+++ ALBERTO ZANINI, BLOG ” I GUFI NARRANTI “::: LA MORTE DI SALVATOR ALLENDE–APPROFONDIMENTO

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ALBERTO ZANINI

 

La morte di Salvador Allende. approfondimento

 

Nel 1954 Alfredo Stroessner prende il potere in Paraguay con un colpo di Stato.

 

Nel 1964 in Brasile, le forze armate rovesciano il governo di Joao Goulart.

 

Nel 1971 Ugo Banzer assume il comando in Bolivia con un colpo di Stato.

 

La lunga onda nera aveva già cominciato ad infrangersi sulle coste del Cono Sud. E continuerà con la regia segreta della Cia e dell’Amministrazione Nixon.

In vista delle elezioni del 1970 in Cile, aumentò notevolmente la preoccupazione del governo Americano. Durante una riunione alla Casa Bianca, Presidente Nixon, il Segretario di Stato Henry Kissinger e il direttore della Cia Richard Helms insieme concordarono che: Un governo di Allende fosse del tutto inaccettabile per gli Stati Uniti, e che l’amministrazione metteva a disposizione della Cia la somma di dieci milioni di dollari per impedire che il Cile cadesse in mano ai comunisti e in caso contrario per destabilizzarlo anche avvalendosi di un golpe.

Gli Stati Uniti sponsorizzarono fortemente il candidato del Partito Liberal Conservatore Jorge Alassandri Rodriguez per evitare che il Cile potesse avere una guida di sinistra, ma il marxista Salvador Allende (medico di professione), venne democraticamente eletto Presidente con il 36% dei voti, e succedette al democristiano Eduardo Frei Montalva. Allende pronunciò la battuta che risuona oggi come un triste epitaffio: “Qui giace Salvador Allende, futuro presidente del Cile”.

Il nuovo Presidente formò un governo con socialisti, comunisti, radicali e cattolici di sinistra. Il sogno di Allende era quello di un socialismo democratico diverso dagli altri. Lui la chiamò: “Una rivoluzione che sa di empanada e vino rosso”.Tra le varie riforme, vi fu quella agraria. Vennero nazionalizzate le banche e le miniere di rame. Gli USA avevano molteplici interessi economici in Cile. Due compagnie americane, la Kennecott e la Anaconda, controllavano praticamente tutta la produzione del rame, che rappresentava una notevole fonte di ricchezza del paese, in quanto il Cile è uno dei maggiori produttori del mondo. Tra le politiche sociali vi furono gli aumenti dei salari, la garanzia per ogni bambino di mezzo litro di latte, il prezzo fisso del pane, riduzione degli affitti ed altre tutele sociali come aumenti delle pensioni minime e distribuzione gratuita del cibo per i poveri. Il Governo sospese anche il pagamento del debito estero. Nel paese, in seguito alla nuova politica del governo, si creò una situazione di forte attrito con la media e alta borghesia latifondista.

Theodore Elliot Junior, membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC) Americano elaborò un “Documento di opzione sul Cile”dove venivano riportati i pericoli che sarebbero sorti con l’insediamento di Allende alla guida del paese. Tra le proposte di Elliot vi era “l’Opzione C”: impedire la rinegoziazione del debito cileno, il veto alla concessione di prestiti da parte delle banche, ed altre manovre per affossare l’economia cilena definitivamente. Gli Stati Uniti, incominciarono a boicottare economicamente il Cile facendo crollare il prezzo del rame e applicando l’embargo, subito affiancati dai paesi latino-americani retti da giunte fasciste. Dalla sede della Cia in Paraguay prese la strada del Cile il denaro che servì a finanziare il famoso sciopero dei camionisti che mise definitivamente in ginocchio lo Stato sudamericano. Quando si dimise Carlos Prats, Capo di Stato Maggiore, Allende lo sostituì con il generale Augusto Pinochet Ugarte manifestandogli la sua totale fiducia. Ma il generale stava ordendo il piano che sarebbe stato fatale al Presidente ed al Cile.

L’11 settembre alle otto di mattina carri armati e aerei iniziarono “L’Operazione silenzio”bombardando le sedi radio e tv di Santiago. Solo Radio Magallanes riuscì, miracolosamente, a continuare a trasmettere, ed infatti, fu attraverso i suoi microfoni che il Presidente parlò per l’ultima volta alla Nazione:

Il Palazzo della Moneda bombardato dall’esercito comandato da Pinochet

“Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento”

Alle otto e trenta il traditore Augusto Pinochet aveva il totale controllo della nazione. Pinochet telefonò ad Allende, asserragliato nel Palazzo della Moneda, intimandogli di arrendersi e promettendogli un lasciapassare per l’estero. Allende preferì morire con estrema dignità. La tesi ufficiale fu che si sparò con il fucile AK-47 regalatogli da Fidel Castro, ma i dubbi rimangono ancora adesso. Il suo corpo fu portato fuori dai vigili del fuoco coperto con un poncho. Con il suo sacrificio divenne un grande libertadores come Bolivar e Che Guevara.

il corpo di Salvador Allende, avvolto in un poncho, viene portato fuori dalla Moneda

40 anni dopo la perizia di esperti belgi, esclusero che si potesse trattare di suicidio con il famoso AK-47 del Che, tesi confermata anche dalla testimonianza diretta di Enrique Huertas, funzionario del Palazzo, che assistette all’assassinio del Presidente.

In realtà Allende venne assassinato, per ordine di Pinochet, da una raffica di mitra al petto e all’addome.

 

La messinscena del suicidio di Salvador allende

El pueblo unido jamàs serà vencido composta nel 1970 da Sergio Ortega venne ripresa dagli Inti Illimani che la fecero diventare un inno della lotta per la democrazia nel mondo contro le dittature.

Y ahora el pueblo
que se alza en la lucha
con voz de gigante
gritando: ¡adelante!

El pueblo unido, jamás será vencido
el pueblo unido jamás será vencido…”.

E ora il popolo che si alza nella lotta
con voce di gigante grida: avanti!

Il popolo unito non sarà mai vinto
il popolo unito non sarà mai vinto…”.

Alla morte di Allende partì immediatamente la durissima e sanguinaria repressione del regime fascista. Lo Stadio Nazionale di Santiago divenne un enorme campo di concentramento e i suoi sotterranei furono testimoni silenziosi di torture e uccisioni e stupri perpetrati dagli uomini di Pinochet. Nel 1998, mentre si trovava a Londra, Pinochet venne fermato dalla polizia inglese per un mandato di arresto emesso dal giudice spagnolo Baltasar Garzon per crimini contro l’umanità. Pinochet rivendicò l’immunità diplomatica in quanto ex capo di Stato. Il ricorso non fu accettato e l’ex dittatore rimase due anni agli arresti domiciliari a Londra, quando riuscì ad ottenere la liberazione per tornare in Cile venne nuovamente arrestato. Fu comunque liberato per problemi di salute e visse nella sua villa di Santiago finché non morì il 10 dicembre del 2006, a 91 anni, nell’ ospedale militare per scompenso cardiaco.

La lunga onda nera fu inarrestabile.

Nel 1973 Il generale Augusto Pinochet con un colpo di Stato instaura la dittatura in Cile

Nel 1973 in Uruguay il Presidente Juan Maria Bordaberry si allea con i militari, chiude il Parlamento e trasloca la democrazia nella dittatura.

Nel 1976, il 24 marzo, In Argentina il generale Jorge Rafael Videla con un colpo di Stato sospese la Costituzione e divenne Presidente della Repubblica Argentina.

Il “Condor”volava in alto e placido controllava. Nixon, Kissinger e la Cia sorridevano.

 

Alberto Zanini

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