vittorio zucconi, rep. 09-01-2018 — L’America delusa dagli uomini che urla “ Oprah for president”

Oprah Gail Winfrey (Kosciusko1954) è una conduttrice televisivaattrice e filantropa statunitense.

Laureata presso l’Università del Tennessee, nel 2013 ha ricevuto la Medaglia Presidenziale della Libertà dal presidente Barack Obama e dottorati honoriscausa dalle prestigiose università Duke e Harvard.

È attiva anche come attrice e produttrice cinematografica: nel 1985 debutta come attrice nel film cult Il colore viola, interpretazione per cui riceve la candidatura all’Oscar alla miglior attrice non protagonista, mentre nel 2012 le viene conferito l’Oscar Premio umanitario Jean Hersholt per il suo contributo nelle cause umanitarie.

Nel 2013 è stata la co-protagonista nel film The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca, la cui interpretazione le fa ottenere la candidatura al Premio BAFTA come migliore attrice non protagonista e agli Screen Actors Guild Award. Altri suoi film includono Beloved (1998) e Selma – La strada per la libertà(2014), di cui è anche produttrice.

Nel 2018 riceve il “Cecil B. Demille alla carriera – Golden Globe 2018”

 

FILM, IL COLORE VIOLA DI STEVEN SPIELGERG

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” IL LORO TEMPO E’ FINITO ”

 

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da 30 anni è suo compagno…

 

 

L’America delusa dagli uomini che urla “ Oprah for president”

Winfrey star dei Golden Globe in nero con un discorso che diventa un manifesto politico
vittorio zucconi,

washington

Nella notte delle “ women in black”, delle signore tutte in nero per ricevere i premi dei Golden Globe e per lanciare il grido della ribellione contro gli abusi, è nata una stella della politica futura, una “ black woman”, una stella nera che ruba la scena e fa addirittura parlare di sé come possibile presidente degli Stati Uniti: Oprah Winfrey. Quella serata che sarebbe dovuta essere, come gli Oscar, la solita orgia di autocelebrazione dell’industria del cinema e un premio alla carriera per lei, è divenuta, negli abiti neri delle donne, nel trionfo della superstar nera, nell’ombra nera dell’anno di Harvey Weinstein e di Donald Trump, il presidente che si vantò di allungare le mani sulle donne, una lunga, elegante, tesa manifestazione politica. E se le emozioni e le buone intenzioni del mondo dello spettacolo durano spesso soltanto il tempo di una canzone o di un film, il discorso vibrante della sola miliardaria afroamericana venuta dalla miseria è sembrato a migliaia di tweet e di post, il preludio a una campagna elettorale. “ Oprah for president”, intona dalla notte di domenica la voce dei social.

Nel disperato bisogno di un avversario di Trump nel 2020, nella desolante assenza di figure carismatiche fra i democratici, questa signora di 63 anni, mai sposata, senza figli, « cresciuta gattonando sul linoleum del cucinino della mamma single aspettando che tornasse dalle belle case degli altri che aveva pulito » riassume in sé tutto quello che i disamorati elettori progressisti, e soprattutto le elettrici che non sposarono mai davvero Hillary Clinton, cercano: passione umana e civile, capacità di comunicazione, intelligenza e preparazione mai ostentate, ma riconosciute da due fra le più sussiegose delle università americane, Harvard e Duke, che l’hanno insignita di dottorati honoris causa.

Ha parlato, diceva questa figlia di nessuno, concepita in un rapporto casuale da una madre di 14 anni, alle ragazze che « mi stanno ascoltando e che possono trovare in me quell’ispirazione che io trovai, guardandolo col fiato sospeso, in Sidney Poitier, il primo afroamericano che ricevette l’Oscar». Ha parlato come nessun leader dell’opposizione parlamentare a Trump e alla regressione repubblicana verso la solita strategia della fiscalità per i ricchi, potrebbe fare, rivolgendosi ai cittadini dimenticati, a quelli ai quali Hillary non seppe parlare e Bernie Sanders solo in parte: «Penso a chi lavora nei ristoranti, nelle pulizie, negli ospedali, eternamente sottomessi alla prepotenza di altri, penso alla donne nelle fabbriche e nelle forze armate che hanno osato denunciare e non sono state ascoltate dal potere degli uomini che di loro hanno abusato. Ma a questi uomini voglio dire: il tempo è scaduto».

Oprah, il cui vero nome di battesimo sarebbe Ohrpa, un’eroina delle sacre scritture ebraiche, poi definitivamente trasformato in Oprah, è la “non-Hillary”, l’esatto opposto della donna sconfitta da Trump. È una Michelle Obama senza potenti figure al proprio fianco, una “ self made woman”, una che si è realmente fatta tutta da sola e non disdegna quel populismo che Michelle, un’intellettuale, non toccava. La sua storia, da semplice stagista in piccole tv locali dopo essere fuggita dalla casa dove era stata ripetutamente abusata e violentata da parenti maschi, è una parabola insieme americana e afroamericana, dal pavimento incartapecorito di linoleum alla supervilla dove ora vive con il compagno fedele da 30 anni, dagli hamburger nei fast food ai 3 miliardi di dollari della ricchezza di oggi. E la sua travolgente, ma mai prepotente personalità, espressa nei talk show del pomeriggio dove ha ospitato tutti, ma sempre affiancando gli incontri con le celebrità al dialogo con i suoi fan anonimi, ha progressivamente trasformato l’icona del successo “ in black”, in una donna senza altro colore che la sua comunicativa sincerità. Anche la costante battaglia con la dieta, il suo perenne altalenare fra obesità e linea perfetta, senza finzione, l’ha identificata con milioni di americani.

«C’è un nuovo giorno che si alza all’orizzonte » , ha detto Oprah la “ black star” buona, dietro grandi occhialoni da vista che le donavano un’aria da gentile miope per contrastare la durezza retorica della parola. « Quando questo nuovo giorno si alzerà, saranno donne magnifiche e fantastici uomini i nuovi leader che ci condurranno in un tempo nel quale nessuno dovrà più dire “ me too”, anche io sono stato oggetto di ingiustizie». È stata quella parola, “ leader”, a scatenare la reazione entusiastica del pubblico oltre le telecamere, a far nascere il ritornello dell’“ Oprah for president”, alimentato il giorno successivo da confidenze di suoi amici che hanno confermato come lei stia da tempo, e soprattutto dall’avvento di quel Trump che lei aborre, considerando la possibilità di correre per la Casa Bianca fra due anni.

Immaginare un’Oprah Winfrey nello Studio Ovale, è difficile, perché solo il Partito Democratico può offrirle una candidatura e la popolarità non garantisce la sopravvivenza al tritatutto delle primarie, dove si vince casa per casa e fra i mandarini locali. Ma oggi nello Studio Ovale siede un precedente che ha cambiato le regole, proiettato dalla sua diversità, costruito sul successo televisivo, irrobustito da una presenza sui social che in Oprah rivaleggia quella di Trump, con 41 milioni di seguaci, non lontani dai 46 milioni di lui. La pressione su di lei crescerà e Oprah potrebbe essere la perfetta anti Trump. Lui ha vinto parlando alla pancia dell’America. Oprah potrebbe vincere parlando al cuore.

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