PAOLO SAVONA, J’ACCUSE. IL DRAMMA ITALIANO DI UN’ENNESIMA OCCASIONE PERDUTA—RUBBETTINO 2015 + UN’INTERVISTA DI MATTEO MASCIA DELL’UNIONE SARDA ALL’AUTORE

 

RUBBETTINO EDITORE

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Paolo Savona
J’accuse 
Il dramma italiano di un’ennesima occasione perduta

€6,80

 

€8,00

Collana:
2015, pp 86
Rubbettino Editore, Economia e Finanza, Problemi e processi economici
isbn: 9788849845402

Facendo seguito alla sua diagnosi delle eresie e degli esorcismi della politica economica italiana, pubblicata nel 2012 per gli stessi tipi, che ha raccolto molti consensi e ricevuto due riconoscimenti autorevoli, con questa nuova raccolta di scritti l’Autore traccia un quadro organico dei problemi urgenti che l’Italia deve affrontare al suo interno e in Europa. Egli muove tre J’accuse ai Governi che si sono succeduti dal 2008, data di inizio della crisi finanziaria mondiale: quella di aver trascurato di riaccendere il secondo importante motore della crescita italiana, le costruzioni, come hanno fatto gli Stati Uniti e la Germania; quella di considerare la crescita reale come il principale problema italiano, mentre lo è la spaccatura economica e politica tra il Nord e il Sud; quella di aver aumentato imposte e tasse per sanare la finanza pubblica, mentre le ha usate per accrescere la spesa pubblica primaria. Completano il quadro quattro lettere aperte destinate ai protagonisti della crisi – Juncker, Draghi, Visco, Padoan – già pubblicate e una nuova rivolta al Governo e alla Banca d’Italia, invitandoli a cambiare obbiettivi perseguiti e strumenti usati al fine di invertire la traiettoria verso il sottosviluppo del Paese.

 

Paolo Savona

J’accuse

Il dramma italiano di un’ennesima occasione perduta

Da L’Unione Sarda del 15 luglio

Arriva nelle librerie un pamphlet durissimo nei confronti della politica economica italiana ed europea. Nel suo “J’accuse-Il dramma italiano di un’ennesima occasione perduta” (Rubbettino) l’economista Paolo Savona elenca tutti gli errori commessi da chi ha pensato, e continua a pensare, che la ripresa possa arrivare con politiche a base di austerità. Una ricetta riproposta anche dalla Troika in Grecia. Colpe e responsabilità accompagnate da suggerimenti per tornare a crescere.
Professore, quali sono stati gli errori della politica economica italiana?
«La politica delle riforme portata avanti negli ultimi anni ha generato avanzi nella bilancia dei pagamenti, ossia risparmi non utilizzati che, data la gravità della disoccupazione, andrebbero riciclati attraverso investimenti privati e, se questi non dovessero manifestarsi, con investimenti pubblici in deficit. Sappiamo però che questo è reso oggi impraticabile dai vincoli fiscali comunitari».
Intercettare la ripresa potrebbe quindi essere molto semplice.
«Il vero problema italiano è quello di un’economia a due velocità. Non possiamo pensare di applicare la stessa politica per il Nord e per il Mezzogiorno. Sono realtà totalmente diverse e sempre più distanti. Una risposta potrebbe arrivare dall’edilizia così come avvenuto negli Usa e in Germania. Noi invece abbiamo preferito azzoppare il comparto con una tassazione del tutto irrazionale».
Il modello fiscale adottato è stato quindi recessivo?
«Queste tasse ci sono state imposte con il fine di risanare i conti pubblici. Invece sono servite solamente ad aumentare la spesa pubblica. Perfino Mario Monti ha finito per perpetuare questo cattivo uso delle tasse».
Quali terapie propone per invertire la tendenza?
«Innanzitutto l’attuale politica della Bce di acquisto di titoli del debito pubblico è scriteriata, perché i titoli da acquistare sarebbero dovuti essere quelli per realizzare il Piano Juncker, attivando 315 miliardi, che corrisponde quasi al risparmio inutilizzato a livello europeo. In periodo di crisi le opere pubbliche sono fondamentali. Sul fonte interno l’Italia dovrebbe pretendere da Bruxelles una deroga per arrivare a spendere sino a 40 miliardi: l’avanzo nella nostra bilancia dei pagamenti. Un vasto programma di investimenti pubblici da concentrare nelle aree depresse del Sud».
Non si rischia di far aumentare la spesa pubblica e andare contro i diktat della Commissione europea?
«La spesa pubblica non deve essere aumentata, deve essere rivista. Sappiamo che la politica italiana è bravissima a trovare sempre nuovi motivi per impegnare risorse. Nel mio libro spiego attraverso un grafico che anche durante il governo di Monti siamo stati capaci di far corrispondere l’aumento della pressione fiscale a quello della spesa pubblica. Continuare a spendere aumentando le tasse vuol dire favorire la deflazione».
Il suo saggio si conclude con quattro lettere aperte destinate ai protagonisti della crisi: Junker, Draghi, Visco e Padoan. Le colpe più gravi?
«Al governatore della Bce Mario Draghi rimprovero di aver definito l’euro “irreversibile”. Una cosa senza senso visto che, essendo frutto di un trattato internazionale, è sempre revocabile. Non a caso, proprio in queste ore, abbiano notato che tanti Paesi dell’eurozona ritenevano possibile che la dracma tornasse a essere usata in Grecia. Anche Draghi, nel corso dei mesi, ha finito per rivedere questa sua posizione. Rimprovero poi a Draghi una serie di comportamenti incoerenti in materia di cambi e moneta. Venendo all’attuale ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, evidenzio il conformismo europeo delle strategie adottate dal governo Renzi. Politiche che stanno contribuendo ad affossare l’edilizia e, con essa, la crescita. Sarebbe poi fondamentale rivedere il ruolo della Banca d’Italia, un istituto oggi denazionalizzato che fa solamente gli interessi dell’Ue. Un atteggiamento deleterio per la nostra economia».

Di Matteo Mascia

Una risposta a PAOLO SAVONA, J’ACCUSE. IL DRAMMA ITALIANO DI UN’ENNESIMA OCCASIONE PERDUTA—RUBBETTINO 2015 + UN’INTERVISTA DI MATTEO MASCIA DELL’UNIONE SARDA ALL’AUTORE

  1. Donatella scrive:

    Riporto da “Il Fatto” del 24 maggio 2018 pag. 5 a cura di Luciano Cerasa delle dichiarazioni ( un po’ inquietanti secondo me) di Paolo Savona:
    “…Nel 1963- racconta Savona- in qualità di sottotenente di complemento nel Reggimento Leoni di Liguria a Sturla, Genova, zona politica calda, ho svolto esercitazioni nell’ambito del Piano OP (Ordine Pubblico), nell’ipotesi in cui lo Stato fosse attaccato da forze eversive. Il compito assegnato al sottotenente Savona era quello di occupare, o di liberare nel caso in cui fosse stata occupata dai “ribelli”, la sede RAI di Genova. Sono trascorsi meno di tre anni dai moti di piazza antifascisti contro l’ingresso del MSI nella maggioranza che portarono alle dimissioni del governo Tambroni e che videro proprio a Genova l’aperta rivolta di camalli e operai. Solo pochi mesi dopo, nel 1964, sventato il Piano Solo, un tentativo di colpo di Stato elaborato dal comandante dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni De Lorenzo…. ” Nel 1992- prosegue Savona- appresi direttamente da Francesco Cossiga i motivi dell’esistenza dell’organizzazione Gladio, i cui compiti si spingevano anche oltre il Piano OP, ma aveva lo stesso scopo del mio Piano B: prepararsi al peggio per tutelare la sicurezza dello Stato, dovere minimo di ogni appartenente ai gruppi dirigenti di un Paese per difenderne i principi costituzionali”. Tra questi compiti ” vi sono anche quelli dei servizi informativi e dei compiti operativi dell’intelligence che comprendono la materia delicata degli ” atti illeciti per fini leciti” da me analizzati e discussi con fior di giuristi nelle due commissioni di indagine sui Servizi ai quali ho partecipato”.

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