LA CINTURA VERDE EUROPEA AL POSTO DELLA CORTINA DI FERRO DAL NORD DELLA FINLANDIA ALLA TURCHIA:::DUE RACCONTI COMPLEMENTARI:::1. STARMAG; 2. REPUBBLICA DI OGGI–pag 25

 

Germania: l’European Green Belt vince il premio ambiente

 

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European Green Belt

European Green Belt è una striscia verde che, dal Mar Artico al Mar Nero, attraversa per 12.000 chilometri 24 paesi europei, dalla Norvegia alla Turchia

 

Alberi e piante lungo la vecchia ferita dell’Europa, un ininterrotto nastro verde lungo il percorso dove fino a 28 anni fa correva la Cortina di ferro, il confine blindato che separava l’Europa in due mondi: capitalismo a Ovest, comunismo a Est. È l’European Green Belt, il progetto sviluppato da un’originaria iniziativa tedesca, che è stato insignito pochi giorni fa in Germania del premio per l’ambiente, il riconoscimento nazionale più prestigioso per iniziative ecologiche.

 

European Green Belt

 

All’ombra di torrette e fili spinati, di muri e cellule fotoelettriche, si è conservata flora e fauna altrove sparita: un microcosmo sopravvissuto proprio grazie al fatto che queste aree erano tenute off-limits e sotto stretta sorveglianza militare. Nel tratto scandinavo e baltico sono infatti sopravvissute le ultime tracce della foresta boreale originaria, in quello mitteleuropeo il ritorno della coltivazione intensiva ha attirato animali finiti da tempo sulla lista rossa delle specie a rischio e in quello balcanico, attraversato dalle acque del Danubio, prevalgono aree umide nelle quali hanno trovato rifugio uccelli scomparsi dalla faccia del nostro continente, come i pellicani annidati alla foce del delta o nelle zone umide croate. Quaranta oasi, fra parchi e riserve nazionali già creati autonomamente dai singoli Stati, sono state integrate nel piano. Sei di queste si trovano a cavallo dei confini nazionali e sono gestite in comune dai Paesi interessati.

 

L’European Green Belt è in realtà l’ampliamento di un progetto tedesco. Nato all’indomani della caduta del Muro di Berlino, prevedeva di realizzare una lunga striscia di riserva naturale laddove per quattro decenni i Vopos della Ddr avevano sorvegliato l’invalicabile frontiera fra Germania Est e Ovest. Studi e ricerche sulla particolarità della fauna e della vegetazione cresciuta a ridosso della cortina tedesca erano stati eseguiti fin dagli anni Settanta da ricercatori e biologi bavaresi.

Il personaggio a cui si deve l’idea originaria è Heinz Sielmann, uomo avventuroso e dalle mille passioni, deceduto a Monaco nel 2006: biologo, ecologista, studioso del comportamento animale, cameraman, pubblicista e produttore. Uno dei tanti documentari naturalistici da lui realizzati lo portò nel 1988, un anno prima della caduta del Muro, a percorrere la linea del confine inter-tedesco per raccontare al grande pubblico la vita delle specie animali all’ombra della linea della morte. Da lì partì l’idea di lanciare il progetto di un nastro verde, che si concretizzò con la riunificazione della Germania.

L’uomo cui si deve l’idea di trasformare l’opera tedesca in un più ambizioso progetto europeo è invece proprio Hubert Weiger. L’intuizione gli venne nel 2002, mentre in treno si stava recando nell’Harz, in uno dei punti del Grünes Band tedesco, per inaugurare un monumento in memoria della divisione fra le due Germanie. Nel corso della cerimonia, Weiger propose l’idea un po’ folle che gli frullava in testa da qualche ora ma che non aveva ancora rivelato a nessuno: estendere la cortina verde tedesca all’intera Europa. E chiese a uno sbigottito Mikhail Gorbaciov, che gli sedeva accanto, se volesse farsi patrocinatore dell’iniziativa, proprio lui che aveva contribuito a tirare giù muri e fili spinati che per quarant’anni avevano diviso l’Europa.

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Tredici anni dopo, l’European Green Belt ha rafforzato la cooperazione fra gli Stati e fra le regioni confinanti lungo la striscia verde. Azioni in comune a tutela delle aree limitrofe erano state intraprese anche in passato: Finlandia e Russia, ad esempio, collaboravano alla salvaguardia di paludi e foreste vergini già dagli anni successivi alla caduta dell’Urss, così come Repubblica Ceca, Austria e Ungheria avevano già assunto in comune la gestione del lago di Neusiedl, al confine tra questi ultimi due Stati. Ma essere entrati a far parte di un progetto più grande ha dato ulteriore forza a queste collaborazioni, fornendo rilievo e importanza a ecologisti che operano in regioni prima considerate marginali.

Nonostante i passi in avanti compiuti negli anni, il lavoro per preservare la cortina verde è enorme. Oltre alla continua difesa da intenti speculativi immobiliari (come la costruzione di hotel) o dalla tentazione di insediarvi stabilimenti industriali, sono nati conflitti con gli agricoltori, che in alcuni casi si sono riappropriati dei terreni a ridosso dei confini, sfruttando l’incertezza delle norme di applicazione dei regolamenti che avrebbero dovuto preservare l’area. Attriti di questo genere avvengono continuamente, come raccontano le cronache in Germania, e i politici locali si ritrovano stretti nel mezzo tra rivendicazioni dei contadini ed esigenze degli ecologisti. Per questo l’Unione che gestisce il progetto vorrebbe sfruttare la notorietà riacquisita con il premio dell’Ambiente tedesco per puntare al riconoscimento di sito del patrimonio mondiale dell’Unesco e acquistare sul mercato le terre contese, chiudendo una volta per tutte i buchi che ancora impediscono la continuità territoriale della cortina verde.

Pierluigi Mennitti

 

 

+++ REPUBBLICA 13-09-2018

 

 

Così la Cortina di ferro diventa una Striscia verde

TONIA MASTROBUONI,

 

 

 

Dalla nostra corrispondente

 

BERLINO

Alla fine degli anni Settanta, osservando gli uccelli, Kai Frobel si accorse del miracolo. Era cresciuto a Coburg, dalla parte occidentale della Cortina di ferro, dal lato che gli consentiva di avvicinarsi alla “Striscia della morte” senza entrare nel mirino dei Vopos, la famigerata polizia di frontiera della Germania est. Un giorno, Frobel si rese conto che in quell’area proibita, che poteva essere larga tra i 50 e i 200 metri, presidiata da un doppio muro, dal filo spinato, dai cavalli di Frisia e dalle mine antiuomo, stava accadendo qualcosa di straordinario. In quella zona infernale dove i Vopos sparavano a vista e che il resto del mondo identificava come la ferita più dolorosa della Guerra fredda, miriadi di uccelli, di roditori, di insetti e di piante che si stavano estinguendo altrove, avevano trovato un’oasi di pace. L’assenza di esseri umani in quella lunghissima striscia che spaccava la Germania a metà, ne aveva fatto il rifugio segreto delle specie animali più rare.

Entusiasta, Frobel scrisse a un suo amico che viveva al di là del Muro, un altro grande appassionato della natura, Gunter Berwing, per raccontargli la sua scoperta. Lo scambio epistolare tra Baviera e Turingia, ovviamente, non passò inosservato. E la Stasi cominciò a spiare entrambi. Berwing perché dalla fine degli anni Settanta gli ambientalisti, a est, avevano cominciato ad essere tra i più coraggiosi oppositori del regime.

E Kai Frobel, tedesco dell’ovest, conquistò negli archivi degli spioni di Erich Mielke persino il nomignolo “Die Alternative”, “L’Alternativa”. La Stasi era seriamente convinta che con la scusa delle specie animali da proteggere, Frobel volesse rovesciare il regime.

Nel 1989, appena un mese dopo la caduta del Muro, Frobel e Berwing si incontrarono a Hof, in Baviera, con altre centinaia di appassionati per porre la prima pietra di un progetto magnifico. Trasformare la “Striscia della morte”, in 1400 chilometri di frontiera tra est e ovest tedesco, in una “Striscia verde”. Cicatrizzare la ferita della Germania regalando alla natura quel biotopo unico che si era potuto sviluppare al riparo della Cortina di ferro. Comprare o proteggere, pezzo dopo pezzo, quella zona incontaminata per sempre. All’inizio, l’appoggio arrivò dalla Turingia ma soprattutto dal Bund, dall’Agenzia federale per l’Ambiente.

«Sin dagli esordi, volle essere un monumento vivente. Qualcosa che ricordasse quell’esperienza tragica e che allo stesso tempo fosse un grande progetto naturalistico e di pace», ci spiega al telefono Melanie Kreutz, vicedirettrice della “Striscia verde”. Oggi è ancora un progetto a macchia di leopardo, in fieri, cui si può contribuire comprando cosiddette “azioni” o facendo donazioni. Soprattutto, ciò che Kai Frobel non poteva sapere, è che la stessa idea era venuta anche ad altri. Racconta Melanie Kreutz che nello stesso periodo degli anni Ottanta in cui Frobel scambiava impressioni epistolari con Berwing, al confine tra Finlandia e Unione sovietica, «altri gruppi di ambientalisti si stavano mobilitando attorno alle specie animali da proteggere individuate all’interno della zona proibita.

Anche i finlandesi avevano battezzato il loro progetto, per pura coincidenza, la “Striscia verde”». Con la caduta del muro, gli ecologisti che si erano formati all’insaputa gli uni degli altri lungo la Cortina di ferro attorno alla stessa identica idea, si organizzarono per avviare un progetto continentale, per creare «il più grande biotopo (NOTA SOTTO) continuativo d’Europa» come lo definisce Kreutz. E nel 2003 la “Striscia verde” conquistò un padrino straordinario, l’uomo politico che aveva contribuito maggiormente a trasformarlo da simbolo di morte in progetto di pace: Michail Gorbaciov.

 

NOTA:   ENCICLOPEDIA TRECCANI

 

  1. biotopo —Nell’ambito di un ecosistema il complesso ecologico in cui vive una determinata specie animale o vegetale, o una particolare associazione di specie.
  2. ecosistema–  Unità funzionale fondamentale in ecologia: è l’insieme degli organismi viventi e delle sostanze non viventi con le quali i primi stabiliscono uno scambio di materiali e di energia, in un’area delimitata, per es. un lago, un prato, un bosco ecc.

Una risposta a LA CINTURA VERDE EUROPEA AL POSTO DELLA CORTINA DI FERRO DAL NORD DELLA FINLANDIA ALLA TURCHIA:::DUE RACCONTI COMPLEMENTARI:::1. STARMAG; 2. REPUBBLICA DI OGGI–pag 25

  1. Donatella scrive:

    Che idea stupenda! Ancora più bello che si sia riusciti a realizzarla.

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