CARMELO LOPAPA, REPUBBLICA 19-10-2018 pag. 3 ::: INTERVISTA A GIANCARLO GIORGIETTI, n. 2 DELLA LEGA

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GIANCARLO GIORGETTI (CAZZAGO BRABBIA – VARESE- 1966)-LAUREATO IN ECONOMIA ALLA BOCCONI, DOTTORE COMMERCIALISTA E REVISORE DEI CONTI–IN PARLAMENTO DAL ’96-DAL 1° GIUGNO 2018 E’ SOTTOSEGRETARIO DI STATO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL GOVERNO CONTE.

 

REPUBBLICA DEL 19 OTTOBRE 2018 pag. 3

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Giorgetti “I Cinque Stelle la manina ce l’hanno in casa così non andiamo lontano ma a schiantarsi saranno loro”

CARMELO LOPAPA

 

Intervista di

 

ROMA

Io sono una persona per bene. Non consento a nessuno di alludere a complotti e trame oscure, con dichiarazioni così scomposte. Se si continua ad attaccare chi prova a tenere in piedi la baracca, il governo non andrà molto lontano. Spero Luigi Di Maio ci vada davvero, in procura. Scoprirà che la famosa “manina” è in casa loro. Ma occhio, così loro si vanno a schiantare». Al termine di una giornata al cardiopalma, vissuta pericolosamente tra attacchi grillini, lettera di bocciatura Ue e spread a 327, il sottosegretario alla Presidenza Giancarlo Giorgetti è nel suo studio a Palazzo Chigi. Decide di rompere il silenzio dopo l’ennesimo assedio nel quale il Movimento ancora una volta sta tentando di stringere lui e la Lega. L’umore di Matteo Salvini sempre più nero, per quel che giudica un insensato attacco dall’alleato. È in campagna elettorale in Trentino Alto Adige e da lì non intende tornare per un nuovo Consiglio dei ministri. Luigi Di Maio ha provato a chiamarlo più volte al cellulare ma fino a sera non sono riusciti a sentirsi.

Sottosegretario Giorgetti, i 5 stelle accusano lei e in parte il suo collega all’Economia, Massimiliano Garavaglia, di essere i registi dietro la famosa “manina” che avrebbe allargato le maglie del condono. Cosa è accaduto?

«La cosa è molto semplice: per dieci giorni al ministero dell’Economia è stato discusso il passaggio della cosiddetta pace fiscale relativo alla dichiarazione integrativa. Ne hanno parlato approfonditamente i nostri Bitonci e Garavaglia con la viceministra del M5S Castelli. Poi il presidente Conte con Salvini e Di Maio, nel vertice che precede il Consiglio dei ministri di lunedì, decidono di porre un limite di 100 mila euro e la norma è stata formulata nella sua interezza, nel testo che conoscete tutti».

Nella sua interezza vuol dire che tutti in cdm hanno discusso e accettato anche la cancellazione dei reati.

«Sarebbe stato assurdo non concedere l’ombrello di non punibilità per reati fiscali a chi accetta di venire allo scoperto e pagare».

In Consiglio dei ministri o dopo sarebbe intervenuta la

manina. La sua, secondo i vostri alleati.

«E no. Io ho seguito i lavori fino all’approvazione dell’articolo 6.

La norma contestata è contenuta all’articolo 9. E lì non so cosa sia successo, non c’ero e non sono stato io a redigere il verbale. Non so chi lo abbia fatto. Da quel che mi è stato riferito il decreto è stato approvato dopo che il premier Conte ha supervisionato il testo apportando le modifiche ritenute necessarie».

Resta il fatto che la manovra non è stata inviata nemmeno al Quirinale.

«Se è per questo, non è andato nemmeno alla ragioneria generale per la bollinatura necessaria. Per due ordini di problemi. Uno legato proprio alla “non punibilità”, ma qui credo che ci fossero delle perplessità anche dal Colle. Poi è scoppiato il finimondo scatenato da Di Maio».

Non ve l’aspettavate quell’attacco a freddo in tv da Vespa.

«Lasciamo stare il fatto che non hanno ritenuto di comunicarci prima la cosa. Il fatto è che non hanno avvertito nemmeno il povero Conte: il premier si è ritrovato a Bruxelles in una situazione già non facile e sputtanato a casa dai suoi».

Siete disposti a tornare sul provvedimento?

«Difficile tornare indietro se si preferisce andare in tv a dire cose del genere, per problemi esplosi al loro interno, piuttosto che parlare con gli alleati. Ecco, forse prima del Consiglio dei ministri andrebbe fatto un chiarimento.

Io sono rimasto a Roma, ma Matteo è impegnato in Trentino e da quel che ho sentito non mi sembra molto intenzionato a cambiare i suoi programmi».

È da mesi ormai che lei viene indicato più o meno chiaramente dai grillini di governo come una sorta di “burattinaio” a Palazzo Chigi.

«Non capisco sul serio le ragioni questo complottismo. Io sono una persona per bene e non ammetto che qualcuno dica cose come quelle che ho sentito. Di Maio va in procura? Bene, io sono contento, anche se neanche oggi è più andato. Non vorrei avesse capito che la manina sta a casa loro».

E in questo clima vi è piombata addosso la lettera con cui la Ue stronca la manovra. E ora?

«Il premier Conte è stato mandato al fronte mentre qui qualcuno gli bruciava la casa.

Così diventa tutto più difficile, il governo non va avanti per molto.

Noi abbiamo tutta l’intenzione di portarlo avanti, ma se loro continuano a vedere complotti ad ogni passaggio, allora non ci siamo».

Siamo alla pre-crisi?

«Non lo so. Credo che se non si danno una regolata, loro si andranno a schiantare presto. Ma da soli».

E lo spread ha toccato i 327 punti, ai massimi da 5 anni in qua.

«Il nostro elemento di forza è stato finora la compattezza. È chiaro che se ci sono delle crepe, la speculazione le individua e si infiltra, ne approfitta. E il governo è inevitabilmente più debole».

Salvini è pronto a candidarsi alla presidenza della Commissione europea, alla guida del fronte sovranita.

Condivide la scelta?

«È l’evoluzione naturale degli eventi. Di fatto Matteo è diventato il punto di riferimento per tutti quei movimenti. Macron lo ha incoronato quale suo alter ego. Spiace per Marine Le Pen o altri che hanno accarezzato lo stesso progetto, ma la candidatura che in tanti gli stanno proponendo è quasi inevitabile, al di là della volontà dello stesso Salvini».

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