DONATELLA D’IMPORZANO CI FA CONOSCERE PADRE GIOVANNI LADIANA…GRAZIE !

 

 

 

DONATELLA D’IMPORZANO

 

Voglio segnalare un articolo de “Il Fatto” di mercoledì 23 maggio 2018, pag.9, autore Enrico Fierro:

 

 

” La pacifica invasione di padre Ladiana nella zone franche dei clan di Bari”: Giovanni Ladiana è un gesuita che si è fatto le ossa nelle periferie del sud: Librino a Catania e prima a Napoli, infine a Reggio Calabria dove, insieme ad altri,

Risultati immagini per movimento reggio non tace

ha fondato il movimento “Reggio non tace”.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 

www. facebook.com/ MovimentoReggioNonTace

https://www.facebook.com/MovimentoReggioNonTace/

 

Risultati immagini per GIOVANNI LADIANA IMMAGINE?

PADRE GIOVANNI LADIANA, GESUITA

 

Risultati immagini per GIOVANNI LADIANA IMMAGINE?

 

Autore di un bel libro,” Anche se tutti, io no”, pubblicato da Laterza, in ricordo della strage di Capaci ha lanciato una manifestazione a Bari che prevede l’invasione pacifica, da parte dei cittadini, dei luoghi di spaccio abituali, dove le mafie credono di farla sempre da padrone. Sarà nel Rione Libertà, quartiere popolare dove domina il clan più potente di Bari. Territorio difficile quello della periferia barese, dove la criminalità sa crearsi consenso offrendo soldi e lavoro. ” Andremo dove spacciano, nei luoghi dove credono di essere padroni. Faremo gli invasori pacifici per dire con voce ferma che la città è di tutti, che non esistono zone franche, regni del male dove legge e giustizia non possono entrare”– così annuncia la manifestazione in ricordo della strage di Capaci don Giovanni Ladiana.

Immagine correlata

BARI, il Rione Liberta’

Risultati immagini per bari rione della liberta'

BARI, il quartiere Liberta’

 

 

PRESENTAZIONE del libro DELLA CASA EDITRICE LATERZA:::

 

Nella Calabria dei silenzi e della paura, saccheggiata dalle cosche e dalla corruzione, tra gli animatori di Reggio Non Tace, il movimento di cittadini nato nel 2010 per lottare contro la ’ndrangheta, c’è Giovanni Ladiana, superiore dei gesuiti. Il suo è un cammino che a piccoli passi abbraccia latitudini spirituali lontane e geografie umane vicine: storie spesso di dolore e sofferenza, tra i malati, i barboni, i rifugiati, i più deboli; dal rione Scampia di Napoli al Librino di Catania, dai terremotati dell’Irpinia alle comunità dei villaggi messicani.
Mani da operaio, spirito da militante, con in mente i modelli di sant’Ignazio, padre Arrupe ed Etty Hillesum, Giovanni Ladiana continua a spendersi per la missione affidata da Paolo VI ai gesuiti: «Stare negli incroci della storia, ove vivono i crocifissi d’oggi».

 

UN BRANO DEL LIBRO::: PER GENTILE CONCESSIONE DELL’EDITORE::: 

 

 

  Inconciliabilità, scomunica e perdono. La posizione della Chiesa

I vescovi calabresi hanno affrontato la questione ’ndranghetista […] in un documento scritto nel 2007, che ha fatto seguito alle riflessioni e sollecitazioni dei partecipanti al convegno delle Chiese calabresi, intitolato «Il mio Sangue versato per tutti». In questo documento, oltre alla conferma della sanzione della scomunica, troviamo dettagliate indicazioni – rivolte ai cristiani presenti in tutti gli ambiti della vita culturale, sociale, politica ed economica – miranti a suscitare il dovere morale della formazione della Coscienza, in vista di scelte coerenti con il Vangelo e di contrasto aperto alla ’ndrangheta.

Inoltre, per la Pasqua del 2011, che precedette di poco le ultime elezioni amministrative a Reggio, su sollecitazione del Consiglio direttivo della Scuola diocesana di formazione socio-politica e delle Consulte – pastorale, presbiterale e delle aggregazioni laicali –, monsignor Vittorio Mondello scrisse una lettera ai cristiani della diocesi intitolata «Svegliamoci, laici cattolici reggini e calabresi», che chiamava alla responsabilità di far fronte alla «situazione d’evidente crisi morale e politica dell’Italia, della Calabria e di Reggio» e all’«emergere di situazioni amministrative pesanti, non trasparenti e difficili da sanare». Il vescovo aveva chiesto che la lettera fosse distribuita a tutti i cristiani, ma molti non ne hanno neanche sentito parlare.

I documenti affermano chiaramente l’inconciliabilità tra mafie e Vangelo e l’esclusione dalla comunione ecclesiale con la scomunica. Già questo non permette d’evocare il «perdono evangelico», come nel caso del peccatore che commette un’azione peccaminosa, e anche un delitto. Coloro che appartengono in qualsiasi modo alla ’ndrangheta, aderiscono idolatricamente a un’altra fede: a un dio della violenza e dell’affermazione assoluta del potere, non solo economico.

La loro scomunicasecondo il linguaggio di questi documenti, non è necessario venga sanzionata esplicitamente, avendo efficacia intrinseca per la sola appartenenza; e questo, per la dottrina tradizionale cattolica, implica che se costoro dovessero accostarsi ai sacramenti incorrerebbero nel peccato di «sacrilegio». Dunque, il perdono ai mafiosi e ai loro sodali, oltre che essere riservato a chi ne ha facoltà (perciò non può esser dato lecitamente e validamente da chiunque), comporta la necessaria rottura con l’organizzazione criminale, con tutte le ovvie conseguenze in termini di denuncia non solo dei propri delitti, ma anche del sistema criminale stesso, in quanto «struttura di peccato».

Ai documenti ecclesiali non si può chiedere maggiore lucidità di visione e chiarezza d’affermazioni; tuttavia essi non hanno prodotto grandi risultati né nell’impostazione delle catechesi, né a livello di pubbliche denunce dei sistemi criminali e delle conseguenze che producono nella nostra città, soprattutto per la vita dei più poveri, e neppure per quanto riguarda la condanna di comportamenti censurabili di uomini di Chiesa. Molti, anche tra i vescovi, si rammaricano che, data la capillarità della presenza della Chiesa sul territorio, ci si potrebbe aspettare maggiore incisività sul piano della formazione della Coscienza cristiana e nel contrasto al fenomeno criminale; una formazione che non è solo la conoscenza della dottrina sociale cristiana, ma soprattutto evangelica e cristologica e, in collaborazione con altre «agenzie» educative, antropologica.

Un segno di questo ritardo è che, mentre in campo laico la ’ndrangheta con le sue tradizioni e implicazioni antropologiche, economiche, politiche, culturali è sempre più analizzata, in campo cattolico gli unici studi organici sulla relazione mafie-religione risalgono agli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, nonostante i processi degli ultimi anni abbiano svelato numerose commistioni.

Queste riflessioni mi hanno sollecitato ad affrontare alcune urgenze, che ho individuato nei fatti, ma anche perché “premono” alla Coscienza: per tenere accesa, nella notte, la lampada che mi consenta i passi possibili anche nel buio. E così ho iniziato a fare qualche proposta, che mira non a risolvere i problemi, ma a favorire la crescita della responsabilità della Coscienza personale e sociale. Io credo che nel mondo cattolico occorra agire anzitutto nella formazione di sacerdoti, seminaristi, consigli pastorali, catechisti e formatori, in parrocchie, associazioni e movimenti. Può essere questo il ruolo delle scuole di formazione socio-politica, che non consiste nell’offrire candidati ai partiti, ma nello svegliare le Coscienze. Soprattutto penso sia necessario impastare questa terra con la Scrittura, per cogliere le domande che l’oggi ci pone, sull’esempio di padre Carlo Maria Martini.

[…]

La scomunica e gli inchini

Il 21 giugno 2014, proprio in Calabria c’è stata una grande novità, che rappresenta una specie di spartiacque da cui non sarà possibile tornare indietro.

Immagine correlata

Risultati immagini per CASSANDO DELLO IONIO

CASSANO DELLO IONIO

Papa Francesco è venuto a Cassano dello Ionio per chiedere scusa personalmente ai cristiani della diocesi, perché aveva nominato il loro vescovo come segretario generale della Cei; ma ha detto anche che andava a Cassano a causa di due episodi bestiali che erano avvenuti lì.

Il 19 gennaio, Nicola (Cocò) Campolongo, un bimbo di 3 anni, era stato ucciso con un colpo di pistola nella fronte e il suo corpo era stato bruciato con la benzina; era in macchina coi nonni e il motivo dell’agguato sembra essere stato il mancato pagamento d’una partita di droga. Meno di due mesi dopo, nella stessa diocesi era stato ucciso a sprangate un sacerdote, noto per la sua disponibilità ad accogliere e aiutare chi gli si rivolgeva.

In quell’occasione è avvenuto qualcosa di simile a quanto accadde quando papa Giovanni Paolo II andò ad Agrigento e poco prima della Messa nella Valle dei Templi incontrò i genitori del giudice Livatino e pronunciò a braccio l’anatema nei confronti dei mafiosi. Anche papa Francesco poco prima della Messa ha incontrato i parenti di Cocò e, sollevando gli occhi dall’omelia scritta, ha esplicitato la scomunica:

” La ’ndrangheta è adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no! Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati! Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro, s’apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione. Quando non s’adora il Signore si diventa adoratori del male, come lo sono coloro che vivono di malaffare, di violenza; la vostra terra, tanto bella, conosce le conseguenze di questo peccato. La ’ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna dirgli di no. La Chiesa che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi. Ce lo chiedono i nostri giovani, bisognosi di speranza [in corsivo le aggiunte a braccio]. ”

Dai documenti ufficiali delle Chiese siciliana e calabrese, ma anche da altri interventi, in sostanza la scomunica era stata pronunciata. Allora in cosa consiste la novità dell’intervento di papa Francesco? Sicuramente è una novità il fatto che a comminare la scomunica sia stato il papa; ma, soprattutto, per la prima volta la motivazione della scomunica è data dall’appartenenza dei mafiosi a un sistema che è altro e alternativo alla comunità ecclesiale, e che li pone al di fuori di essa. Finalmente, grazie a queste parole, non si potranno cercare alibi per comportamenti blandi o compromissori. Prova ne è che in alcune carceri i mafiosi condannati hanno recepito con chiarezza la loro esclusione dalla Messa.

Inoltre, per alcuni episodi verificatisi successivamente, è caduto anche l’alibi di chi si giustificava di non poter applicare la scomunica affermando che era impossibile dichiarare mafioso chi non è condannato come tale dal giudizio definitivo d’un tribunale. Una giustificazione debole, peraltro, perché soprattutto per chi è radicato nel territorio è pressoché impossibile non conoscere gli appartenenti alle varie cosche, giacché entrano nella vita quotidiana di tutti; per individuarli non c’è bisogno di essere magistrati o carabinieri.

Questi fatti hanno mostrato che la chiarezza è possibile, oltre che necessaria. Il 2 luglio 2014 a Oppido Mamertina, durante la processione della Madonna delle Grazie, i portatori hanno sostato e fatto inchinare la statua dinanzi alla casa d’un boss; cosa che è avvenuta in altre due processioni. I vescovi calabresi hanno espresso condanne pubbliche, prospettando anche sanzioni. E questa decisione – che forse non sarebbe stata di questa portata senza le parole del papa e senza quei gravi episodi – ha costretto tutti a percepire la necessità d’una svolta chiara (che il vescovo di Reggio aveva deciso sin dal febbraio).

Interpellato su queste vicende, ho provato ad ampliare la riflessione, avendo l’impressione che le considerazioni che emergevano sulle relazioni tra Chiesa e ’ndrangheta fossero ferme a molti anni fa. Credo che la secolarizzazione, ormai diffusa anche nel Sud, abbia molto ridotto l’influsso della Chiesa sulla vita della maggioranza dei cittadini, anche nei piccoli paesi, e che non si tenga conto degli effetti della secolarizzazione anche negli ambienti ’ndranghetisti, i quali non cercano più principalmente in ambienti ecclesiali il consenso sociale. Questo, invece, è cercato e lo si riceve soprattutto negli ambienti economici, politici, professionali e nei circuiti ristretti che sono diventati veri centri di potere.

Del resto, le parole di papa Francesco mi paiono inequivocabili: esse, infatti, si rivolgono non solo agli appartenenti all’ala militare della ’ndrangheta, ma – cogliendo in pieno la sua vera realtà di centro di potere – anche a coloro che partecipano al sistema ’ndranghetista. Giova ripeterle:

Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro, s’apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione. Quando non s’adora il Signore si diventa adoratori del male, come lo sono coloro che vivono di malaffare, di violenza; la vostra terra, tanto bella, conosce le conseguenze di questo peccato.

Queste affermazioni, dunque, danno alla realtà della scomunica un perimetro non circoscritto soltanto a chi commette omicidi, rapine, traffici, ma comprende anche coloro che, nel nome della ricerca del potere, continuano a fare affari con i sistemi criminali, servendosene o asservendosi. E ciò avviene talvolta anche attraverso quei silenzi che, di fatto, ottengono forme di guadagno sia pure minime.

Per questo mi convinco sempre più che la dimensione della gratuità debba essere un valore assoluto, per chi lotta contro la ’ndrangheta, perché si tratta d’una lotta di libertà e di responsabilità.

Giovanni Ladiana, Anche se tutti, io no

________________

Giovanni Ladiana, superiore dei Gesuiti di Reggio Calabria, è tra gli animatori di Reggio Non Tace, l’associazione di cittadini nata nel 2010 per lottare contro la ’ndrangheta e contro le sue molteplici complicità, coperture e connivenze.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *