PIERO COLAPRICO, REP. 24 GIUGNO 2018, pp. 1-26 ::: MILANO, 10MILA ALLA TAVOLATA MULTIETNICA ::: ” SARA’ MILANO L’ANTI-SALVINI ” ++ foto di provenienze varie, segnate quando possibile…

 

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Anche l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha portato un saluto agli oltre 10 mila ospiti di ‘Ricetta Milano’, il pranzo multietnico promosso …Lettera 43

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REPUBBLICA DEL 24 GIUGNO 2018

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SARÀ MILANO L’ANTI-SALVINI

Piero Colaprico

 

Mai, sino a ieri, il sindaco Beppe Sala era stato così “pop”, con le centinaia di selfie che ha fatto lungo i tavoli, ricchi di sapori e colori creati in ogni angolo del mondo. Come se fosse iniziata non una nuova campagna elettorale, ma quasi una guerra di posizione che si chiama “Ricetta Milano”: ricetta che vale come nome della tavolata solidale con i migranti e 10 mila persone, ma vale anche come ricetta per un partito, il Pd. «Il mio atteggiamento personale non sarà quello di demonizzare il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, perché non mi interessa. Lo voglio battere con le idee dimostrando che a Milano si può, e lo batterò con il vostro aiuto», ha detto Sala dal palco e, al momento, non può essere più esplicito. Oggi sindaco, domani chissà.

Mai, sino a ieri, l’arcivescovo Mario Delpini, che gira alla larga dai partiti, s’era schierato così platealmente, così religiosamente, così politicamente sulla “ Milano benedetta” perché — così ha detto dal palco, chiamandola per nome, come se fosse una persona — « Milano sei capace di dare da mangiare a tutti quelli che arrivano, dai voce a quelli che non hanno voce e dai soccorso a quelli che non hanno soccorso». Un discorso che richiama le beatitudini del Vangelo: beati gli ultimi e beati gli affamati, che saranno saziati.

Mai, sino a ieri, sul fronte opposto, Matteo Salvini se n’era stato totalmente zitto. Fa impressione questo onnisciente Salvini che per una volta resta muto per ore e ore, che tiene la bocca chiusa su questa Milano di sinistra, questa metropoli del Nord che si mostra molto lontana dalle parole d’ordine della Lega: pare che il ministro dell’Interno abbia dato esplicito ordine ai suoi di non reagire e non dare spazio alla tavolata. Troncare, sopire.

E mai, sino a ieri, in Italia è stato possibile organizzare una festa multietnica come questa, un percorso di tavoli da record, con una quantità di piatti e di geografie gastronomiche superiore alla Fiera del turismo. L’incontro di ieri è diventato un pic-nic politico, di condivisione: non tanto e non solo del cibo e del sabato di relax, quanto di un modo di vivere. «Le paure ci sono, tutti le hanno, anche io. Milano però — ha detto Sala — le paure le gestisce, non le butta addosso agli altri. Milano non ha paura della diversità, ma ci costruisce sopra il futuro, lo facciamo da 26 secoli: questa magnifica città è arrivata dove è arrivata integrando e mettendo assieme le qualità di tutti noi. Quindi affrontiamo le nostre paure e amiamo la diversità».

Milano, in effetti, sembra essersi trasformata con Expo. Le nuove costruzioni, l’aumento della popolazione giovane, i progetti innovativi sulla ricerca come Technopole, persino le week — le settimane dedicate ai libri, alla musica, alla cultura, alla scienza, alla fotografia — ne hanno cambiato rapidamente il volto, che è adesso meno austero e molto più vivace. E, a dispetto di ogni “politica della paura”, se uno esce la sera sui Navigli, fa fatica a camminare, tante sono le persone che girano per le strade e per i locali. Una città internazionale, dove ancora circolano soldi e possibilità di lavoro, e dove il volontariato è diffuso, presente, attivissimo, è quindi la città che ha prodotto, unica roccaforte della sinistra, prima il sindaco Giuliano Pisapia, poi il sindaco Sala. In un comizio a Cinisello, Matteo Salvini si rammaricava di questa “resistenza” milanese: certo, nessuno può prevedere se e quanto reggerà, sotto la spinta dell’onda gialloverde, ma nel frattempo giornate come ieri non lasciano spazio a equivoci. Come dice l’arcivescovo: «Benedetta sei tu, Milano, per i multicolori volti della tua gente; benedetta sei tu, Milano, perché hai tanti luoghi dove la gente s’incontra e può far festa».

UN ALTRO ARTICOLO, SEMPRE DI REP. 24-06-2018, SULLA TAVOLATA MULTIETNICA / DI BRUNELLA GIOVARA A PAG. 5

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