Abbiamo un amico carissimo che partecipa a questa gara oltre ogni limite, STEFANO FURLATI, un tempo collaboratore del blog:::: farà fatica a ritirarsi…” è il suo modo di sopportare questa nostra cosiddetta civiltà…”

 

stefano furlati…in tutta la sua prodezza…

 

ELENCO DEGLI ISCRITTI PER PAESE:::

 

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Spada e Giannini a meta’ corsa

 

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Il Tor des Géants 2017 perde uno dei concorrenti più amati: Bruno Brunod si è ritirato a Cogne

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Stili di vita

Il boom delle gare estreme

Sfiniti e felici al traguardo la sfida oltre i limiti dei runner

LEONARDO BIZZARO,

  

TORINO

Questa volta uno si è fatto male. Narciso Dagnes, sessantaseienne valdostano, è caduto nella notte tra domenica e lunedì sulle rocce al col de la Crosatie. Guide alpine e medici lo hanno assistito ed è stato recuperato al mattino dall’elicottero del 118. È uno degli 886 ultratrailer partiti domenica a mezzogiorno da Courmayeur per una passeggiata di 330 chilometri per 24mila metri di dislivello sui sentieri d’alta quota della Valle d’Aosta. Il Tor des Géants, alla nona edizione, è considerato il trail più duro al mondo. Il Giro dei giganti, in patois valdostano, passa al cospetto dei quattromila più noti: Gran Paradiso, Monte Rosa, Cervino e Monte Bianco.

Arrivare in fondo significa soffrire le pene dell’inferno, ci vogliono mesi per rimettersi dalla fatica, capita di avere le vesciche ai piedi e le allucinazioni, perfino qualche congelamento se, com’è capitato diverse volte negli anni passati, la gara è investita da una perturbazione particolarmente violenta. Agli oltre tremila metri del passaggio più elevato non è raro correre sotto lo zero. Nel 2013, nella stessa zona, un cinese era caduto ed era morto in circostanze analoghe.

Eppure la segreteria del Tor quest’anno ha ricevuto 2300 richieste, un record. Tra loro sono stati estratti i fortunati che hanno potuto presentarsi al via a fianco delle superstar del circuito degli ultratrail. Non solo giovani. C’è un ventitreenne, il danese Jon Lundstrøm, ma anche Jean Paul Gujon, 75 anni, che arriva dal Jura francese. E se il re di questi appuntamenti è il catalano Kilian Jornet i Burgada, trentunenne, uno dei protagonisti delle corse contro ogni evidenza umana continua a essere Marco Olmo, cuneese, che di anni ne sta per compiere 70: ha smesso solo qualche stagione fa con gli ultratrail in quota, ma continua a sfidare sé stesso e gli altri nelle ultramaratone attraverso il deserto.

Pazzi? Perfino il dottor Massarini, che allena la gran parte degli appassionati piemontesi, ammette che queste competizioni sono un fenomeno recente e nessuno ancora è a conoscenza delle reali conseguenze per l’organismo, a causa delle gare e degli allenamenti: «Parliamo di carichi di lavoro protratti per decine di ore alla settimana su persone che spesso non sono più giovani».

Non importa, gli aspiranti concorrenti sono sempre di più.

Si tira a sorte al Tor, come nel concorrente Utmb, l’Ultra Trail du Mont Blanc che si è corso dal 27 agosto al 2 settembre scorsi. E un tetto è previsto per gli altri eventi che sempre di più nascono sulle Alpi, dal Lavaredo Ultratrail di giugno (120 km per quasi 6mila metri di dislivello) al Monte Rosa Walser Trail, che di chilometri ne conta 114 e tocca arrampicarsi per 8240 metri.

Moltissimi degli iscritti in realtà puntano ad arrivare in fondo, il premio è la maglietta di finisher che gli organizzatori negano a chiunque non abbia tagliato il traguardo. Ne sa qualcosa il potentissimo ex presidente valdostano, Augusto Rollandin, che nel 2015 si era ritirato dal Tor e pure avrebbe voluto la t-shirt.

Ha fatto fuoco e fiamme ma ha dovuto continuare a indossare giacca e cravatta nelle riunione di giunta della Vallée.

Ieri pomeriggio intanto i primi concorrenti avevano già percorso mezzo Tor: dopo 30 ore di corsa, pressoché senza dormire — la gestione di sonno e veglia è lasciata libera a ogni runner — Franco Collé ha raggiunto il rifugio Coda. Il tempo massimo per tornare a Courmayeur è di 150 ore, lui ce ne metterà una settantina, forse meno.

Quest’anno è stata posticipata la partenza a mezzogiorno, per evitare che i più veloci arrivassero in piena notte e si perdessero la ola dei tifosi, scatenati come in una partita di serie A.

Una risposta a Abbiamo un amico carissimo che partecipa a questa gara oltre ogni limite, STEFANO FURLATI, un tempo collaboratore del blog:::: farà fatica a ritirarsi…” è il suo modo di sopportare questa nostra cosiddetta civiltà…”

  1. Donatella scrive:

    Ecco una delle innumerevoli cose che non potrò mai fare!

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