CESARE DE SETA ( NAPOLI, 1941 ), LE STANZE SEGRETE DELLA PITTURA

 

 

7/8/2018

TERZAPAGINA

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Le stanze segrete della pittura

CESARE DE SETA

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Cesare de Seta (Napoli1941) è uno storico dell’architettura e saggista italiano.

La pittura è un modo per rappresentare un dato reale in oggetti visibili, di qualsivoglia natura e con i mezzi più diversi. La verosimiglianza è la meta da perseguire con la matita, il pennello, lo scalpello o la fotocamera. Con l’arte astratta questa ambizione, connaturata alla storia della civiltà, sembrò entrare in crisi e, secondo alcuni studiosi, sul finire del Novecento era giunta alla sua fine. Profezia smentita dai fatti. Ma la domanda “che cos’è la pittura” nella sua apparente semplicità è molto più insidiosa perché implica un complesso di concetti che sono di natura filosofica e storica, critica e epistemologica. A Che cos’è la pittura? dà una risposta articolata in un saggio (Einaudi) Julian Bell, che è un rinomato pittore ed è anche uno storico e critico d’arte che ha scritto numerosi libri e insegnato in prestigiosi college anglosassoni.

In sei capitoli molto densi, quel che colpisce è in primo luogo il fatto che l’autore non rispetti un ordine cronologico, né i canoni tipici della storia dell’arte — come lui stesso ha fatto in altri libri — ma privilegi una scansione tematica. Si pone domande molto ben articolate: esiste qualcosa che unifica quel che chiamiamo dipinti? Bell si chiede quali siano i valori e i significati della millenaria pratica del dipingere che restano ancora vivi oggi. Le domande assai spesso sono retoriche perché implicano già una risposta e in questo l’autore mostra una apprezzabile intelligenza visiva nell’associare ai testi e alle risposte un apparato iconografico pertinente. Il primo dei capitoli, dal titolo “Immagini e segni”, dipana il suo filo dalle sculture egizie alla “Veronica” bizantina del XII secolo, fino alla fotografia. Al suo avvento rivoluzionario sembrò che la fotografia dovesse soppiantare la pittura, ma ciò non avvenne perché essa anzi contribuì a rendere ben più pregnante la rappresentazione di un tema, arricchendo le sensazioni e la conoscenza della realtà raffigurata. La “sensazione” sfida la rappresentazione della luce nelle tele di Monet o di Cézanne e all’espressione è dedicato il quarto capitolo. In modo provocatorio, Bell parte dalla Merda d’artista (1961) di Piero Manzoni a cui segue una Flagellazione di Cimabue con le incisioni di Le Brun sulle espressioni delle passioni dell’animo (1727). Ma espressioni sono anche quelle delle vedute di Whistler, quando raffigura il Tamigi (1780) in una Londra mangiata dallo smog. Allo stesso modo, Vincent van Gogh, in Camera da letto di Arles (1889), fa esplodere il colore conferendo alle tele un significato emozionale perché, scrive il pittore, qui “il colore deve far tutto”. Sarà l’inizio di una ricerca che troviamo nei cubisti e nei fauve: Vasilij Kandinskij, in Composizione VI (1913), frantuma ogni rapporto con la figurazione, sia pur deformata dei cubisti, dei futuristi e degli espressionisti.

Quella del russo è una via aperta da cui non si tornerà più indietro, come testimonia il Quadrato Nero di Kazimir Malevi? La crisi dell’arte contemporanea è aperta. Alberto Burri con Sacco 5P (1953) manda all’aria tutti gli strumenti tradizionali del dipingere: prende un sacco, vi incolla dei tessuti e dipinge con l’acrilico un macchia rossa: unico colore presente.

Non sono che alcuni dei tanti riferimenti che Bell propone al lettore, con una tale varietà di temi che non è agevole seguire i meandri del suo cervello. Né è utile una lettura in sequenza delle pagine dalla prima all’ultima perché si è costretti ad andare in avanti o indietro.

Quello di Bell è un gioco degli specchi che ci rimandano immagini, dati, fatti, opere e pittori che vanno dal passato remoto al contemporaneo. Sul finire del libro, consapevole delle difficoltà a cui va incontro il lettore anche non digiuno di tali argomenti, ci offre a pagina 231 una “Bussola della pittura” da lui disegnata: sono sei cerchi, attraversati da due assi perpendicolari: su di essi si legge da un lato “segno o primo tocco”, dall’altro “spirito”; nell’altro asse si legge “lavoro o creazione /produzione”, sull’altro lato “morte”. Il cerchio più ampio dei sei è segnato in alto da “denaro”, e all’opposto da “teoria”, in orizzontale “arte/museo” e “mercato/fiera di paese”.

Il quinto anello ha come temi “oggetto”, “rappresentazione”, “estetica”, “effetto visivo”. Si potrebbe continuare nel seguire la bussola-puzzle di Bell, che meritava di esser posta in esordio, ma forse è più utile in questo navigare pittoresco riferire le conclusioni nell’ultima pagina: “Questo volume è pensato come un libro illustrato.

Le illustrazioni sono state selezionate nella speranza di dischiudere al lettore il mondo della pittura. La concezione della storia della pittura alla quale fanno riferimento queste immagini è strutturata, più che come un albero, come un cespuglio di rovi, con innumerevoli centri di attenzione localizzati”. I rovi hanno delle spine e ad avvisare il lettore è lo stesso Julian Bell.

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