MARCO VALSANIA, IL SOLE 24 ORE 7 NOVEMBRE 2018 ::: ELEZIONI USA MIDTERM::: CAMERA AI DEMOCRATICI, MA REPUBBLICANI PIU’ FORTI IN SENATO

 

 

ILSOLE 24 ORE DEL 7 NOVEMBRE 2018

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Voto Usa, Camera ai democratici ma repubblicani più forti al Senato

New York – Camera ai democratici, Senato ai repubblicani. La rete televisiva Cnn e i grandi giornali americani hanno rotto ogni suspense a cominciare dalle undici di ieri sera ora locale, “chiamando” il risultato delle elezioni americane di Midterm mentre il conteggio dei voti era ancora incompleto in numerose circoscrizioni combattute. Il responso delle urne consentirà all’opposizione a Donald Trump di recuperare il controllo di parte del Congresso e di meglio controllare e contrastare il Presidente. Ma la speranza di una “blue wave”, di un’ondata con i colori democratici che travolgesse la maggioranza parlamentare repubblicana e ripudiasse Trump si è frantumata sugli scogli dei successi conservatori al Senato e non solo.

La Casa Bianca ha così potuto trarre un sospiro di sollievo, e sentirsi incoraggiata, al termine di una campagna caratterizzata da durissime polemiche, dove Trump non ha risparmiato energie e ha sfoderato ancora una volta temi controversi a lui cari a cominciare da aggressive crociate contro l’immigrazione illegale. «Siamo soddisfatti di come vanno le cose», ha commentato la portavoce di Trump, Sarah Sanders.

Il primo segno dell’avanzata democratica alla Camera è arrivato da una corsa per un seggio alla Camera in Virginia, annunciato poco prima delle otto di sera americane: Jennifer Wexton, nei sobborghi della capitale Washington Dc che compongono la decima circoscrizione dello stato, ha detronizzato la repubblicana Barbara Comstock.

Per i repubblicani, il segnale che il Senato sarebbe al contrario rimasto saldamente nelle loro mani, con una maggioranza rafforzata, è arrivato meno di due ore dopo: il conservatore Mike Brown ha strappato in Indiana il seggio che era del moderato democratico Joe Donnelly. Trump aveva puntato molto proprio sull’Indiana, con ripetuti comizi elettorali fino agli ultimi giorni della campagna.
A fine serata, anche se il conteggio dei voti non era stato finito, alla Camera i guadagni democratici apparivano destinati a garantire loro una maggioranza superando l’obiettivo minimo di 23 seggi, per totalizzarne oltre una trentina, forse 35, grazie a vittorie dalla Pennsylvania al Texas e al Minnesota. Per i repubblicani e Trump, a conti fatti, i senatori potrebbero salire ad almeno 53 su cento da 51. I democratici hanno perso, una sconfitta prevista, anche il seggio del North Dakota di Heidi Heitkamp. Ed erano indietro in Missouri, con Claire McCaskill, e in Florida, dove Bill Nelson era sfidato dal governatore uscente Rick Scott.

In palio erano inoltre numerose poltrone di governatori statali, anche qui con esito non univoco. Intense le battaglie combattute in Georgia e Florida. In Georgia la democratica Stacey Abrams ha cercato di diventare il primo governatore afroamericano donna nella storia statunitense. In Florida, Andrew Gillum ha tentato di farsi eleggere primo governatore afroamericano dello stato. Entrambi sono stati sconfitti, lasciando gli stati in mani repubblicane, anche se in Georgia ci sono stati numerosi rapporti di seggi guasti che potrebbero aver danneggiato il voto delle minoranze etniche e in Florida la campagna ultra-conservatrice e pro-Trump di Ron DeSantis è stata accusata di toni razzisti. In Wisconsin il governatore repubblicano anti-sindacato Scott Walker è parso a sua volta avviato a una conferma. I democratici hanno tuttavia conquistato influenti poltrone in Kansas e nella strategica regione del Midwest, piu’ precisamente in Michigan e Illinois (dove ha vinto JB Pritzker, erede della dinastia degli Hyatt Hotel). A New York il democratico Andrew Cuomo è stato confermato per un terzo mandato.

VIDEO / Elezioni di Midterm, code ai seggi ad Atlanta in Georgia

L’affluenza alle urne è stata nettamente superiore alla tradizione del Midterm, sintomo della polarizzazione del Paese e di un voto che è diventato un referendum sulla presidenza di Donald Trump. L’elevata partecipazione era parsa evidente fin da prima del giorno ufficiale delle elezioni: ben 39 milioni di americani hanno tratto vantaggio del voto anticipato, consentito in 37 stati su 50, contro 27 milioni alle precedenti elezioni di metà mandato.
Tra le grandi tematiche che hanno motivato gli elettori, assistenza sanitaria e immigrazione sono state le prime due in classifica: chi ha indicato la sanità come questione cruciale, nel 74% dei casi ha votato democratico; chi ha scelto l’immigrazione ha premiato il 76% delle volte i repubblicani. La terza tematica per importanza, l’economia, ha favorito i repubblicani nel 56% dei casi.

Molteplici le corse individuali al Congresso che hanno catturato l’attenzione, al di là di quelle già citate: alla Camera, in Kentucky il repubblicano Andy Barr è sopravvissuto alla sfida della democratica Amy McGrath, ex pilota dei marines. A New York City i repubblicani hanno perso l’ultimo deputato che ancora avevano. In Florida l’ex esponente dell’amministrazione Clinton, Donna Shalala, ha vinto in un seggio finora repubblicano. Ma tra le gare per il Senato in Texas il repubblicano Ted Cruz ha avuto la meglio sul neofita democratico Beto O’Rourke. In Utah è stato eletto senatore Mitt Romney, ex candidato repubblicano alla Casa Bianca.

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