ROBERTO RODODENDRO —BALLATA n. 5

DSC04522 pic rit

foto di bardelli (2015)

 

Roma non ci sei
Roma è svanita
– a Campo de’ Fiori la notte
andavamo a braccetto per quattro
cantando e scansando bancarelle e passanti
con allegre e sonanti risate –

e la bianca Colomba del monumento agli ignoti
caduti che cadono ancora
inorriditi
anche il lindo baraccone non c’è
col suo grande casino di auto tonanti
dai Fori al Colosseo

tutto è finito

Tu Roma non ci sei
cammino le tue strade e non ti vedo
le tue chiese le trapasso
non mi fermano più
neppure i platani del lungotevere
o i tramonti che trafiggevano il cuore
dal giardino degli aranci

Ti sei tradita in metropoli lombarda
senza navigli col grigio Tevere infangato

Roma non ci sei e noi con te

E’ così che mi trovo
coi miei umori di fango sparsi sul selciato
coi miei dolori
di finto santo trafitto sul simulato costato
d’inattendibile uomo che sospetta di essere
in un deserto di anime in motorini rombanti
di politici santi a braccia aperte
pronti a spiccare voli per cieli di piombo

in un deserto di lattine colorate
di borse di nylon ondeggianti
come nuvole dai mille colori
di cacche di cane di topi voraci

Io t’ho scacciata Roma distratta
così distratta da non esserci più
tu Roma distrutta
da non esserci mai stata

E con lei anche te t’ho scacciata
mia sola speranza
unica voce che sentiva

con la mia voce ti ho assordata
perché le tue tette erano dolci
ma i tuoi capezzoli trafiggevano

il filo sottile
che mi dava sembianze di anima

perché i tuoi peli arricciati sul pube
scioglievano le mie tenerezze
davano brame alla vita che tu mi mostravi

ma di vita non c’era che un riso
di scherno di noia di attesa

O d’amore?

D’amore scacciato e negato perché
le nostre due vite si sono incontrate
su file parallele oramai sfilacciate
su storie logore e disilluse
ritorte senza speranza
sulle loro speranze fallite

La vita ci ha evitato
con Roma incantata con Roma disfatta
con Roma sognata con Roma distratta
E me ne vado a braccetto
allegro andante ma non troppo
con questa Roma senile dimentica di sé
fra gente che mi urta e trapassa

Larve di fanciulle pronte a volare in farfalle
non mi danno fremiti né gemiti
conto i miei anni alla rovescia aspettando
senza ansia né gioia

La vita e l’amore mi sfiora
e svìolo lentamente nel grigio.

 

3 risposte a ROBERTO RODODENDRO —BALLATA n. 5

  1. Donatella scrive:

    Bella e corposa la ballata di Roberto: riflette lo sfacelo e il disamore attuale per tutto ciò che sembrava eterno per ineffabile bellezza, per storia millenaria che trasudava vita anche dalle più piccole pietre, per lo stupore davanti ad una tale meraviglia che uomini come noi, miracolosamente e forse inconsciamente, ci aveva donato.

  2. roberto rododendro scrive:

    Grazie Donatella
    e grazie al Bardelli per questa “giusta” foto.
    Per inciso, questa ballata n° 5 (ed un’altra) finirono finaliste al premio Eugenio Montale per inediti, presieduto da Maria Luisa Spaziani; questo più o meno un secolo fa..:-) .
    Giusto per non lasciar spazio al tempo, posterò anche la sesta ballata ( altra che, almeno a me, piace, come la settima, anche se un po’ “spigolosa” se non ricordo male).

  3. roberto rododendro scrive:

    ecco qua:

    ballata n. 6

    Roma la notte lascia spiragli antichi

    Tra i colonnati austeri di S. Pietro
    possiamo passare in punta di piedi
    o calpestare il selciato violato
    con stivali tedeschi urlando
    perchè nessuno ci sente
    se nessuno ci vuol sentire

    e il mondo si sa
    non sa che farsene di noi
    ladri furtivi che passiamo ai margini
    rubando frasi umori pensieri amori
    di coloro che nel mondo vivono

    Clandestini abbiamo scavalcato i cancelli
    di Villa Borghese come fosse un cimitero
    confusi tra coppie celate
    di pederasti vogliosi e timidi
    di puttane e ruffiani al soldo pronti
    Emancipati noi come loro a una vita estranea
    ci siamo lasciati alle spalle
    i nostri abiti cittadini
    abbandonati come resti definitivi

    e nudi come si conviene
    siamo entrati nella gabbia delle scimmie
    noi come loro ci siamo seduti
    benvenuti o spiati con occhi adirati

    noi come loro ci siamo sdraiati
    a coccolarci a ninnolarci
    a spidocchiarci con amore
    la nostra pelle liscia e chiara
    la nostra corazza sbriciolata e forata

    La bottiglia del vino era a un lato
    piena profumata e dimenticata

    Il bere non serve in queste sere
    di Roma che vive un’altra vita
    che torna immortale e torna a fare male

    La senti alitare sui seni
    sui tuoi capezzoli duri
    sul mio pene che pare
    un vecchio dinosauro triste

    Lo accarezzi lenta
    con la tua mano
    mano dolce e pietosa
    di vecchi dinosauri tristi

    Anch’io ti accarezzo leggero
    per non farmi sentire
    per farti sembrare la mia mano
    sia la brezza che passa
    tra le sbarre della nostra gabbia
    e mi pare tu pianga

    Tu volevi una mano che non sapesse di sesso
    ma conoscesse parole che altri non sanno
    e tu piangi in questa Roma svagata evaporata
    in quest’estate che lascia sudate le foglie

    finalmente tu piangi ti sei liberata
    o fors’io non ti vedo ed immagino lacrime
    allo stormire dei salici

    e la brezza e le nostre mani
    ci fanno sentire per una volta umani
    e le scimmie anche loro rapite
    ci guardano e ripetono i gesti
    come i nostri
    inusuali
    ci paiono maldestri

    Le guardo e sorrido mentre tu svanisci
    svanisci per sempre

    Ed anch’io sono scimmia piangente
    che si toglie le pulci da sola
    ed urlo
    urlo al cielo ed al mondo unendomi al coro.

    06.08.1988

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *