INVECE CONCITA, REP. 26-04-2018, pag. 25 ::: RAFFAELE LA REGINA, 24 ANNI, DI POTENZA, LETTERA ALLA MIA GENERAZIONE SULL’ANTIFASCISMO E LA LIBERAZIONE

 

 

Invece Concita Liberi di, lettera alla mia generazione

Concita De Gregorio

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MILANO, 25 APRILE 2018

Grazie a Raffaele, 24 anni, Potenza

«Mi presento: sono Raffaele La Regina, ho 24 anni e sono di Potenza. Sono laureato in Relazioni internazionali alla Federico II di Napoli. Sono rientrato pochi mesi fa dal mio Erasmus a Parigi, alla Sorbona, e a ottobre conseguirò la mia laurea specialistica in Pubblica amministrazione. Sono un convinto europeista. Ho pensato di inoltrarle una lettera aperta alla mia generazione. Eccola.

Quest’anno il 25 aprile è stato particolare, la festa della Liberazione dopo un mese e ventuno giorni dalle elezioni politiche si rivela un momento di riflessione necessaria per il bene della democrazia. Tutto quello che è successo prima del 4 marzo ha scaraventato l’Italia indietro di 75 anni, facendola precipitare in un abisso di violenze fisiche e verbali che hanno creato sgomento. Ci siamo ritrovati catapultati in un clima di sospetto e timore che non deve appartenere al nostro millennio, abbiamo guardato il vicino con inquietudine. Abbiamo valutato i più deboli come un pericolo, cercando di escluderli e scaricando su questi i drammi e le angosce di un momento storico difficile.

L’attentato contro giovani di colore a opera del leghista Traini a Macerata, le continue violenze di Casa-Pound a Ostia, e non solo, avallate da clan mafiosi come gli Spada, gli attacchi notturni e squadristi di Forza Nuova a minoranze etniche, le percosse agli omosessuali che fanno cronaca ogni giorno. Sono stati in pochi a sbigottirsi. È stato inquietante ascoltare messaggi di solidarietà per gli autori di queste atrocità da parte di alcuni leader politici nazionali, ancora più sconcertante leggere ogni giorno sui social insulti e ingiurie. Per fortuna c’è stato qualcuno che ha avuto il coraggio di dire qualcosa. Chiariamoci, anche le violenze di alcune manifestazioni antifasciste sono da condannare.

Non dimentichiamo mai di guardare al mondo: la situazione in Siria. La questione palestinese. Il neoprotezionismo americano. L’antifascismo nel 2018 bisogna vederlo come un’analisi critica delle ideologie autoritarie e discriminanti. L’antifascismo è un insieme di valori, idee, domande che riguardano i rapporti tra le persone, tra cittadini e potere, tra forze politiche. Le nuove generazioni di antifascisti, che posano lo sguardo verso il futuro con ansia e incertezza, devono prendere quello che c’è di buono nelle esperienze passate e usarlo per affrontare le sfide del presente. Le risposte a queste sfide non sono la chiusura, la nostalgia, il nazionalismo; ma l’inclusione, la non discriminazione, la capacità di pensare al domani con una visione di crescita condivisa, con una visione europea di pace e cooperazione fra popoli.

Festeggiamo la Liberazione consapevoli di essere nati liberi da guerre in casa nostra, liberi dal razzismo, liberi di muoverci in lungo e in largo per l’Europa con pochi soldi, liberi di studiare e lavorare dove preferiamo, liberi dalla pena di morte, liberi di essere donne, liberi di amare chi ci pare. Utilizziamo tutto il coraggio che abbiamo per abbattere i muri che il presente sta erigendo e costruiamo ponti, per un avvenire di Libertà».

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