DONATELLA D’IMPORZANO CI RIFERISCE DI UNA RICERCA SU ” I GIOVANI E LA VIOLENZA IN AFRICA ” DI INTERNATIONAL ALERT, ONG CON SEDE A LONDRA—DA IL FATTO 8 LUGLIO 2018, PAG. 4

DONATELLA D’IMPORZANO

Su “Il Fatto” di domenica 8 luglio 2018 pag. 4, a cura di Andrea Valdambrini, viene riportato uno studio appena pubblicato da International Alert, ong con sede a Londra. Scritto da Luca Raineri, ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, e coordinato da Marco Simonetti, responsabile per l’Africa occidentale dell’organizzazione non governativa, lo studio dal titolo “If victim become perpetrators” ( ” Se la vittima diventa il carnefice ” )indica come la crescita dell’estremismo violento in alcune regioni del Sahel centrale (Mali, Burkina Faso e Niger) rappresenti la reazione all’incapacità dei governi di offrire sicurezza e servizi alle popolazioni locali.

La ricerca si basa su numerose interviste a persone di etnia Fulani, gruppo di pastori seminomadi diffuso in tutto il Sahel occidentale. I giovani Fulani sempre più si uniscono ai gruppi armati jihadisti, che rappresentano da parte loro il maggior problema per la sicurezza di molte importanti aree di questo territorio. Lo studio ha rilevato che a volte è la parte più ricca o la meno religiosa della popolazione ad aderire ai gruppi jihadisti. Il fattore più rilevante che spinge i giovani all’estremismo è rappresentato dalla percezione di abusi talvolta banali, talvolta drammatici da parte dei governi. Questa risposta conferma i risultati di ricerca di altre aree in Africa, come quelle interessate da Boko Haram e al-Shabaab. Da ciò consegue che dare assegno in bianco a forze di sicurezza percepite dalle popolazioni locali come abusive rischia di aggravare il problema e non di risolverlo. Come sintetizza un rappresentante della società civile nigerina citato nel rapporto Alert, le ingiustizie ” generano maggior frustrazione del jihadismo stesso”. Si tratta di un atto di accusa contro un approccio esclusivamente securitario e al tempo stesso di un invito alla cautela rivolto alla comunità internazionale che finanzia i G5 Sahel. Le Nazioni Unite hanno ripetutamente denunciato decine di casi recenti di esecuzioni sommarie da parte delle forze armate governative del Mali, impegnate nella repressione anti-islamista. ” L’estremismo violento tocca la vita di milioni di persone nel Sahel. ma essenzialmente la risposta militare ha finora fallito nel tentativo di ridurre la violenza e ha invece indebolito le comunità tradizionali nel loro tessuto sociale”, ribadisce il responsabile Marco Simonetti dell’area West Africa di Alert. ” L’opzione militare e repressiva non ha fatto che aumentare la violenza. Se vogliamo stabilizzare la regione è necessario che i governi offrano servizi e sicurezza alle popolazioni locali”.

 

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