BOLOGNA, REPUBBLICA DELLE IDEE, MARIO CALABRESI INTERVISTA L’EX PREMIER PAOLO GENTILONI —VIDEO INTEGRALE

 

 

REPUBBLICA.IT / REPUBBLICA DELLE IDEE / BOLOGNA  8 GIUGNO 2018

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L’appello di Gentiloni: “Costruiamo subito un progetto di alternativa”

L'appello di Gentiloni: "Costruiamo subito un progetto di alternativa"

Paolo Gentiloni con Mario Calabresi (eikon)

L’ex premier intervistato da Mario Calabresi a Repubblica delle Idee. “In Europa i migliori amici dell’Italia sono il formidabile riformismo di Macron e l’equilibrio della Merkel”. Ricorda il migrante ucciso in Calabria: “Sacko era uno di noi, dobbiamo dirlo”. E alla sinistra dice: “Abbiamo perso perché abbiamo frequentato troppo i vincenti della globalizzazione e non quelli che sono rimasti indietro”

VIDEO INTEGRALE—durata: UN ORA CIRCA

di SIMONA CASALINI

 

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: “Necessario capire come combinare globalizzazione e innovazione tecnologica con la tutela delle persone. Ci siamo un po’ troppo dilettati con persone vincenti: abbiamo frequentato quelli che ce la fanno e non quelli che sono rimasti indietro” http://larep.it/2JmSsac 

Sul nuovo governo? “Mi preoccupa – ha detto l’ex premier – che la reputazione internazionale ed economica del paese, costruita con tanta fatica, sia stata abbassata in due settimane e mi chiedo quanto ci costerà tutto questo accavallarsi di minacce e promesse. Tutto ciò senza che il governo abbia ancora preso nessuna decisione. Vogliamo andare avanti così? Con i ministri che fanno campagna elettorale in giro? Prima o poi dovranno governare oppure corriamo il rischio di farci davvero male”. “Faccio gli auguri a Conte per il G7 – ha aggiunto – ma non ho consigli da dargli. La penso in maniera sideralmente diversa dal suo governo ma mi auguro che l’Italia al G7 faccia l’Italia. L’ultima cosa che ci possiamo permettere è quella di presentarci come l’Italia che tradisce i suoi fondamenti, la sua politica estera, la sua collocazione internazionale. E nessuno ha diritto di distruggere i pilastri fondamentali del nostro meraviglioso paese, mentre togliere le sanzioni alla Russia può diventare pericolosissimo”.

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G7 in corso, quindi, con Trump che se ne andrà via prima, con uno sgarbo istituzionale non da poco. “Ma servono davvero questi vertici internazionali, sono luoghi che hanno ancora un senso?” così il direttore. “Il multiculturalismo è roba faticosa, ma… teniamocelo stretto! Ho paura di un mondo dove ognuno fa quello che crede, che pensa solo all’utile del proprio paese. E questi vertici sono incontri che durano ore, ma ci sono sette, otto persone, grandi professionisti, seduti intorno a un tavolo che cercano soluzioni con un linguaggio comune. Non buttiamoli via, anche se purtroppo vedo che sono diventati uno strumento in declino perchè i paesi tornano alla sovranità nazionale, ai nazionalismi ottusi. E anche noi andiamo in scia, proprio noi che storicamente viviamo di aperture, di commerci, di buoni rapporti con vicinato, di multilateralità, di principi di soft power (molto citato anche da Prodi ndr). Ma gli italiani, in un mondo cattivo e contrapposto, hanno soltanto da perdere”.

“Noi – dice – siamo contrari alla riforma di Dublino per ragioni opposte a quelle degli ungheresi, degli austriaci e dei polacchi. Se l’Italia sceglie come alleati chi pensa che rifugiati devono essere trattenuti nei Paesi di primo arrivo, auguri all’Italia. A noi serve più solidarietà e più impegno europeo sui migranti. Non possiamo saldarci con chi dice: “I migranti restino nei Paesi dove arrivano, e quindi nei paesi del Mediterraneo'”. “I nazionalismi – ha aggiunto – hanno ripreso quota e l’Italia di questo si deve preoccupare. Abbiamo bisogno di mondo dialogante, non di contrapposizione nel quale avremmo solo da perdere”. E gli attacchi alla Tunisia dove ci portano? lo incalza Calabresi. “A farci ancora male. La Tunisia è un paese libero, composto al quaranta per cento da donne, democratico, con cui collaboriamo da più di dieci anni. Bisogna aiutarlo, non insultarlo”. Epperò, chi sono ancora in questa Europa affaticata i migliori amici dell’Italia?” chiede il direttore Calabresi e la risposta di Gentiloni non ha indugi: “Il formidabile riformismo europeo di Macron e l’equilibrio in politica estera della Merkel. E c’è un fortissimo bisogno dell’Italia nella dialettica tra Germania e Francia”.

Quanto alle ultime aperture a Putin, Gentiloni ribadisce che è “una strada pericolosissima”, di cui forse non si conoscono le conseguenze. “Siamo sempre accusati di essere un paese ballerino ma in fondo in settant’anni siamo rimasti un paese profondamente europeista e alleato degli Usa che ci hanno liberato dal nazi-fascismo. Altro discorso è un’apertura di dialogo con Mosca, cosa che provai a fare in sede Nato insieme al ministro degli esteri tedesco. Sapete cosa successe? Che si ribellarono gli altri paesi baltici, sì proprio quelli amici di Salvini. E quindi mi chiedo. Come si fa a stare contemporaneamente con Orban e con Putin?”.

E perchè Salvini è così fascinato da Putin così come lo fu Berlusconi? gli chiede Calabresi. “Forse per il fascino cupo dell’ombra del sovranismo che si aggira, una certa nostalgia muscolare degli imperi, quello inglese, quello ottomano, quello russo, persino l’impero austriaco. Ma io mi chiedo, cosa c’entra l’Italia con tutto questo? A casa nostra vogliamo affermare affermare l’impero di Ponte di Legno?!?”. E scatta l’applauso, solidale, partecipato.

Torna il tema della sinistra, con la domanda più diretta. “Perchè dal 40% delle Europee siete passati al 19% di marzo?” “Abbiamo perso un appuntamento fondamentale col referendum 2016, ed è stato un trauma, le sinistre in tutto il mondo sono perdono, e ci siamo intrattenuti troppo con le classi vincenti della globalizzazione tralasciando chi è restato indietro. Cito Kennedy, “l’onda della marea, non fa alzare tutte le barche”, e noi non le abbiamo spinte abbastanza. Ma da qui si riparte”.

Si va verso la chiusura del dibattito, e la domanda appare più leggera. “Poi è riuscito a mangiare il pesce ad Anzio?” gli chiede Calabresi, riferendosi alla risposta che dette Gentiloni pochi giorni dopo la disfatta elettorale su cosa avrebbe fatto a breve termine. “Sì, ci sono andato con mia moglie, ho mantenuto la promessa. Ma ho fatto anche campagna elettorale. Domenica si vota in una ventina di Comuni, alcuni anche grandi, e altri più piccoli come questa cittadina del litorale che mi è molto cara. Un appuntamento che coinvolge un numero di elettori italiani dieci volte più grande degli abitanti della Valle d’Aosta (regione ultima spina nel fianco elettorale del Pd ndr).  Ecco, questo può essere un importante test per gli elettori di sinistra, anche per quelli che a marzo non hanno ci votato per dispetto ma che si sono ritrovati Salvini al governo”.

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