EMILIANO MORREALE, REPUBBLICA 27-11-2018, pag. 2-3 ::: ADDIO ALL’ULTIMO IMPERATORE DEL NOVECENTO ITALIANO +++ 3,4 minuti del film (2012) di Bernardo Bertolucci, Io e te

Io e Te – Ragazzo Solo, Ragazza Sola, ultimo film di Bertolucci (2012)

TRAILER  3,14  MINUTI
Risultati immagini per bernardo bertolucci FOTO DI ATTILIO CAPRA

Bernardo Bertolucci (Parma, 16 marzo1941Roma, 26 novembre2018)

 

NEL 2011, FOTO DI ELISA CALDANA/ CINEMAZERO

 

FOTO DI REPUBBLICA

 

 

L’eredità

Il grande autore morto a 77 anni

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Addio all’ultimo imperatore del cinema italiano

 

EMILIANO MORREALE

 

 

Bertolucci con Pasolini

È banale dirlo, ma la morte di Bernardo Bertolucci ( a Roma, a 77 anni, dopo una lunga malattia che lo aveva costretto da anni sulla sedia a rotelle) segna la fine di un’epoca.

Bernardo Bertolucci in compagnia del padre poeta Attilio, nel 1975, durante le riprese del film Novecento

 

 

L’ultima, forse, in cui la cultura e l’arte italiane hanno avuto un ruolo nel mondo. Bertolucci è stato l’ultimo autore glamour di un’epoca in cui il regista era divo come e più degli attori, e gli italiani erano forse i più glamour di tutti, si chiamassero Fellini o Antonioni. Bertolucci, lo fu in un momento di crisi del cinema e conquistò Hollywood quasi trasformandola nel suo sogno di bambino, trionfando con 9 Oscar per L’ultimo imperatore.

Eppure la sua vicenda è anche italiana: il regista emiliano ha anticipato, raccontato, modificato addirittura pezzi della società italiana, del costume, forse nell’ultimo momento in cui il cinema è stato terreno di scontro culturale, sociale e politico. L’apice di questo rapporto sono ovviamente gli anni 70, a cominciare dalla vicenda di Ultimo tango a Parigi: sequestrato, proibito con distruzione di quasi tutte le copie ( e il regista condannato e privato dei diritti civili per qualche anno), poi riprocessato e assolto negli anni 80 grazie a una proiezione illegale organizzata da alcuni cinefili romani, che fece riaprire il caso. Le vicende giudiziarie di Ultimo tango mostrano in maniera lampante l’evoluzione del comune senso del pudore. Convinto di star facendo una variazione su temi di amore e morte, Bertolucci forse non si era nemmeno accorto di scardinare la morale del nostro paese. Se si confrontano i processi del 1982 e del 1987, si tocca con mano il vertiginoso cambiamento della nostra società. Le motivazioni del primo rinvio a giudizio parlavano di ” esasperato pansessualismo fine a se stesso, inteso a sollecitare lo sfrenato appetito dei piaceri sessuali attraverso l’esposizione di atti libidinosi e lubriche nudità, accompagnati da gemiti, sospiri e urla di godimento”. La seconda sentenza invece constatava che il clima sociale era mutato ” esprimendo sempre più, in sostituzione di una morale ispirata dalla tradizione cattolica, quella propria di una società laica e permissiva. Il sesso non è più concepito solo prevalentemente in funzione della procreazione, ma come valore in sé, lecito in tutte le sue manifestazioni, col solo limite della libertà altrui”.

Queste parole sono del 1987: in mezzo c’è già stata l’invasione della pornografia, sul piccolo schermo sta arrivando Colpo grosso, e poco tempo dopo Ultimo tango andrà in tv, scorciato dalle scene erotiche e interrotto dalla pubblicità.

Il successivo Novecento ( 1976) risultò una pietra dello scandalo ideologica in un’Italia che sembrava avviarsi al compromesso storico e in cui l’onda del ’ 68 era ormai scemata.

Inviso alla nuova sinistra, che lo vedeva come film troppo Pci, il film dispiacque ai dirigenti del partito, da Pajetta a Amendola.

Ma il film era anche il tentativo di affermare la vitalità di un popolo.

Come ricorderà Bertolucci, dopo non ci sarà più spazio per le illusioni: « Con l’assassinio di Pier Paolo e la morte di Aldo Moro, per me era svanita la possibilità di sognare in quel modo » .

Con la sua maniera candida e sorniona, Bertolucci ha incrociato spesso tendenze e tensioni storiche. Il racconto delle inquietudini giovanili di Prima della rivoluzione ( 1963) aveva anticipato il ’ 68. Il conformista ( 1970) inaugura una nuova maniera di vedere il passato come mascherata vintage, e testimonia di un risorgente fascino del fascismo.

Ultimo tango, in pieni anni 70, racconta anche il primo germe di quella che Christopher Lasch chiamerà ” la cultura del narcisismo”. In La luna ( 1978) ci sono gli echi di una generazione sbandata all’ombra della droga, e La tragedia di un uomo ridicolo

( 1981), uno dei più bei film degli anni 80, racconta un reciproco tradimento tra padri e figli in cui si legge un’impietosa metafora del terrorismo.

Prodotto della migliore cultura italiana ( figlio di un grande poeta, e cresciuto in dialogo con Moravia, Pasolini o Elsa Morante) e della migliore cinefilia europea, Bertolucci ha saputo essere felicemente provinciale e internazionale, tornare alle proprie radici senza mai perdere la curiosità per le giovani generazioni. Come testimonia anche l’ultimo Io e te, ritratto di una ” generazione fantasma”, senza padri e senza futuro.

Nell’ultima immagine di quel film, il giovane protagonista guarda in macchina il regista e noi spettatori. In fondo è bello che l’ultima immagine regalataci dall’ormai anziano maestro sia ancora un atto di curiosità e di fiducia verso la giovinezza: come verso i giovani di mezzo secolo prima, i coetanei di Prima della rivoluzione.

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