GIAMPIERO CALAPA’, IL FATTO DEL 17 MAGGIO 2018, MAFIA–IN UN DOSSIER DELL’FBI—IL NUOVO SUPER BOSS STEFANO FIDANZATI, LIBERO DAL 23 GENNAIO SCORSO, CONSIDERATO L’EMERGENTE CAPO DI COSA NOSTRA

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 17 MAGGIO 2018

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giovedì 17/05/2018

Mafia, in un dossier dell’Fbi le foto del nuovo super boss

Stefano Fidanzati – Libero da gennaio dopo una condanna per estorsione, è considerato il capo in ascesa al vertice di Cosa nostra orfana di Totò Riina

Ecco il volto del “padrino” dell’Arenella-Acquasanta Stefano Fidanzati, tanto in ascesa da avere ambizioni di ristrutturare la Cupola crollata il 15 gennaio 1993, giorno della cattura di Totò Riina. Del boss palermitano, classe 1948, delle cui immagini si era persa ogni traccia, il Fatto è in grado oggi di pubblicare: la fotografia segnaletica dell’ultimo arresto, avvenuto nel 2016 per una condanna a un anno e quattro mesi per estorsione, pena scontata completamente il 23 gennaio scorso, giorno in cui è ritornato a passeggiare tra le strade del porticciolo di Palermo; due fotografie presenti in un dossier dell’Fbi sulle famiglie siciliane più importanti a New York che lo ritraggono giovanissimo al matrimonio di un altro capomafia, Pippo Bono.

Stefano Fidanzati è uno dei quattro fratelli del mammasantissima Gaetano, re del narcotraffico a Milano, arrestato nel 2009 e morto nel 2013 a 78 anni. Come raccontato dal Fatto il 9 febbraio e lunedì scorso, dopo la morte di Riina, il 17 novembre 2017, i sommovimenti in corso nel mondo di Cosa nostra stanno riportando in auge antiche famiglie dell’aristocrazia mafiosa di Palermo. Fra tutte spicca quella dei Fidanzati e, tra loro, la figura di Stefano. Un clan vincente perché è riuscito a non essere sterminato dai Corleonesi nella guerra di mafia ma addirittura a siglare patti con gli uomini di Riina, Provenzano e Bagarella. Lo stesso Stefano, per altro, teneva i rapporti anche con gli uomini d’onore di San Giuseppe Jato, allora regno di Giovanni Brusca. Un curriculum criminale di tutto rispetto, quindi, che ne alimenta la “leggenda” tra vicoli e palazzi di Palermo e anche nelle analisi degli esperti della mafia siciliana, sicuri dell’interesse del boss alla scalata dell’organizzazione.

Le due fotografie di un dossier dell’Fbi che, qualche anno fa, finì nella documentazione a disposizione della commissione parlamentare Antimafia, ritraggono Stefano Fidanzati, 32 anni, al matrimonio di Pippo Bono, 16 novembre 1980. Altre fotografie di quello sposalizio da 70 mila dollari dell’epoca furono già pubblicate da rotocalchi e televisioni negli anni Ottanta, ma ovviamente i protagonisti erano i Gambino e gli Inzerillo, non certo il giovane Stefano Fidanzati che partecipava, insieme al fratello Gaetano, al grande ricevimento dell’Hotel Pierre di New York City dopo la cerimonia celebrata nella Cattedrale di San Patrizio.

Nella prima immagine in alto Stefano Fidanzati è il secondo da sinistra, accanto alla sposa. Alla sua destra Ugo Martello, il Professore di Cosa nostra, arrestato, a 69 anni, mentre stava facendo colazione con la moglie a Milano, dieci giorni dopo la cattura del “socio” Gaetano Fidanzati nel 2009. Il 13 aprile del 1981 il Professore è uno dei 101 super boss denunciati dalla Criminalpol per associazione mafiosa insieme, appunto ad Alfredo e Pippo Bono, Gaetano Fidanzati, Tommaso Buscetta, Vittorio Mangano, Federico D’Agata, Luigi Monti. Accanto a Martello nella foto in bianco e nero, sorridente, c’è Emanuele Bosco, autista dello sposo Pippo Bono, con gli occhiali e il fiore all’occhiello l’ultimo a destra. Bono era “l’anello di congiunzione fra la Sicilia e gli Stati Uniti”, come ha scritto Alfio Caruso ne I siciliani (Neri Pozza, 2012).

Nella seconda immagine, a colori, il boss al centro con gli occhiali scuri è Alfredo Bono, fratello di Pippo. A quello sfarzoso matrimonio newyorchese partecipò anche Nunzio Guida, all’epoca uno dei capi della camorra napoletana.

 

 

Giampiero Calapà

Giampiero Calapà

Giornalista

Vice caposervizio (fino all’aprile 2016 al Politico, poi alle Cronache italiane) de il Fatto Quotidiano. Classe 1982. Ho lavorato per La Stampail Tirrenoil Riformista e il Corriere Fiorentino, prima di ricevere la chiamata del direttore Antonio Padellaro nell’aprile 2009 e approdare al Fatto Quotidiano fin dalla sua fondazione, per un breve periodo come corrispondente da Firenze e poi in redazione a Roma, dove ho lavorato al Politico, agli Esteri, di nuovo al Politico per quattro anni e, attualmente, alle Cronache italiane.

Ho scritto i libri Mafia Capitale (la Nuova frontiera, 2015) e, con Alfonso Sabella, Capitale Infetta (Rizzoli, 2016)

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