III PARTE::: 81° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEI FRATELLI ROSSELLI (GIUGNO 2018)::: IL DOPOGUERRA, L’INCONTRO CON SALVEMINI, IL SOCIALISMO + FOTO DELL’ARCHIVIO DELLA FAMIGLIA ROSSELLI ++ SALVEMINI E L’UNITA’

 

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LA MOSTRA A CUI SI ALLUDE NEL LINK E’ QUESTA:::

 

PANNELLO N. 3

IL DOPOGUERRA, L’INCONTRO CON SALVEMINI, IL SOCIALISMO

La guerra finisce. Nel novembre 1919 in Italia si svolgono le prime elezioni con il sistema proporzionale a suffragio allargato che segnano una schiacciante vittoria dei socialisti.

Carlo ha sostenuto la lista democratica-repubblicana combattente e, come molti giovani amici commilitoni, non condivide le posizioni massimaliste di Giacinto Menotti Serrati, che rappresentano la maggioranza del Partito Socialista Italiano, né, tantomeno, il fanatismo del nascente movimento fascista. Dopo essere stato trattenuto al Comando di Asiago fino al 18 febbraio 1920, giorno del suo congedo, torna a Firenze, ma il giovane Rosselli appare disorientato.

Il suo atteggiamento verso la guerra sta infatti mutando rispetto al periodo bellico e all’esperienza militare, sia per gli esiti della Conferenza sulla pace, nella quale gli interessi delle singole potenze vengono anteposti ai valori per cui tanti italiani hanno combattuto, sia per l’influenza esercitata su di lui da scrittori pacifisti francesi quali Henri Barbousse e Romain Rolland. Il 1920 si chiude con la condanna definitiva da parte di Carlo del ricorso alla guerra e dell’azione svolta dal movimento interventista.

Di lì a poco il giovane conosce Gaetano Salvemini, per il tramite del fratello Nello, che gli ha chiesto consigli per la sua tesi in storia. Per i fratelli Rosselli, Salvemini diventerà costante punto di riferimento e guida morale, culturale e politica.

Nel gennaio 1921 Carlo partecipa al Congresso socialista di Livorno, dove si consuma la scissione tra socialisti e comunisti. Qui viene conquistato da Turati che, con il suo intervento, gli infonde entusiasmo e speranza.

Coincide con questa esperienza la prima convinta adesione del Rosselli al movimento socialista.

E’ una scelta che deriva non solo da una sempre più accentuata avversione contro il fascismo che sta imperversando anche nelle campagne toscane, ma rappresenta la naturale conseguenza di uno studio approfondito del movimento sindacale che Rosselli sta compiendo per la sua prima tesi di laurea. Dopo aver superato l’esame di licenza classica, che gli consente di iscriversi alla Facoltà di giurisprudenza, Carlo decide di frequentare la Scuola di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” a Firenze, dove si laurea il 4 luglio 1921, con una tesi dedicata al movimento sindacale ottenendo il massimo dei voti e la lode.

La tesi di laurea fornisce la chiave di lettura per comprendere lo sviluppo del pensiero rosselliano fino al 1930, soprattutto per quanto riguarda l’orientamento riguardo al marxismo, del quale apprezza unicamente il concetto di “fatalità” della lotta di classe. Opta invece per l’idealismo e l’azione diretta e volontaria nella lotta politica. Auspica, inoltre, un’alleanza tra il proletariato e la borghesia avanzata nel quadro più ampio di una rivoluzione culturale, oltreché morale, del movimento socialista italiano ed europeo.

da sinistra: Carlo al fronte durante la Grande Guerra;lettera di Amelia al figlio Aldo, 3 agosto 1914; Nello Rosselli, fratello di Carlo, 1922; Manifesto del PSI alle elezioni del 1921

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  • Anno pubblicazione: 2002
  • Editore: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato- Archivi di Stato
  • Numero di pagine: pp.XXII,125, num.ill.e tavv.bn.e col.ft.
  • AUTORE: Catalogo della Mostra:
    CURATORE: Firenze,14 maggio- 14 giugno 2002. A cura di Zeffiro Ciuffoletti, Gia Luca Corradi. Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
    EDITORE: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato- Archivi di Stato<

 

LE IMMAGINI CHE SEGUONO FANNO PARTE DELL’ARCHIVIO DELLA FAMIGLIA ROSSELLI

http://www.archiviorosselli.it/User.it/index.php?PAGE=Sito_it/archivio_foto

Aldo Rosselli

Aldo partecipò al conflitto, per liberare il Trentino e la Venezia Giulia  ancora sotto il dominio austriaco, come ufficiale di fanteria: morirà in prima linea nel 1916 a 21 anni, meritando una medaglia d’argento.

Carlo Rosselli bambino

Carlo Rosselli

Carlo Rosselli

Carlo Rosselli ritratto dal fratello Nello

Nello Rosselli brambino

Nello Rosselli

Nello e Maria Rosselli in viaggio di nozze nel 1926

Autoritratto di Nello Rosselli

Carlo e Nello Rosselli a Bagnoles-de-l’Orne nel giugno 1937

Studio di Nello Rosselli alla Villa “L’Apparita”, Bagno a Ripoli – Firenze

Nello Rosselli bambino

Nello Rosselli

Nello Rosselli in divisa da scout

Nello Rosselli

Nello Rosselli nel 1924

Janet Nathan Rosselli

Pellegrino Rosselli

Carlo e Nello Rosselli in Inghilterra nel 1931

 

FINE DELL’ARCHIVIO DELLA FAMIGLIA ROSSELLI—

 

GAETANO SALVEMINI E L’UNITA’

 

Gaetano Salvemini parla ai soldati della Brigata Murge a Valdagno (VI) il 9 giugno 1918
(tratta da: Lucangelo Bracci Testasecca, Dai dragoni del Genova ai bersaglieri di Boriani : il diario di guerra di un intellettuale aristocratico, prefazione di Silvio Ficini, a cura di Margherita Bracci Testasecca e Silvio Ficini, note di Francesco Papafava, Gaspari, 2006)

– «L’Unità», (1911-1920)

 


L’Unità
 nasce dalla crisi de La Voce ai tempi della guerra italo-turca il 16 dicembre 1911 come settimanale di cultura e politica e finisce il 30 dicembre 1920.

Testata del primo numero (16 dicembre 1911) della rivista “L’Unità” fondata da Gaetano Salvemini.

Ai tempi della guerra libica Salvemini, una delle personalità più notevoli della cultura italiana del Novecento, autore del polemico, antigiolittiano volume Il ministro della malavita (1910) rompe la collaborazione con La Voce, esce dal Partito Socialista Italiano e fonda a Firenze il nuovo settimanale chiedendo la collaborazione di autorevoli personaggi meridionali come Giustino FortunatoAntonio De Viti De Marco (leader del movimento liberista) e Benedetto Croce.

 Nata quindi da una esigenza di azione politica ben precisa la rivista intende affrontare i nodi irrisolti del paese, dal problema meridionale alle questioni doganali, dalla corruzione politica ed elettorale alla riforma del costume, alle riforme tributarie, scolastiche, amministrative caldeggiando soluzioni democratiche e antinazionaliste come risulta dall’articolo programmatico Che cosa vogliamo? che venne pubblicato in due puntate sui nn. 13/14, 9/16 marzo 1912.

L’Unità porterà così avanti fedelmente, dal 1911 al 1920 con le interruzioni 4 settembre-4 dicembre 1914 e 28 maggio 1915-8 dicembre 1916 a causa della partenza per il fronte come volontario di Salvemini, il suo programma analizzando i temi scottanti della vita politica italiana, dagli interventi di Benedetto Croce nei primi numeri, alla denuncia dell’avventura di Fiume da parte di Gabriele D’Annunzio.

Quando scoppia il conflitto mondiale la posizione che prenderà L’Unità sarà quella dell’intervento nella convinzione che la guerra possa essere trasformata in una “guerra per la pace”, dichiarandosi per un intervento democratico differente da quello dei nazionalisti (2 marzo 1917).

Per quanto riguarda l’atteggiamento della rivista nei confronti della rivoluzione sovietica essa fu di adesione, inizialmente, per poi passare a numerose riserve che tendevano a considerare la vittoria di Lenin provvisoria nella speranza che il programma pacifista del presidente Wilson potesse vincere.

L’interesse decrescente nei confronti del leninismo influenzò il lavoro della riforma interna a cui L’Unità attende nel dopoguerra.

La preoccupazione crescente nasce dalla consapevolezza che la guerra ha potenziato le organizzazioni capitalistiche ma anche dal timore che nasca una dittatura del proletariato ad esclusivo vantaggio degli operai.

L’Unità, a differenza de La Rivoluzione liberale di Gobetti e de L’Ordine Nuovo di Gramsci, non si sente di appoggiare l’esperimento dell’autogoverno operaio e cerca una diversa strada “nella fondazione di un nuovo raggruppamento politico, che dovrebbe assicurare alle masse contadine uno stato maggiore costituito dall’élite della gioventù combattente”.

Questo tentativo però fallisce e porta alla sospensione de “L’Unità”, con il n. 53, 30 dicembre 1920, considerata ormai indebolita e non più rispondente al suo iniziale programma.

 

Documento programmatico. 

Che cosa vogliamo?

“Quale sistema di idee, quale criterio fondamentale d’azione intende seguire L’Unità?. A questa domanda rispondiamo risolutamente e nettamente che L’Unità intende essere un giornale DEMOCRATICO secondo il quale l’azione politica deve essere diretta a liberare da ogni parassitismo, non solo borghese ma anche sedicente proletario, lo sviluppo della ricchezza nazionale, a promuovere un continuo elevamento economico morale e politico della classe lavoratrice a beneficio di tutto il paese, a suscitare nella classe lavoratrice medesima la coscienza e l’organizzazione che le consentono di essere essa stessa artefice prima delle proprie conquiste (…)

Questa nostra posizione ideale e pratica, che continueremo a chiamare DEMOCRATICA spiega perfettamente perché siamo anche risolutamente ANTINAZIONALISTI.

Nel nazionalismo noi vediamo un movimento fondamentalmente conservatore e antiproletario (…), la volontà arbitraria di negare i problemi della nostra vita interna e di farli dimenticare con diversivi di avventure diplomatiche e militari, a vantaggio di tutti quegli interessi parassitari e antinazionali che da un vittorioso sforzo di riforme interne uscirebbero distrutti”.

WIKEPEDIA SOTTO LA VOCE : ” L’UNITA’ “

 

 

Immagine correlata

 Firenze 1923: da sinistra Salvemini, Marion Cave col marito Carlo Rosselli. Il penultimo a destra è Ernesto Rossi

Nelle elezioni politiche dell’autunno 1919 fu eletto al Parlamento nella Lista dei Combattenti, ottenendo ben 16000 preferenze nel collegio Terra di Bari. Conclusa con profondo disgusto l’esperienza parlamentare, dall’estate 1921 Salvemini tornò a dedicarsi interamente ai suoi amati studi, pubblicando vari saggi sulla storia politica italiana dall’Unità alla Grande Guerra. Dal suo insegnamento impartito dalle cattedre di Pisa e di Firenze si formarono alcuni fra i maggiori storici italiani del secolo scorso: Piero Pieri, Ernesto Sestan, Federico Chabod. A partire dal 1920 si aggregarono attorno all’ormai anziano studioso un gruppo di giovani ex interventisti democratici (Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Nello Traquandi, i fratelli Niccoli, Gino Frontali …), i quali per discutere e approfondire liberamente i problemi d’attualità, diedero vita al Circolo di Cultura, che dal 1923 ebbe sede al numero 27 di Borgo SS. Apostoli. Per le sue posizioni nettamente antifasciste il Circolo fu distrutto dai fascisti il 31 dicembre 1924.

 

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