LA MOSTRA PEACE TIME SI APRE IL 9 DICEMBRE ALLE ORE 17 A GENOVA, SATURA ART GALLERY DIRETTA DA MARIO NAPOLI—LA MOSTRA CONTINUA LA COLLABORAZIONE CON LA GALLERY DI TEHERAN WHITE LINE

 

 

 

 

 

 

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Sabato 9 dicembre 2017 ore 17:00
Palazzo Stella – inaugurazione

PEACE TIME
a cura di Manijeh Sehi, Sarvenaz Monzavi e Flavia Motolese
Genova, SATURA art gallery

La mostra, realizzata in collaborazione con White Line Gallery di Teheran, resterà aperta fino al 22 dicembre 2017 con orario 15:00 – 19:00 da martedì a sabato.

La mostra PEACE TIME costituisce un’ulteriore occasione di interscambio artistico-culturale che ci permette di proseguire sulla strada dischiusa da TIME TO TALK: l’obiettivo è quello di perpetuare e intensificare la collaborazione fra l’Iran e l’Italia, con la speranza che questo confronto aiuti a promuovere fra i popoli comprensione, amicizia e pace, di cui il mondo di oggi ha sempre maggiore bisogno.
Gli artisti iraniani si sono espressi attraverso opere che avessero come denominatore comune il tema della pace con la volontà di lanciare un messaggio globale attraverso l’arte contemporanea. I tempi avversi e complessi che stiamo vivendo ci inducono ad auspicare che l’arte possa essere terreno di confronto pacifico tra i popoli, perché la pace, proprio come l’arte, non ha nazione.
Da sempre, nella storia, agli artisti è affidato il compito di testimoniare la realtà, comprese le drammatiche conseguenze dei conflitti, ma anche quella di interpretarla e di ipotizzare scenari migliori, fornendo nuove soluzioni per un futuro più desiderabile. Come ha detto il curatore Hans Ulrich Obrist: “Un curatore non può predire il futuro dell’arte. Gli artisti, tuttavia, hanno antenne estremamente sensibili ai cambiamenti imminenti e spesso sanno rilevarli prima di chiunque altro. E così stando vicini agli artisti i curatori hanno la possibilità di riconoscere un assaggio di quello che verrà”.
L’universalità del tema scelto, quello della Pace, su cui si sviluppa l’intero percorso narrativo, è dimostrazione del potere dell’arte di mettere in comunicazione culture diverse, attraverso l’immediatezza del linguaggio visivo, generando una comprensione più profonda delle rispettive identità.
La mostra, con le sue oltre 70 opere, volte a fornire un interessante spaccato delle tendenze dell’arte contemporanea iraniana, si distingue per la grande vivacità di stili e di tecniche. Per la seconda volta a SATURA, un’accurata selezione di opere, tra cui spiccano nomi di rilievo del panorama iraniano contemporaneo, ci permette di osservare la concezione dell’immagine e della visione sotto il profilo di un diverso ambito culturale: quali le influenze, i trend o la tradizione iconico-simbolica predominante.
Rispetto alla mostra precedente, sono state introdotte tecniche diverse che spaziano dalla pittura alla fotografia e dal disegno all’elaborazione digitale, permettendoci di analizzare come si siano sviluppate tra i due paesi e le differenze con cui vengono impiegate. Il rapporto con una figurazione classica rimane predominante, così come un’attenzione al colore. Il passaggio delle Avanguardie, che nel nostro paese ha prodotto un vero e proprio spartiacque tra il prima e il dopo, determinando una frattura nell’espressione artistica, sembra aver influito in maniera più mediata nell’arte iraniana. Si percepisce una consapevolezza diversa, più profonda, forse perché viene perseguita meno spettacolarizzazione in favore di valenze contenutistiche più forti. Ecco allora che ritornano le motivazioni di questa mostra: vicini e lontani, ugualmente abitanti di una realtà che impone il silenzio per riflettere ed agire diversamente.

ARTISTI IN ESPOSIZIONE:

Suzan Alimardani, Alireza Allahbakhshi, Fatemeh Arefi, Armineh Sarkisovich Arzumanian, Khatereh Avand, Bahman Boroujeni, Sanaz Eskandari, Shahla Esmailpoor, Mohammad Hadi Fadavi, Mehrdad Falah, Saman Farhangi, Laleh Ghazivakili, Narges Ghiabi, Sheida Gholipour, Farzaneh Hajighemi, Aysa Hekmat, Shahla Homayouni, Hadi Jamali, Pegah  Jamali, Yalda Javaheri, Shirin Mirjamali, Sepideh Mirzai, Ahmad Mirzazadeh, Mitra Mobinzadeh, Nadereh Nejadpourhossein, Mojgan Nikbakht, Amirhoushang Ordouie, Samira Ostovan, Naser Ovissi, Rahimeh Pournoorbakhsh, Hadi Rafi Bakhsh, Hekmat Rahmani, Farzane Saeedi Rahvard, Nahid Razipour, Elham Rezasoltani, Azin Rostami, Nahid Salahmand, Manijeh Sehi, Maryam Seraj, Pejvak Seraj, Neda Shahhosseini, Malahat Tadayon, Hamid Talebpour, Shabnam Tolou, Samaneh Vahabi, Sosan Yadavar Vahed, Arman Yaghoubpour, Roya Zendehdel, Solaleh Abdolpanhan, Sima Amani, Sarah Ameri, Sadeq Asad, Ardeshir Boroujeni, Negar Farhangi, Anahita Ghazanfari, Farah Habib, Aisling Sareh Haghshenas, Pooria Hatami, Pooya Jamali, Shahindokht Mahinpour, Shahrzad Monzavi, Sarvenaz Monzavi, Reihane Moosavi, Tara Nazmalizadeh, Fereydoun Omidi, Tala Ranjbaran, Elnaz Rezasoltani, Neda Safari, Fatemeh Salemi, Selvi Samiei, Shabnam Shafeiyan, Yasaman Yaseri, Atefeh Yazdani, Akbar Zaheri.

 

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3 risposte a LA MOSTRA PEACE TIME SI APRE IL 9 DICEMBRE ALLE ORE 17 A GENOVA, SATURA ART GALLERY DIRETTA DA MARIO NAPOLI—LA MOSTRA CONTINUA LA COLLABORAZIONE CON LA GALLERY DI TEHERAN WHITE LINE

  1. Donatella scrive:

    Che bella quest’opera, piena di fantasia, di squarci di colore e di blu profondo. Una nuova interpretazione del Sagittario, il segno zodiacale di questo mese.

  2. Donatella scrive:

    Fare una mostra che si intitola “Peace Time” con la collaborazione della Gallery di Teheran White Line è, oltre un fatto artistico, anche un fatto politico, soprattutto dopo la sciagurata presa di posizione di Trump di spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme. L’arte, quando tocca il cuore più profondo dell’umanità, riesce ad esserne veicolo profondo e intangibile. E’ una zona franca, dove gli uomini possono confrontarsi ed emozionarsi, finalmente liberi da pregiudizi e da luoghi comuni.

  3. Donatella scrive:

    Avevo fatto una lunga e impressionante recensione sul libro “Odessa. Splendore e tragedia di una città di sogno” di Charles King, ed. Einaudi. Probabilmente anche il computer si è impressionato e dalla paura ha fatto evaporare lo scritto.
    La faccio breve. Il libro, edito in Italia nel 2013, è scritto da uno storico statunitense, che insegna alla Georgetown University ( Washington).. Lo stile è però quello di uno scrittore ” brillante”, per cui la lettura risulta appassionante e divertente. Nelle notizie su di lui ho letto che è autore di cinque libri sull’Europa Orientale ; in italiano ha pubblicato un altro libro,”Storia del Mar Nero”, edito da Donzelli nel 2005.
    Odessa ( nome al femminile di Odisseo, voluto dalla femminista Caterina II di Russia ), viene fondata alla fine del 1700, quando la Russia zarista conquista all’Impero Ottomano un grande fetta di territorio che la porta fino al Mar Nero. La Nuova Russia ( così venne chiamato quel territorio) costituì una nuova unità amministrativa nella Russia imperiale. Il “fondatore” di Odessa fu un ex militare borbonico nativo di Napoli che, distintosi nell’esercito russo contro i Turchi, ebbe da Caterina II l’incarico di attuare il progetto di una città che diventasse un centro navale e commerciale. Il progetto ebbe grande successo e Odessa divenne uno scalo tra i più importanti nel Mar Nero e nel Mediterraneo. Fu colpita diverse volte da terribili epidemie, ma riuscì sempre a risorgere. Soggiornò ad Odessa il poeta Puskin, mandato via da San Pietroburgo; vi fece il liceo il futuro Trotskj, vi nacque la poetessa Anna Akmatova e lo scrittore Isaak Babel’. Nel 1905 si verificò un pogrom tra i più terribili contro la comunità ebraica, particolarmente ricca e numerosa. Il 1905 è anche la data della rivolta dei marinai della corazzata Potémkin, con cui solidarizzarono gli abitanti di Odessa. Attraversati i drammatici fatti legati alla Rivoluzione bolscevica ( molti furono gli esodi verso l’Europa e verso gli USA, soprattutto di ebrei), Odessa e il territorio circostante , durante la Seconda guerra mondiale, caddero sotto la Romania, alleata dei nazisti. Fu uno sterminio e, a differenza delle altre popolazioni mandate nei campi di annientamento, gli ebrei di Odessa e della regione che a lei faceva capo furono annientati direttamente in patria. Con il ritorno dell’Armata Rossa vincitrice del nazismo, Odessa divenne la città ” martire” per eccellenza. Una storia contemporanea, al di là del mito, si potrà avere solo con lo studio dell’enorme archivio che fu
    trasportato a Mosca dai Russi dopo la vittoria sul nazismo. Attualmente Odessa è il più importante porto passeggeri di una nazione relativamente giovane, l’Ucraina, che è emersa dalle macerie dell’Unione Sovietica nel 1991. C’è una presenza ebraica ancora sufficientemente diffusa ( le agenzie di viaggio offrono gite nell” Odessa ebraica”, che includono una sosta nel centro ipermoderno della comunità ebraica. Vicino alla famosa scalinata di Odessa è stata rimossa la statua del tempo dei soviet che commemorava l’ammutinamento della corazzata Potémkin; al suo posto è stata messa la statua restaurata di Caterina II, ( a suo tempo tolta dai bolscevichi che l’ avevano sostituita con un busto di Karl Marx). Concludo con le parole dello scrittore:” Nelle strade di Odessa c’è ancora un’identità che comprende persone che pronunciano accenti diversi e parlano troppo forte, ma sono comunque vicini di casa, anche nel mezzo del kitsch postsovietico, nell’ossessione ucraina per la mitologia nazionale e nel nuovo fascino della Russia per la sua vocazione imperiale”. pagg.288-289 del libro.

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