15 PALESTINESI UCCISI E 1400 FERITI (ANSA.IT) — ANTONELLO GUERRERA INTERVISTA TELEFONICA AL FAMOSO SCRITTORE ARABO-ISRAELIANO SAYED KASHUA, REP. 31-03-2018, PAG 3

 

le immagini sono di Ansa /AP

 

Lo scrittore arabo-israeliano

Kashua

“Dialogo ormai inutile questo è un ghetto”
ANTONELLO GUERRERA

 

«Ai palestinesi non è rimasta nemmeno la speranza». Sayed Kashua è il più celebre scrittore arabo-israeliano, oltre che per romanzi come Due in uno è conosciuto in Israele anche per il suo humour, ma Kashua non riesce più a ridere. La sua voce è quasi sempre affranta, anche in questa conversazione al telefono da New York, dove vive da qualche anno dopo aver abbandonato la sua Gerusalemme. Eppure aveva lottato per incarnare la speranza della pace tra palestinesi e israeliani: viveva nel quartiere ebraico, mandava i figli a scuola ebraica, ma poi ha mollato tutto perché anche il suo sogno ha perso ogni speranza.

E non le sarà tornata dopo le immagini di ieri dal confine.

«Impossibile. Oramai a Gaza le persone sono pronte a morire al confine. Non hanno più niente da perdere. Non hanno cibo, dignità, aspirazioni. Sono come fantasmi che ogni tanto ritornano sulla scena internazionale. Gaza è il ghetto dei palestinesi, una prigione a cielo aperto nell’indifferenza generale di Israele, responsabile di questa immonda tragedia».

E le responsabilità di Hamas che governa la Striscia dedicando gran parte delle sue risorse per attaccare Israele?

«Non sono un sostenitore di Hamas, ma non credo che sia centrale in questo discorso.

Questa è una rivolta di un popolo umiliato e distrutto, dimenticato da tutti. È ben diversa dalla Prima e dalla Seconda Intifada dove c’era molto più coordinamento».

Un popolo dimenticato anche dall’Autorità nazionale palestinese in Cisgiordania?

«Il presidente Abu Mazen insiste col dialogo, ma in questi anni non ha ricavato un bel niente. Difende gli abitanti di Gaza solo se c’è una strage, se no tace. Oramai non rappresenta più nessuno. Ma in realtà tutto il mondo arabo ha abbandonato i palestinesi, vedi i riposizionamenti di sauditi e egiziani al fianco di Israele di Netanyahu e degli Usa di Trump. Io spero sempre che la politica possa fare qualcosa, ma nella questione palestinese la diplomazia non è servita a nulla».

Teme che ci sarà un’escalation di violenza?

«Alcuni continueranno a morire perché non hanno altro modo per far sentire la propria voce. Per altri è ancora fresca la ferita della guerra del 2014 e non vogliono riaprirla.

Persino Hamas di recente ha limitato le operazioni belliche contro Israele. In ogni caso, tutto questo non fermerà questo fiume di persone che continuerà a sfidare la morte».

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