LETTERA AL FRATELLO THEO DI VINCENT VAN GOGH DEL 15 OTTOBRE 1879 —con una nota di chiara cui si prega di rispondere…si prega…

Inquadramento della lettera a Theo::: ( da WIKI sotto il nome::)

“… van Gogh riuscì a convincere il padre a lasciargli tentare gli esami di ammissione alla facoltà di teologia di Amsterdam…
Respinto agli esami di ammissione, dall’agosto del 1878 van Gogh frequentò un corso trimestrale di evangelizzazione in una scuola dall’impronta più pratica ubicata a Laeken, presso Bruxelles, dalla quale tuttavia fu ritenuto inidoneo a svolgere l’attività di predicatore laico. Nonostante questi reiterati fallimenti la sua vocazione religiosa non si prosciugò e, con determinata caparbietà, Vincent riuscì a farsi ottenere un incarico semestrale dalla Scuola Evangelista di Bruxelles e andò a vivere a Wasmes, nel Borinage,

Black Country- Borinage– olio su tela

 

una regione carbonifera belga dove i lavoratori vivevano in condizioni di estremo disagio. In questo miserabile centro minerario, povero tra i poveri, van Gogh si prese cura dei malati e predicò la Bibbia ai minatori. La sua abnegazione, improntata a quell’umanitarismo cristiano cui aveva aderito anche il padre, era talmente zelante da rasentare il fanatismo:

« Prima di dedicarsi all’attività missionaria e alla predicazione, Paolo rimase anni in Arabia. Se anch’io potrò lavorare per tre anni in questa regione, nel silenzio, sempre imparando e osservando, allora non tornerò senza aver niente da dire di quanto in realtà valga la pena di essere ascoltato »
(Vincent van Gogh)

Nel Borinage van Gogh dormiva sulla paglia, in una baracca decadente (sull’esempio di san Francesco e dei minatori suoi condiscepoli), soccorreva i malati e aiutava i bisognosi, con i quali condivise l’acqua, il cibo, persino gli indumenti. Se questa totale devozione verso il prossimo valse a Vincent la stima incondizionata dei minatori, i suoi superiori furono indispettiti da un impegno sociale così smodato (che non solo insospettiva i benpensanti ma dava adito anche a rivendicazioni sociali) e perciò, una volta scaduti i sei mesi di prova, non gli rinnovarono il contratto di catechista: la glaciale motivazione del Consiglio Ecclesiastico fu «aveva preso troppo alla lettera il modello evangelico». Senza né mezzi, né fiducia verso sé stesso, van Gogh continuò a svolgere quella che considerava una missione: si trasferì nel vicino paese di Cuesmes dove visse con un minatore del luogo e, pur indigente, cercò ancora di aiutare chi stava in realtà peggio di lui, arrivando a cedere il suo letto ai malati, curando personalmente i feriti delle esplosioni tagliando i propri vestiti per trasformarli in bende.

L’abitazione di van Gogh a Cuesmes (Belgio)

 

 

 

Wasmes, 15 ottobre 1879

Caro Theo,

ti scrivo per dirti quanto ti sono grato per la tua visita. Da molto tempo non ci vedevamo, né ci scrivevamo come una volta. Tuttavia, è meglio essere amici che non morti l’uno per l’altro, tanto più che, finché non si è veramente morti, è falso e anche infantile pretendere di esserlo. Infantile alla maniera di un giovinetto quattordicenne, che ritiene di dover portare il cilindro per la propria dignità e il proprio prestigio sociale.
Le ore che abbiamo trascorso insieme ci hanno almeno dato la certezza di essere tuttora entrambi nel mondo dei vivi. Quando ti ho rivisto e ho preso a camminare con te, ho avuto una sensazione che da tempo non provavo più, come se la vita fosse qualcosa di buono e prezioso da tenere caro. Mi sono sentito più vivo e più allegro di quanto non mi sia sentito da molto tempo, poiché man mano la vita è diventata per me meno importante, meno preziosa e quasi indifferente. Almeno, così credevo. Quando si vive con gli altri e si è uniti a loro da un affetto sincero, si è consapevoli di avere una ragione di vita e non ci si sente più del tutto inutili e superflui: abbiamo bisogno l’uno dell’altro per compiere lo stesso cammino come compagni di viaggio, ma la stima che abbiamo di noi stessi dipende molto anche dai nostri rapporti col prossimo.
Un prigioniero condannato alla solitudine al quale sia vietato passeggiare, ecc., finirebbe col risentirne esattamente come chi digiuni troppo a lungo. Come chiunque altro io sento il bisogno di una famiglia, di amicizie, di affetto, di rapporti cordiali col prossimo, non sono fatto di sasso o di ferro, come un idrante o un lampione, e quindi non posso vivere privo di tutto questo senza sentire un profondo senso di vuoto. Ti dico questo perché tu sappia quanto bene mi ha fatto la tua visita.
E come spero che noi due non si diventi mai estranei, così spero lo stesso per quanto riguarda tutti a casa. Ma per il momento non mi sento di tornarci e preferirei di gran lunga rimanere qui. Forse la colpa è mia, forse hai ragione quando mi dici che non vedo le cose obbiettivamente: può quindi darsi, nonostante la mia profonda ripugnanza e la fatica che mi costerebbe, decida di andare a Etten almeno per qualche giorno.
Ricordando con gratitudine la tua visita, ripenso naturalmente anche alle nostre discussioni. Tutte cose che ho già sentito, e molto spesso: progetti per migliorare la mia situazione, cambiamenti di ambiente per rimettermi in forze. Non essere irritato con me se ti dico che ho un po’ paura: in passato ho già sentito questi consigli e i risultati non sono stati felici. Quante cose si sono discusse che, in seguito, si sono rivelate irrealizzabili.
Il ricordo del periodo Amsterdam rimane vivo nella mia memoria. Anche tu eri presente e sai quindi come ogni cosa sia studiata e discussa, considerata sotto ogni punto di vista, con saggezza e con le migliori intenzioni. E sai anche come tutto sia miseramente fallito, come sciocca e ridicola si sia rivelata l’impresa. Mi vengono ancora i brividi al solo pensarci.
Fu il periodo peggiore della mia vita. Al confronto i giorni duri e difficili in questo povero paese, in questo ambiente duro e incolto mi sembrano desiderabili e lieti. Temo un nuovo fallimento qualora dovessi seguire altri saggi consigli dati con le migliori intenzioni.
Troppo terribili sono queste esperienze, troppo grandi sono il male e il dolore che comportano per non cercare di far fruttare il caro prezzo pagato, usando maggiore saggezza e comprensione da entrambe le parti. Se non impariamo dall’esperienza, da che cosa dovremmo imparare? Dovevo ” cercare di raggiungere la meta prefissatami “,  mi si diceva allora; ma oggi non vi aspiro più, non ho più quest’ambizione. Anche se un tempo tutto questo mi sembrava giusto, ora vedo le cose da un altro punto di vista, dovuto all’esperienza. E ciò sebbene tale opinione non sia lecita.
Non lecita –proprio così, esattamente come Frank l’evangelista giudicò reprensibile che io trovassi i sermoni del reverendo John Andry poco più evangelici di quelli che terrebbe un prete cattolico. Preferirei morire che venir preoparato alla missione religiosa dall’accademia e ho avuto una lezione da un falciatore tedesco che mi è servita assai di più di una lezione di greco. Migliorare la mia vita credi davvero che non voglia farlo o non ne senta il bisogno? Vorrei essere assai migliore di quanro non sia. Ma appunto perché lo desidero profondamente, temo quei rimedi che possono rivelarsi peggiori del male stesso. Si può biasimare un malato che esige di essere curato da un bravo medico anziché da un ciarlatano?

E ora se, da quanto ho detto, riterrai che io abbia voluto darti del ciarlatano a causa dei tuoi consigli, vorrà dire che hai male interpretato, poiché io non penso affatto questo di te. D’altra parte, ti sbaglieresti anche se pensassi che farei bene a seguire i tuoi consigli alla lettera, diventando incisore di biglietti da visita e di intestazioni in genere, oppure contabile, carpentiere e persino fornaio, secondo i consigli (curiosamente contrastanti) di altra gente.
Ma, mi dirai, non pretendo che tu segua i miei consigli alla lettera, temo soltanto che tu ti abitui a trascorrere le tue giornate nell’ozio e ritengo necessario che tu faccia qualcosa.
Permettimi di obiettare che questo è un ben strano genere di ” ozio “. Mi è piuttosto difficile difendermi, ma sarei molto addolorato se, col tempo, tu non riuscissi a vedere  le cose diversamente.

… penso davvero che tutto andrebbe meglio se i nostri rapporti diventassero più cordiali. Se dovessi pensare di essere di peso o di ostacolo a te o alla famiglia, se dovessi rendermi conto della mia  assoluta inutilità, sentendomi intruso o proscritto tanto da capire che la mia morte sarebbe una liberazione per tutti ed essere costretto ad appartarmi sempre più da tutti –se così fosse veramente, sarei preso da una profonda angoscia e dovrei lottare contro la disperazione. E’ un pensiero che non riesco quasi a sopportare, e ancor più insopportabile è il pensiero che tanta discordia e tanta sofferenza tra noi e nella nostra casa possano essere causate da me. Se dovessi esserne certo, mi augurerei di non aver molto da vivere.
Ma a questo pensiero che spesso mi deprime indicibilmente e forse in maniera eccessiva, se segue sempre un altro. Forse questo non è che un terribile incubo e in seguito impareremo a comprenderci e a vedere le cose in modo più costruttivo, forse le cose volgeranno al meglio anziché al peggio. Indubbiamente molti riterrebbero sciocco e superstizioso continuare a credere in un miglioramento… Talvolta in inverno, il freddo è tale che si dice: ” Fa troppo freddo; che m’importa se all’inverno seguirà l’estate? “. Il brutto supera di gran lunga il bello. Ma, con o senza il nostro permesso, il freddo cede infine e un bel mattino troviamo che il vento è cambiato e comincia a sgelare. Confrontando il tempo con il nostro umore e con le circostanze (mutevoli e variabili come il tempo), spero ancora in un cambiamento per il meglio.

Se mi scriverai di nuovo presto, ne sarò molto lieto. Indirizza la tua lettera…La sera dopo la tua partenza andai a piedi  fino a Wasmes. Da allora ho disegnato un altro ritratto. Addio, una stretta di mano col pensiero, e credimi,

                                                                                                tuo affezionato Vincent

2 risposte a LETTERA AL FRATELLO THEO DI VINCENT VAN GOGH DEL 15 OTTOBRE 1879 —con una nota di chiara cui si prega di rispondere…si prega…

  1. Chiara Salvini scrive:

    chiara: mi ha commosso vedere da questa lettera e, ancor più, dalle successive, quanto Van Gogh sia stato in balia della sua famiglia, e di suo fratello Theo, in questi anni di durissima formazione, quanta importanza avesse per lui il loro affetto ( ” passeggiare con te mi ha fatto di nuovo sentire vivo “…citato a memoria). A quanto si può immaginare, Van Gogh era stato, probabilmente per la sua grande—o ” eccessiva “! — sensibilità che avrà mostrato fin da bambino, da adolescente … classificato come persona ” bisognosa di cure “, di maggiore attenzione di un altro fratello. Dalle sue parole di tranquilla e serena rivolta, si immagina che i famigliari si siano riuniti più di una volta per dargli consigli su cosa fare della propria vita…consigli che, come poi succede sempre in questi casi, il malcapitato prende come ordini e ci si sottomette passivamente. E’ vero che il bilancio della riuscita del figlio Vincent, fino a questo punto, parliamo dell’anno 1978 della lettera trascritta, è il seguente: poca riuscita negli studi finché lo zio paterno (“Cent”) non consiglia il padre di metterlo al lavoro che lui stesso gli trova nella filiale all’Aja, dove lui stesso lavorava, una casa d’arte specializzata nella riproduzione di stampe. Questa esperienza –dopo vari giri e una terribile delusione amorosa— si concluse negativamente con il licenziamento nel ’76. Fu in seguito supplente in una scuola e poi commesso in una libreria di Dordrecht, ma il suo lavoro era insoddisfacente perché preferiva rimanere nel retrobottega a tradurre la Bibbia. La delusione gli aveva infatti lasciato un gran bisogno di stimoli religiosi, anche se frequentava i musei e si dedicava al disegno. Siamo così arrivati ai tempi della lettera dell’ottobre del ’78. Fa infinita pena vedere quante argomentazioni dispiega al fratello per convincerlo– per provata esperienza molto dolorosa –che lui non ricorrerà più ai familiari né allo zio (dice di non voler fare una visita a casa per ora), ma di volersi basare esclusivamente sulle proprie scelte ed esperienze. Van Gogh ha adesso 25 anni.

  2. nemo scrive:

    Che bella lettera . Come rappresenta bene le umanissime preoccupazioni delle famiglie di adolescenti, di giovani, che non hanno ancora chiara l’occupazione della loro esistenza futura. Grazie, cara Chiara.

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