grazie a Nemo! CARLO FELTRINELLI, PRESIDENTE, REPUBBLICA DEL 28 SETTEMBRE 2018, pag. 36::: UNA LETTERA AL PD E UN INVITO A PARTECIPARE A ” RIPENSARE IL CAPITALISMO” NEL PROGETTO / STUDIO FELTRINELLI :: ” STAGIONE CAPITALE “

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CARLO FELTRINELLI (MILANO, 1962), PRESIDENTE E AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA FELTRINELLI–è figlio di Giangiacomo e Inge Feltrinelli

 

 

REPUBBLICA DEL 28 SETTEMBRE 2018, pag.36

http://quotidiano.repubblica.it/edizionerepubblica/pw/flipperweb/flipperweb.html?testata=REP&issue=20180928&edizione=nazionale&startpage=1&displaypages=2

 

La lettera

LA SEDIA VUOTA DEL PD

Carlo Feltrinelli

 

Caro direttore, vorrei condividere con lei e i suoi lettori una domanda aperta che rivolgo al Partito democratico. Scrivo mosso davvero dagli intenti più costruttivi, ma sollecitato da un’amara riflessione che mi è emersa spontanea a margine della presentazione della stagione di attività della Fondazione intitolata a mio padre che abbiamo voluto denominare Stagione Capitale, e che si è aperta ieri alla presenza del presidente della Camera e del sindaco di Milano, oltre che di centinaia di cittadini appassionati.

La Stagione di lavoro del nostro laboratorio permanente sulle evoluzioni della società si concentra sulla grande e ineludibile sfida di ripensare la democrazia e il modello di sviluppo che abbiamo seguito nel corso degli ultimi decenni. Pensiamo sia fondamentale superare le contraddizioni del capitalismo nelle sue diverse forme contemporanee e profilare nuovi modelli relazionali ed economici, improntati a criteri di equità, sostenibilità e giustizia sociale.

Al centro dell’indagine vi è l’evoluzione del capitalismo delle grandi piattaforme, la tecnofinanza, quella forma di capitalismo geneticamente modificato, nutrito di liquidità e sviluppato nei laboratori dei tassi zero, che è in grado di sopportare anni di perdite e allo stesso tempo di distruggere ogni tipo di concorrenza. E poi ancora: l’impatto della tecnologia sulla politica, dove l’enfasi del mondo digitale sulla velocità inibisce la riflessione; gli effetti sociali di questa fase storica, per parlare di chi è escluso dall’incedere travolgente dello sviluppo tecnologico; il futuro della democrazia e dei processi di rappresentanza e la loro capacità di riformare le regole del capitalismo per rendere sostenibile l’impatto sociale del cambiamento nel mondo del lavoro.

Tutto questo per noi significa Rethinking Capitalism. Non una polverosa critica a quello che è stato, né tantomeno una nostalgica evocazione a come avremmo potuto vivere meglio e diversamente se avessimo scelto strade diverse. Ma uno sguardo al futuro, alle priorità e alla decisiva, capitale, stagione che stiamo vivendo oggi, in Europa. Le nostre attività di ricerca ci dicono che vi sono alcuni imprescindibili punti fermi da cui partire per costruire ipotesi di soluzioni. Chiamiamo a raccolta alcuni degli esponenti più autorevoli del dibattito nazionale e internazionale perché ci si confronti nel merito delle diseguaglianze, della crisi della democrazia, delle problematiche legate al lavoro e al senso dello Stato.

Sentiamo il bisogno di attingere a tutte le nostre risorse e ambizioni in questo momento perché guardiamo ai mesi che ci separano dalle prossime elezioni europee con una grande e crescente apprensione. Un’Europa a marca sovranista, demagogica, improntata sul nazionalismo economico e sull’odio per gli stranieri ci fa orrore e ci spaventa. La nostra convinzione è che per scongiurare questa sciagura dobbiamo tutti studiare, informare, comunicare e dare il nostro piccolo contributo per un nuovo patto di civiltà.

La Stagione Capitale che ho provato a descrivere nei suoi argomenti e nella sua urgenza ha una dedica, che ci sentiamo di fare con tutto lo spirito costruttivo di cui siamo capaci: è dedicata a quella sinistra che sembra aver reciso il legame con le sue ragioni fondative e la cui debolezza produce oggi un deficit per il nostro sistema democratico. Una sinistra che non ha mantenuto molte delle sue promesse, che non sempre ha operato per la giustizia sociale, che ha tentennato sui principi e spesso li ha traditi. Con molta umiltà abbiamo pensato che un programma così radicale e fondato sui temi cardine della nuova stagione europea potesse essere di interesse del Partito democratico. Nella nostra iniziativa pubblica ne abbiamo notata l’assenza.

Ci chiediamo come sia possibile che questi contenuti, questa rinnovata centralità del bisogno di cultura, questa pratica di dibattito e di confronto continuo che intendiamo praticare e promuovere lascino indifferente e assente il Partito democratico. Com’è possibile che la sua agenda quotidiana ruoti attorno ai tweet degli avversari invece di aprirsi al mondo e confrontarsi con il disegno di quella utopia necessaria a scaldare i cuori e ad aprire una nuova fase, che in una parola possiamo chiamare futuro.

Con i nostri mezzi cerchiamo di fare la nostra parte. Invitiamo davvero tutti al nostro tavolo, convinti che senza una dimensione collettiva e condivisa dell’indagine del presente non sia possibile recuperare il tempo perduto e muoversi con slancio in avanti. Non vorremmo dover sempre tenere una sedia vuota.

L’autore è presidente della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

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