ETTORE LIVINI, MENDRISIO, REPUBBLICA DELL’8 NOVEMBRE 2018, PAG. 7 ::: Il banchiere di Raiffeisen: ” Da 3 settimane processione di clienti”

 

 

 

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Il reportage

La paura dei risparmiatori

Carta d’identità e bonifico la grande corsa degli italiani a portare i soldi in Svizzera

All’Ubs: “Qui siete al riparo da qualsiasi tassa patrimoniale” Il banchiere di Raiffeisen: ” Da 3 settimane processione di clienti”

ETTORE LIVINI,

 

Dal nostro inviato

MENDRISIO

La patrimoniale? Guardi, le mani sul suo conto in Svizzera, dall’Italia, non le potrà mettere mai nessuno». Finalmente quello che volevamo sentirci dire ce l’hanno detto. Il viaggio della speranza da Milano a Mendrisio non è stato inutile.

Sono le 11 del mattino, nella filiale dell’Ubs di via Lavizzari c’è appena stato un black-out causa cattivo tempo. Poco male. Il pellegrinaggio del risparmiatore alla ricerca di un porto sicuro (o quasi) per i suoi quattrini, lontano dal rischio di prelievi forzosi, è arrivato al Sacro Graal.

«Si ricorda il 1992, quando nella notte il governo Amato ha portato via il 6 per mille dai depositi nelle banche tricolori?

Qui non potrà succedere – dice calcando un po’ i toni il consulente nella saletta buia e ovattata dove ci ha ricevuti -.

Magari il fisco proverà a chiederle i soldi in Italia, perché sia chiaro, la somma che porta qui la dovrà denunciare nella dichiarazioni dei redditi».

Intanto, però, lo scippo verrebbe rinviato.

Voilà, ecco spiegato tutto. «Sono tre settimane che qui da noi c’è una processione di italiani preoccupati che vogliono aprire un conto!», ride divertito il consulente finanziario dell’istituto Raiffeisen, 100 metri più avanti.

Non è il solo ad avere la sala d’attesa piena. Alla reception della Banca Stato di Piazza Riforma per dire, nel cuore di Lugano, sono tranchant: «Vuole un appuntamento per un deposito per non residenti? Il primo buco disponibile è tra una settimana nella filiale di via Pioda». Si fa quasi prima a trovare una data per la Tac al servizio sanitario nazionale tricolore. «Sa, siamo oberati…» dice con un sorriso che parla da solo l’elegantissima dipendente allo sportello. Non è una sorpresa. Il ministro Paolo Savona, in fondo, tiene per sicurezza parte dei suoi sudati risparmi qui nella Confederazione.

E tante formichine di casa nostra, da quando lo spread ha iniziato a ballare e sono rispuntate le voci di patrimoniale e di addio all’euro, sono salite in macchina o in treno, hanno passato il confine e sono venute in Svizzera per capire – come abbiamo fatto noi se si può, se conviene e quanto costa aprire un conto qui.

L’era romantica degli spalloni e dei risparmiatori con le banconote imboscate in ogni pertugio dell’auto e cucite negli indumenti è lontana. Come lontani sono i tempi in cui i nostri risparmi – una volta in Svizzera – sparivano davvero dal radar del fisco tricolore. I contanti, per dire, non li accetta più nessuno: «Noi non li vogliamo, i soldi deve trasferirceli con un bonifico», ci dicono alla Banca Migros di via Pretorio. Lo stesso vale per Raiffeisen e Ubs. «Da noi il versamento minimo sono 500mila euro», ci liquidano sopravalutando di un paio di zeri il nostro patrimonio – al Credit Suisse di Mendrisio. «Tutto ormai è trasparente – racconta nel salottino clienti esteri di Raiffeisen un preparato e simpaticissimo consulente -. Io ho iniziato a lavorare 43 anni fa in un’altra banca. E a quell’epoca si veniva in ufficio in jeans e scarpe da ginnastica e si passava il tempo a “stallonare” copertoni d’auto piene di banconote da 100mila lire. Con l’aria che tira da voi in queste settimane – però – non mi sorprendo di quante persone siano venute a chiederci informazioni A tutti, per non illuderli, dico la stessa cosa: sappiate che io dovrò comunicare a fine anno il vostro estratto conto all’Italia. Anche se nessuno da Roma potrà mai chiedermi di entrarci dentro trasformando magari i risparmi in Bot».

Aprirlo, del resto, è facilissimo.

«Basta un documento d’identità valido e il codice fiscale, mi compila un po’ di carte ed è fatta – spiegano all’Ubs -. Poi mi fa un bonifico dalla sua banca che le costerà un euro e in due giorni è operativo». Costo di gestione da un minimo di 42 euro l’anno a Raiffeisen a un massimo di 25 al mese a Ubs (che diventano 0 con 230mila euro di investimento).

Rendimento 0% («Capirà, con i tassi che ci sono», dicono a Migros). In tasca ci si ritrova un Iban, un bancomat per prelevare in Italia (occhio, costo da 4 a 5 franchi ad operazione) più un codice per la gestione digitale del conto per eventuali bonifici.

E se volessimo spostare in Canton Ticino un po’ di soldi in nero? Basta dirlo e cade il gelo.

Nessuna banca si prende più il rischio. «Sono cose del passato, chi aveva forte somme e voleva evitare la voluntary disclosure le ha spostate a Dubai», confessano

in camera caritatis agli sportelli.

Insistendo un po’ a Lugano si capisce che il canale (il nero in Italia tira ancora) non è del tutto chiuso. «Gli spalloni si occupano di spostare cifre importanti ma con commissioni enormi – dice un “guru” del settore – chi deve esportare qualche centinaio di migliaio di euro passa il confine più volte al giorno con un po’ di familiari (il limite per i contanti da esportare è 10mila euro a testa, ndr) ». Poi deposita nelle cassette di sicurezza aperte da piccole finanziarie nelle filiali chiuse dalle grandi banche. Un nascondiglio dove in effetti sono difficili da “tracciare” per chiunque. «Una cassetta viene sui 3mila euro l’anno e ci può nascondere anche qualche milione», garantisce l’esperto.

Per ora non ci serve, grazie. Ci accontentiamo di poco.

Domani siamo d’accordo per chiamare la Raiffeisen di Mendrisio e portare là un po’ del nostro gruzzoletto. Poi, se arriverà il cigno nero, l’uscita dall’euro o lo tsunami della patrimoniale, tocchera al governo gialloverde rincorrere in Svizzera i nostri soldi e quelli del ministro Savona.

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