DONATELLA D’IMPORZANO HA VISTO IL FILM DI CAO HAMBUIRGER, L’ANNO IN CUI I MIEI GENITORI ANDARONO IN VACANZA DEL 2006–

 

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MAURO

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TRE PEZZI DI SEGUITO…

 

 

 

RECENSIONE DI DONATELLA::: 

 

Voglio segnalarvi un film, che ho visto ieri su TV 2000, quella del Vaticano: ” L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza”, Brasile 2006, regista Cao Hamburger, attori: Michel Joelsas, Germano Haiut. Titolo originale: O ano em que meus pais sairam de férias.  Anni ’70:

Mauro, 12 anni, vive a San Paulo con i genitori, che sono costretti a fuggire per motivi politici ( sono gli anni della dittatura). Lasciano il ragazzino, come d’accordo, al nonno, dicendo al figlio che si prendono una vacanza ma che torneranno per vedere insieme le partite della Coppa del Mondo, che si tiene in Messico. La realtà intanto è cambiata: il nonno che doveva accogliere il nipote muore per infarto mentre è al lavoro e il ragazzo rimane per ore davanti all’appartamento dove ormai il nonno non potrà più tornare. Tra incomprensioni e malumori vari, un vicino, ebreo come il nonno, si accorge di Mauro e comincia a prendersi cura di lui. Il posto è un quartiere multietnico, che ospita una comunità ebraica numerosa e vivace. Ci si stupisce che il ragazzo non sia stato circonciso, ma si fa a gara nell’ospitarlo a pranzo. Mauro aspetta con ansia i suoi genitori, sperando che tornino per vedere insieme le partite del Brasile. Nonostante questo pensiero fisso, si amalgama con la spensieratezza dell’età alla banda di ragazzini suoi vicini. La nota dominante è il tifo per la magnifica squadra brasiliana, che unisce in un abbraccio gioioso tutte le diverse etnie che compongono San Paolo. Perfino i severi anziani ebrei, con il loro rabbino, danzano festosi ad ogni gol di Pelé. Mauro trascorre così un’estate memorabile ( il Brasile campione del mondo per la terza volta a Città del Messico contro l’Italia), si apre ad una realtà dolorosa ( l’assenza dei genitori, la polizia che reprime con violenza ogni manifestazione di dissenso, gli studenti dell’Università Cattolica di San Paolo catturati e picchiati, la paura di non potere mai più rivedere i suoi cari). L’altra faccia del reale è anche la freschezza della gioventù, che si apre ai primi misteri della vita: la sessualità, la voglia di stare con i compagni di gioco, il bisogno di indipendenza dagli adulti ma allo stesso tempo la richiesta muta di protezione. Il film è tutto giocato su questi due piani: la tragedia e l’ironia, la storia dei generali e la storia dei giovani che si affacciano alla realtà. Anche la fine del film, quando Mauro apprende dalla madre, fortunatamente scampata alla brutalità dei militari, che il padre è stato ucciso, il racconto non prende mai una piega fortemente drammatica: il dramma è nella vita stessa, che continua a scorrere con i suoi momenti di spensieratezza e di tragica follia. Interpreti del film, oltre al sensibile e vivace ragazzo: il signore coetaneo del nonno che si occupa di lui come se fosse un nipote e il vicinato, fatto di ebrei, italiani, arabi diventati tutti brasiliani nel nome della splendida Nazionale di calcio.

 

 

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CAO HAMBUGER, nome d’arte di Carlos Império Hamburger, nasce a Sao Paulo nel 1962-è regista e produttore cinematografico brasiliano di origini ebree. Vive la sua infanzia a Sao Paulo, nel quartiere del Butanta, un quartiere molto eterogeneo dal punto di vista economico. Produce film sia per la TV che per il cinema.

L’ultimo suo film, di cui si trova notizia su Internet, è un film del 2012: Xingù, che racconta la storia dei fratelli Orlando, Cláudio e Leonardo Villas Bôas, esploratori della regione brasiliana dello Xingu negli anni quaranta e ideatori del Parco Indigeno dello Xingu.  Il Parque Indígena do Xingu (in italiano: “Parco Indigeno dello Xingu”) è una riserva territoriale creata per alcuni popoli indigeni e situata a nord dello Stato brasiliano del Mato Grosso nella zona del fiume Xingu. Fu creata nel 1961 per volere del presidente Jânio Quadros e risultò la prima riserva indigena omologata dal governo brasiliano e la prima concreta applicazione del principio di riconoscimento delle terre indigene ai loro abitanti originali. I principali realizzatori del progetto furono Orlando (1914-2002), Cláudio (1916-1998) e Leonardo Villas-Bôas (1918-1961).

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