UNA PAROLA AL GIORNO. IT — ANAMNESI —

 

 

UNA PAROLA AL GIORNO—14 LUGLIO 2018

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Anamnesi

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a-nam-nè-si o a-nàm-ne-si

SIGNIFICATO ::: Nella filosofia platonica, conoscenza che consiste nel ricordo delle idee eterne contemplate dall’anima prima della nascita; in medicina, raccolta di notizie sullo stato di salute passato e sulle abitudini del paziente e dei suoi familiari a fini diagnostici; parte della messa che segue la consacrazione, in cui si ricordano la passione, la risurrezione e l’ascensione di Cristo

voce dotta recuperata dal latino tardo anamnèsis, dal greco anàmnesis‘ricordo’, derivato di anamimnéskein ‘ricordare’.

Forse è uno dei passaggi più suggestivi della dottrina di Platone, altro che metà della mela: la conoscenza non costruisce via via qualcosa di nuovo, ma ricostruisce via via qualcosa di dimenticato. Durante la sua esistenza precedente alla nascita, l’anima contempla e conosce direttamente le idee dell’iperuranio – le forme prime, archetipiche, di ogni ente terreno reale o concettuale – dall’albero al teorema alla virtù. Le idee non sono solamente il fondamento dell’esistente (la loro sostanza è imperfettamente riflessa nel mondo, e lo sorregge – il mondo ha radici in cielo), ma sono anche la chiave della sua conoscenza: l’azione conoscitiva umana è tutta e solo un riconoscere, riconoscere i tratti di quelle idee prime di cui portiamo un ricordo altrimenti inaccessibile. Questa ricordanza, questa reminiscenza, porta il nome di ‘anamnesi’. Fastigio bellissimo, guglia splendida degli albori della nostra cultura, anche se tanto specifica che non ci ritroviamo a parlare spesso di anamnesi. Almeno, non in senso platonico.Perché c’è un ambito non filosofico (anzi diciamo solo parzialmente filosofico) in cui questa parola va molto forte, e in cui la troviamo spesso (e a ben vedere è anche quello in cui, all’inizio dell’Ottocento, si è attestata in italiano): quello medico, sontuoso bacino moderno dell’antica lingua greca. Qui l’anamnesi è la storia clinica di un malato, una raccolta di notizie che annovera patologie sofferte, abitudini di vita, e stato di salute e precedenti familiari – un memoriale utile ed eloquente, spesso essenziale per formulare diagnosi. Un uso elegante e incisivo: in questo caso, in seria parodia senza metafisica, ricordare è davvero conoscere. Anche se a rigor di Platone chi fa un’anamnesi lo fa per via dell’anamnesi che… ma non ci impelaghiamo.

Infine – e sempre in tempi recenti! – ‘anamnesi’ è anche diventato nome dotto di quella parte della messa che segue la consacrazione, in cui la liturgia ricorda la passione, la risurrezione e l’ascensione di Cristo, e rivolge l’offerta al Padre. Qui c’è il ricordo, non la componente di conoscenza.

Nota ultima: va bene dire sia anamnèsi sia anàmnesi. Quest’ultima è un’accentazione alla greca, l’altra alla latina.

 

Parola pubblicata il 14 Luglio 2018

 

 

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