… Ma secondo lei in caso di un ipotetica indipendenza Samsung Italia ed il suo fatturato (e le sue tasse) avranno ancora sede in Lombardia o vi dovrete accontentare di Samsung Lombardo-Veneto e di un fatturato ed un gettito fiscale ridotto di conseguenza ?
|
Rispondi

SEGUI |

nira
nira Gianni Prete

6 ore fa
E allora? Quello che dice l’articolo, e che la cronaca ci sta dimostrando nel caso della Catalogna, è che il Pil si produce attraverso la presenza di aziende: al primo accenno di rivolgimenti politici come un’indipendenza della zona interessata le aziende levano le tende, e il Pil lo spostano da qualche altra parte. Le aziende vogliono certe condizioni di contorno, l’avventura dell’indipendenza, anche da parte del Veneto e della Lombardia, non sarebbe gradita. Soprattutto se, come prevedibile, la Ue fosse contraria.
|
Rispondi

SEGUI |

alsarago58

7 ore fa
A mio parere l’esempio catalano a noi italiani dovrebbe rincuorare, perchè dimostra come la nostra screditata classe politica, in fondo, non sia la peggiore del continente: quella catalana è pure peggio per approssimazione, populismo e irresponsabilità. Ho avuto modo di parlare poco tempo fa con diversi catalani, tiepidamente indipendentisti, fra l’altro, e sinceramente non ho capito quale fosse la terribile oppressione che subivano dalla Spagna, tale da giustificare una secessione. Mi hanno detto che pagavano troppe tasse a Madrid e che le autostrade in Andalusia erano più belle delle loro….wow,….roba forte… Che politici catalani su queste motivazioni, risolvibili attraverso trattative come avviene in tutta Europa, abbiano imbastito ‘sta sceneggiata nazionalista fuori tempo massimo per lucrare qualche voto è veramente sconcertante. Tanto più che, come ricorda Napoleoni, se fossero accontentati si troverebbero isolati in mezzo all’UE, con le loro aziende che si spostano in massa in Spagna per godere del mercato unico…ancora più suicidi degli inglesi con la Brexit, Ora sono molto curioso di vedere se i ricchi (relativamente al resto di Spagna) catalani saranno disposti a combattere e morire per la loro guerra di indipendenza. Personalmente ho qualche dubbio, in genere a sacrificarsi per la patria e per la rivoluzione, sono disperati con la pancia vuota…
|
Rispondi

SEGUI |

zoppo
zoppo alsarago58

5 ore fa
Giusta l’analisi quanto le considerazioni.
|
Rispondi

SEGUI |

gigi einaudi
gigi einaudi alsarago58

6 ore fa
Vuoi vedere il sangue eh? Non è detto che non sarai accontentato purtroppo…
|
Rispondi

SEGUI |

alsarago58
alsarago58 gigi einaudi

5 ore fa
Veramente non voglio vedere proprio niente, solo che quando le si spara grosse come separazione e indipendenza in contrasto con lo Stato centrale, ci si immagina che poi si sia disposti all’inevitabile conseguenza di dover contendere a quello Stato il monopolio della violenza, Come avvenuto migliaia di tragiche volte nella Storia. Nel caso di questa “separazione da happy hours”, con tanto di attrice chiamata a recitare la parte della “catalana oppressa” in un video per gli altri europei, confido che finirà tutto a tarallucci e vino.
|
Rispondi

SEGUI |

Luc11

7 ore fa
Loretta Napoleoni: la Catalogna ha proclamato l’INDIPENDENZA, il referendum della regione Veneto ha urlato l’AUTONOMIA. Indipendenza e’ molto diversa da AUTONOMIA. La “questione Veneta” e’ IRRISOLTA da ca 200 anni. Basta guardare una mappa per vedere come il nordest e’ stato spezzatato ad arte (?) in FVG e TAA, che hanno ottenuto con grandi sacrifici (MILIONI di persone EMIGRATE CON PERMESSI) lo statuto speciale rispettivamente nel ca 1963 e ca 1972. Ora tocca avere l’AUTONOMIA fiscale, amministrativa, legale, al territorio di Venezia e dintorni. COME il TAA, e FVG, VENETO AUTONOMO…………..e la UE che fa? guardare sempre da un’altra parte, lasciare tutti i confini invariati e NON rispettare la volonta’ di popoli e’ DEMOCRATICO, in nome di cosa, del pil?
|
Rispondi

SEGUI |

Jaina
Jaina Luc11

6 ore fa
Ah la UE cattiva guarda solo ai soldi mentre tu, anima candida, guardi… al glorioso popolo veneto? Trieste non ha niente a che fare con il Veneto. Il Tirolo nemmeno. Così, per dire sullo “spezzettato ad arte”… E la questione “irrisolta da secoli” sarebbe un ripristinare un senato (veneziano e non veneto) di estrazione nobiliare chiuso a tutti tranne che ai vari dinasti? Sai, ho come l’idea che questi miti affastellati confusamente l’uno sull’altro, mescolati a proclami di “popolo veneto” siano solo una scusa per papparsi, stavolta sì, qualche soldo in più. Che, per inciso, verrà pappato dalla classe quasi-nobiliare di Zaia, Mantovani, Costa & co. Lasciando al popolo bue il compito di votarli in cambio di fiabe sulla Venezia rinascimentale.
|
Rispondi

SEGUI |

Luc11
Luc11 Jaina

un’ora fa
Si rilegga la Storia, forse le dira’ qualcosina di piu’ (si spera) di quello che leggo qui.
|
Rispondi

SEGUI |

jack hope
jack hope Luc11

6 ore fa
Solo una precisazione. Nord est spezzettato ad arte forse, ma quando? Le tre Venezie non hanno una storia unitaria dalla caduta dell’impero romano, mica dall’unità d’Italia: il Trentino e Alto Adige erano in gran parte principati vescovili del Sacro Romano Impero, e la Serenissima ha compreso sì per qualche secolo il Friuli ma mai la Venezia Giulia con Trieste, che restava sotto saldo controllo imperiale. Mezza Lombardia è stata per 350 anni veneziana (che non significa veneta) ma nè Bergamaschi nè Bresciani si sentono, pur grati, minimamente veneti.
|
Rispondi

SEGUI |

nira
nira Luc11

6 ore fa
Una piccola curiosità: che succederebbe alla democrazia dei popoli se domani Padova chiedesse l’indipendenza dal Veneto?
|
Rispondi

SEGUI |

Luc11
Luc11 nira

un’ora fa
lei fa una domanda intersesante: quale e’ il limite per un territorio AUTONOMO? la scala deve essere dinamica. La realta’ e’ che la storia umana si evolve continuamente: ora e’ l’eta’ della globalizzazione e della automazione. E’ IMPOSSIBILE che l’economia nazionale come la conosciamo — sia sostenibile: per questo (secondo me) dovremmo dare il benvenuto alle autoomie…e la UE non dovrebbe ignorare sia l’autonomia che la richiesta di indipendenza di alcuni territori. I problemi sono e saranno altri…ben altri.
|
Rispondi

SEGUI |

Ste_Fano
Ste_Fano nira

5 ore fa
Se chi sostiene che l’indipendenza della Catalogna è lecita non è un ipocrita, dovrebbe supportare il referendum e riconoscere l’indipendenza… a sua volta, se Padova poi vuole rendersi indipendente dalla sua provincia si fa un altro referendum, se passa il SI, la città di Padova si costituisce a repubblica democratica e indipendente… si può continuare così all’infinito, fino quasi all’indipendenza di un borgo. Secondo la logica dei sostenitori dell’indipendenza non è nemmeno così difficile: metti su di un giornale che hai deciso di indire il referendum, poi tu e i tuoi amici votate, vince il SI, quindi vi presentate in Comune per ufficializzare l’indipendenza.
|
Rispondi

SEGUI |

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *