CASA AFRICA, AGOSTO 28, 2016 ::: SIRIA, 470 MILA VITTIME PER UN PUGNO DI GASDOTTI di Francesco Meneguzzo per IL PRIMATO NAZIONALE.IT ::: piu’ chiaro di così!

 

 

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AGOSTO 28, 2016

SIRIA. 470mila vittime per un pugno di gasdotti

La Siria sta scomparendo a causa di una guerra che è costata più di 470mila vittime dall’inizio del conflitto (2011). In totale, ad oggi oltre l’11,5% della popolazione è morta oppure è rimasta ferita. La metà della popolazione è sfollata. Sono dati agghiaccianti che misurano la tragedia: 1,9 milioni di feriti, l’aspettativa di vita è passata dai 70 ai 55 anni. A fornire questo quadro è un rapporto del Syrian Centre for Policy Research .

Non sono però soltanto i bombardamenti e l’artiglieria a produrre tanta devastazione, ma anche la mancanza di cibo e medicinali, la fame e le malattie causate dall’embargo messo in atto dalla comunità internazionale (Europa compresa), embargo contro cui si sono levate le voci dell’intero mondo cristiano siriano (stop all’assedio del popolo siriano)

Il tutto per un pugno di gasdotti: quattro giganteschi progetti che hanno scatenato la competizione globale delle principali potenze.

Qui sotto vi proponiamo l’articolo pubblicato lo scorso settembre dal sito ilprimatointernazionale.it in cui vengono elencati progetti e paesi competitori.

“Doha, Qatar, 12 set – Nel pieno delle crisi, soprattutto quelle che includono confronti armati e catastrofi umanitarie, è spesso facile dimenticare le ragioni che le hanno prodotte e ne sostengono gli sviluppi. Non fa eccezione quella siriana, dall’avvento dell’Isis estesa all’Iraq.

I fondamentali della tragedia che si protrae dal 2011 sono in realtà abbastanza evidenti: in fondo, si tratta di una competizione globale per il controllo delle vie del gas in cui non si è fatto risparmio dell’uso di alcun mezzo, per terribile che possa essere.

L’Unione Europea, in questo quadro, si configura come un attore relativamente passivo, in qualità di “cliente finale” del gas naturale, attualmente legata mani e piedi alla Russia anche in virtù della propria produzione rapidamente declinante, da quella un tempo ricca del Mare del Nord a quella già modesta ma significativa e oggi irrilevante dei campi dell’Adriatico.

Nel tentativo di diversificare gli approvvigionamenti, sia per ragioni strategiche alimentate da Washington, sia per motivi riconducibili ai legami sempre più stretti di Mosca con Pechino, e nella previsione di una crescita del proprio fabbisogno, che potrebbe essere anche priva di reale fondamento e comunque contraria agli stessi interessi europei, si sono trovati in competizione quattro giganteschi progetti.

Il primo di questi, che avrebbe legato ancora di più l’Europa alla Russia, era il South Stream, attraverso il Mar Nero e la Grecia, fatto fallire da Bruxelles sotto le pressioni americane (e con il succedaneo Turkish Stream già in grosse difficoltà).

Il secondo è il Nabucco Pipeline, dal Caspio e attraverso Armenia e Turchia, sponsorizzato da oltre-atlantico, che tuttavia prevede un investimento insostenibile finché sarà basato soltanto sui campi dell’Azerbaijan.

Il terzo è il Islamic Pipeline, o Gasdotto Islamico, dal sud dell’Iran (campo principale di South Pars, confinante con il North Field del Qatar), attraverso Iraq e Siria, in grado di raccogliere anche il gas qatariota ed eventualmente quello saudita prelevato in Qatar.

Il quarto è il Gasdotto Qatar-Turchia, attraverso Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia, in grado di raccordarsi con il Nabucco e di raccogliere- a monte – anche il gas iraniano e – lungo il percorso – l’eventuale gas saudita.

Quale prima conseguenza, il gasdotto Nabucco ha bisogno, per la propria realizzazione a guida Usa, del gasdotto Qatar-Turchia, che a sua volta potrebbe convogliare in futuro anche l’eventuale gas saudita. Questa è l’unica opzione sostenuta da Washington, che realizzerebbe, direttamente e per interposti alleati di ferro, un controllo americano diretto su una fondamentale arteria di rifornimento per l’Europa.

Quale seconda conseguenza, la realizzazione del Gasdotto Islamico, alternativo a quello Qatar-Turchia, oltre a tagliare fuori l’insignificante Nabucco, lascerebbe nella mano iraniana alleata della Russia la fondamentale gestione a monte, e alla Siria, alleata – sotto il governo di Bashar El-Assad, sia dell’Iran che della Russia, il controllo della tratta finale prima del Mediterraneo.

Quale terza conseguenza, in ragione dei ricchissimi diritti di transito, all’Iraq converrebbe decisamente la realizzazione del gasdotto Islamico proveniente dall’Iran (sciita, come la maggioranza degli iracheni e sempre più alleato di Baghdad), mentre ad Ankara converrebbe la realizzazione del gasdotto Qatar-Turchia, doppiamente in quanto questo si porterebbe dietro anche il Nabucco e il suo migliaio di chilometri di passaggio sul territorio turco.

Il rifiuto della Siria, tra il 2010 e il 2011, di consentire il passaggio sul proprio territorio del gasdotto Qatar-Turchia è da solo del tutto sufficiente a spiegare le origini del tentativo di sovvertimento del regime di Assad, al quale non possono essere imputate persecuzioni o anche discriminazioni etniche o religiose, né una malagestione dell’economia interna di natura socialista. (v.anche EL PAIS. La guerra de gasoductos que se esconde tras el conflicto sirios). 

Così come questa mortale competizione spiega il sostegno ai tagliagole del cosiddetto Esercito libero siriano, ad Al-Nusra (Al-Quaida in Iraq e Siria) e infine all’Isis da parte degli Stati Uniti, degli Stati del consiglio di cooperazione del golfo (Gcc) dominato da Arabia Saudita e Qatar, con la partecipazione più defilata della Giordania e quella invece sempre più diretta di Israele, di fatto alleato del Gcc oltre che ovviamente degli Usa, infine della Turchia anche col doppio scopo di colpire i Curdi.

Al contrario, il coinvolgimento crescente dell’Iran a sostegno del legittimo governo siriano, sia direttamente sia attraverso la formazione libanese di Hezbollah, e il più recente intervento – almeno in forma diretta – della Russia, tanto attivo da suscitare la concreta preoccupazione per un confronto diretto con le forze americane e degli altri Stati avversi al regime di Assad, possono vedersi più chiaramente alla luce degli interessi di questi paesi nel quadro della competizione per i gasdotti.

Ci si potrebbe chiedere se la posta in gioco valga la pena infernale di centinaia di migliaia di vittime civili e milioni di profughi tra reali e potenziali. Pare proprio di si, almeno sul freddo piano economico.”…(continua a leggere)

di Francesco Meneguzzo, pubblicato da ilprimatonazionale.it

Per approfondire:

* Padre Daniel Maes. Cinque anni di sofferenza e di menzogneUn giorno anche i sassi grideranno la verità

Sharmine Narwani. La narrazione che ha ucciso il popolo siriano

* Mons. Nazzaro, già vescovo emerito di Aleppo († 2015). La vera ragione della guerra alla SiriaLa primavera siriana, dai prodromi al califfato

* Samir Khalil, gesuita islamologo.Combattere lo stato islamico non Assad

Mons. Khazen, vicario apostolico di Aleppo dei Latini. In Siria non esiste opposizione moderata 

* Armi chimiche. Anche il MIT smentisce Obama & C. sull’attacco chimico a GhoutaNon fu la Siria a usare le armi chimiche

mg

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