il fatto quotidiano 11 ottobre 2018 ::: UNO SCAMBIO DI OPINIONI ” AVVEDUTE ” SULLA NOTA AL DEF::: IN SOSTANZA TUTTI DICONO DI PUNTARE SUGLI SPRECHI E SUGLI INVESTIMENTI PUBBLICI SPECIE AL SUD, COSI’ ANCHE IL REDDITO DI CITTADINANZA AVRA’ UN’ALTRA RISPOSTA + alcuni contrari

 

IL FATTO QUOTIDIANO DELL’11 OTTOBRE 2018

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Def i gialloverdi devono fare marcia indietro? I conti

Def i gialloverdi devono fare marcia indietro? I conti

Il governo gialloverde ha deciso di non rispettare le regole europee del Fiscal compact. La Nota di aggiornamento al Def, che fa da base per la manovra, fissa il deficit 2019 al 2,4%, contro lo 0,8 a cui si era impegnato il governo Gentiloni e l’1,6% garantito dall’Ue al ministro dell’Economia Giovanni Tria. L’obiettivo del governo è che il maggior disavanzo, che servirà a finanziare misure come il reddito di cittadinanza, la mini flat tax o per le partite Iva e la riforma della Fornero, abbia un impatto positivo sulla crescita, data in rallentamento. Bruxelles ha già bocciato la decisione e martedì Bankitalia e Corte dei conti hanno di fatto espresso parere negativo sul quadro di finanza pubblica, mentre l’Ufficio parlamentare di bilancio non ha validato le stime di crescita, considerandole “troppo ottimistiche”. Lo spread è salito. Il governo deve fare marcia indietro? Lo abbiamo chiesto a esperti, giornalisti ed economisti.

 

Gustavo Piga Bene lo stop al Fiscal compact, più coraggio sugli investimenti

La Nadef (NOTA DI AGGIORNAMENTO AL DEF, il blog) è una rivoluzione positiva, coraggiosa ed essenziale per la ripresa. Non ancora sufficiente, però. Il governo va applaudito per aver smontato la macchina infernale del Fiscal compact che ha ridotto l’Europa in questo stato. Il maggior deficit libera 70 miliardi in 3 anni rispetto al piano di Gentiloni e Padoan, ma il governo usi lo stesso coraggio nella manovra. C’è un solo modo per rassicurare Europa, mercati e cittadini sulla forza del progetto: dedicare tutte le risorse agli investimenti, che hanno lo stesso impatto redistributivo del reddito di cittadinanza, specie al Sud, ma più capacità di far ripartire subito economia e occupazione. Se lo fa, gli spread crollano come il Debito/Pil e l’Ue non dirà no. Con la stessa manovra negli Usa Roosevelt governò per 12 anni. Anche così, però, la proposta del governo è infinitamente migliore del Def di Gentiloni, che portava il pareggio in due anni e una recessione che avrebbe fatto schizzare il debito e distrutto il tessuto sociale italiano. Uno scenario insostenibile per l’Italia, e il voto lo ha dimostrato.

 

Chiara Saraceno Basta insulti all’Ue: la manovra è sbagliata, rischiamo il patatrac

Di Maio e Salvini forse potranno ignorare i consigli dell’Europa, ma non gli effetti dei mercati: chi ha soldi da investire decide dove spostarli in base alle proprie convinzioni e a quanto pensa sia affidabile un Paese. Se gli investitori puniranno l’Italia ce ne accorgeremo. Per questo trovo rischioso che il governo continui con l’atteggiamento dell’insulto, dei pugni sul tavolo, dell’andiamo avanti a ogni costo. Temo però che Di Maio e Salvini non cambieranno idea sui contenuti della manovra: se un giorno i mercati ci mettessero con le spalle al muro, loro potranno giustificarsi ai propri elettori dicendo di aver fatto quello che avevano promesso ma di esser stati fermati dai grandi nemici internazionali. La manovra non la condivido, perché contiene un condono fiscale e un reddito di cittadinanza pasticciato, che controlla i più poveri dicendo come ed entro quando spendere i soldi, invece di aiutarli a programmare il futuro, eppure devo sperare che il governo abbia ragione sui numeri, altrimenti sarà un patatrac.

 

Roberto Perotti Il problema è il dilettantismo sulle coperture, mica il deficit

La manovra non cambierà: il governo non può permettersi passi indietro. È sbagliata, ma non perché viola le regole Ue. Tutti i governi le hanno violate, questo le violerà un po’ di più, ma solo perché i precedenti promettevano un aggiustamento futuro che non avrebbero mai mantenuto. Il deficit previsto per il 2019-21 è perfino inferiore a quello dei governi precedenti. Purtroppo questo governo non ha idea di come mantenere le promesse, già dal 2019. Mancano 20 miliardi, da reperire subito con tagli o più tasse. Per il 2020-21 va pure peggio. Non è questione di decimali, ma di immagine percepita dall’esterno di un gruppo di dilettanti che non rassicura cittadini e mercati. Vogliono risolvere tutto aumentando le stime di crescita ma così peggiora l’impressione di dilettantismo. Non sanno come strutturare il reddito di cittadinanza per evitare che diventi solo assistenziale. La riforma della Fornero è un errore che aumenterà la disoccupazione giovanile e la flat tax è un regalo ai ricchi che non aumenterà il Pil, come invece sperano.

 

Antonio Padellaro La Carta tutela il risparmio, ascoltino i rilievi delle Authority

Articolo 38 della Costituzione: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”. Articolo 47: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. Articolo 81: “Lo Stato assicura l’equilibrio tra entrate e spese del proprio bilancio”. Quando questo giornale è nato abbiamo scritto che la sola linea a cui ci saremmo ispirati era la difesa e il rispetto della Carta costituzionale. Oggi, esprimere opinioni pregiudiziali – critiche o favorevoli – sulla manovra è legittimo ma prematuro. I conti si faranno alla fine e se il governo riuscirà, nei limiti del possibile, a contemperare sostegno alla povertà, tutela del risparmio, investimenti sulla crescita con l’equilibrio di bilancio avrà fatto centro. Inaccettabile sarebbe invece se una manovra sbagliata incidesse negativamente su risparmio e credito. Il governo ha il diritto-dovere di attuare il programma votato dagli elettori. Ascoltando i rilievi degli istituti di garanzia, da Bankitalia alla Corte dei Conti. Cercando il dialogo con l’Ue. Senza insultare o minacciare.

 

Stefano Fassina Lo scontro non serve, il governo spieghi perché rifiuta l’austerità

Lo scontro frontale con gli attori internazionali credo sia controproducente, ma il governo fa bene a tenere duro sui contenuti della manovra, anche a costo di fare più deficit. Salvini e Di Maio dovrebbero impegnarsi a spiegare all’esterno perché quei provvedimenti sono necessari all’Italia e perché si è scelta la via della crescita per ridurre il debito in alternativa alla fallimentare via dell’austerità. A meno di abolire il suffragio universale, la stabilità sociale conta almeno quanto quella finanziaria. Suggerirei anche al governo di preparare una legge di Bilancio che concentri l’extra-deficit sugli investimenti pubblici – che, come noto, hanno maggiore efficacia nel sostegno all’economia – destinati soprattutto al Mezzogiorno. Dopodiché, al di là dei rapporti con le istituzioni europee, i mercati capiranno che con le politiche restrittive degli ultimi dieci anni il debito pubblico è aumentato ovunque e che alla lunga gli obiettivi della manovra potranno essere perseguiti.

 

Andrea Roventini Le stime si possono centrare, va ridotta la spesa improduttiva

IIl maggior deficit non è un problema. Dopo 20 anni di avanzi primari record è giusto decidere di averne uno più basso. Il punto è come viene speso. Servono interventi che sostengano la crescita in maniera duratura. Il messaggio da dare ai mercati e alla Ue è dimostrare che riduciamo la spesa improduttiva. Il governo punti sugli investimenti pubblici, che hanno l’impatto maggiore su Pil e produttività. Il Reddito di cittadinanza avrà un impatto doppio, favorendo l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e la formazione dei disoccupati con i centri per l’impiego; e stimolerà la domanda contrastando la povertà. Flat tax o quota 100 indiscriminata avranno invece effetto basso, ma l’impatto sul deficit certo. Il condono, poi, danneggia le entrate future per pochi spiccioli. La manovra porterà più crescita che potrebbe non essere distante dalle stime del governo. Bankitalia e Upb potrebbero averne sottostimato l’impatto usando moltiplicatori più bassi: è già successo in Ue con le disastrose manovre di austerità.

 

2 risposte a il fatto quotidiano 11 ottobre 2018 ::: UNO SCAMBIO DI OPINIONI ” AVVEDUTE ” SULLA NOTA AL DEF::: IN SOSTANZA TUTTI DICONO DI PUNTARE SUGLI SPRECHI E SUGLI INVESTIMENTI PUBBLICI SPECIE AL SUD, COSI’ ANCHE IL REDDITO DI CITTADINANZA AVRA’ UN’ALTRA RISPOSTA + alcuni contrari

  1. Domenico Mattia Testa scrive:

    L’economia e la finanza non sono scienze esatte,ma sono fatte di numeri che difficilmente possono essere contestati ed aggirati.L’attuale governo tra non poche contraddizioni e confusioni vara il Def glissando sulla dura realtà delle cifre,per essere coerente con le promesse esagerate della campagna elettorale.I Legastellati,arroccati nella difesa delle loro proposte, difendono il reddito di cittadinanza, la flat tax,sia pure ridotta, la correzione radicale della riforma Fornero, attaccano anche a ragione, le autorità europee che hanno pesanti responsabilità sulla crisi strutturale dell’Ue.Ma si può fare la voce grossa quando i conti sono a posto,noi non li abbiamo,soprattutto per il macigno del debito pubblico per cui la via maestra è il negoziato.Salvini e Di Maio dichiarano di volere andare avanti con la loro manovra per essere fedeli ai propri elettori,dimenticando che chi governa opera scelte concrete per tutti i cittadini.Quando si è deboli si cercano alleati credibili e nella situazione attuale essi la Francia e la Germania.Per competere nel mercato globale occorrono investimenti privati e pubblici,produttivi di ricchezza e di lavoro,non provvedimenti assistenziali.La povertà che tutti vogliamo debellare si combatte con il lavoro,non con i sussidi.La giustizia sociale non si realizza con la flat tax o i condoni fiscali.E’ ora che il governo gialloverde nell’interesse del Paese faccia sentire le sue ragioni in tutte le sedi,ma con apertura al dialogo e realismo di proposte.

  2. Donatella scrive:

    Molto semplicemente, da sprovveduta dell’economia, penso che la ricchezza di un paese si basi sulla sua capacità produttiva. La manovra sembra volere incentivare i consumi, ma non credo che questo basti. Inoltre sono sottratti fondi alla scuola, alla ricerca e alla sanità, settori già trascurati dai governi precedenti, ambiti che potrebbero assicurare benessere alle future generazioni, sommerse invece dai nostri debiti.

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