MARIO BELLINI, FAMOSO ARCHITETTO, A 83 ANNI HA SCRITTO UN LIBRO PER SPIEGARE IL DESIGN MAI BAMBINI::. COMMENTO : 1. ELLE DECOR DI CARLA MARILLIS – 20-11-2018; 2. REPUBBLICA, VENERDI’, 09-11-2018 ::.MARCO ROMANI, pp. 69-71++ QUALCOSA DELLE OPERE…

 

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Mario Bellini (Milano,  1935) è un architetto e designer italiano.

 

 

1.  Elle Decor–20-11-2018

https://www.elledecor.com/it/design/a25237439/mario-bellini-libro-design-spiegato-ai-bambini/

 

 

MARIO BELLINI RACCONTA IL DESIGN AI BAMBINI

Cosa vuol dire design? E come si disegna una sedia? Lo spiega Bellini in un libro illustrato che dalla città entra nelle case, insegnando a guardare il mondo

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Cos’è il design? “È il disegno di tutte le cose che ci circondano dentro i nostri cassetti, i nostri armadi, le nostre stanze, le nostre case e nelle nostre città”. Lo racconta l’architetto e designer Mario Bellini nel suo libro Il design spiegato ai bambini(Bompiani).

“L’idea che dagli anni Quaranta e Cinquanta nasca una cosa chiamata design è divertente, ma non m’incanta” spiega. “I mobili, le forchette, le sedie, le case si fanno da quando l’uomo esiste. Ma oggi è invalso questo modo di dire di design. Questa è una forchetta di design, questo è un bicchiere di design. Io lascio dire, poi chiedo: Dimmi brevemente come si distingue una caffettiera di design da una normale. Tutti si perdono in un gomitolo di contraddizioni sempre più contorte, finché troncano dicendo vabbè hai capito. Lo faccio anche con le commesse, chiedo sempre perché un macinapepe è di design e mi diverto un mondo!”

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Nella cinquantina di pagine illustrate da Erika Pittis l’architetto, oggi 83enne, racconta ai bambini che cosa è, questo design. E lo fa tornando a quando aveva otto anni, a quando costruì la sua prima casa, una piccola struttura di mattoni con tanto di porta, per iniziare un viaggio che parte dalla città per arrivare alla casa, dove le camere da letto diventano isole e i vassoi si trasformano in piazze.

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Il design spiegato ai bambini è un libro illustrato per bambini, ma anche un regesto dei suoi pezzi più famosi, un continuo rimando al quotidiano e alla natura da cui Bellini prende da sempre ispirazione, e soprattutto un esercizio di stupore verso le cose, un nuovo modo di guardare le case per scoprire che hanno la faccia, o di osservare un letto per trovare le orecchie.

Un’attitudine che ci fa chiedere: a cosa serve? Perché è fatto così?

Bellini risponde nel suo libro, raccontando ai bambini (ma non solo) cos’è una sedia, o un rubinetto, perché un tavolo è così importante, a che cosa bisogna pensare quando si vuole disegnare una nuova lampada. Perché “A tutti piace l’idea di disegnare il mondo, le cose. Basta guardarsi intorno e le idee sono lì, appese, come me su un albero. Bisogna allungarsi, staccarle e prenderle”.

2.    REPUBBLICA 07-11-2018

https://rep.repubblica.it/pwa/venerdi/2018/11/07/news/mario_bellini_design_steve_jobs_olivetti_bambini-211013178/

L’architetto Mario Bellini sul suo divano Via lattea (Meritalia) (Ansa)

il venerdì Design

Mario Bellini: “Vi avverto: il design ha gli anni contati”

“Come gli altri stili, anche quello del nostro tempo è destinato a morire”. Il grande architetto milanese, intanto, spiega ai bambini in un libro il significato di una parola molto usata. E abusata

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Divisumma 18

MILANO. L’unico momento libero per l’intervista è la domenica mattina. Il resto della settimana l’architetto Mario Bellini, classe 1935, lavora di continuo: cantieri in giro per il mondo, riunioni con i clienti e con lo staff, progetti di mobili e accessori, allestimento di mostre d’arte e l’istituzione di una Fondazione che raccolga 58 anni di carriera. “Per ogni oggetto che ho realizzato” dice “ho conservato almeno due esemplari e poi i disegni, i modelli, la corrispondenza…”.

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Mario Bellini, Kar a Sutra, MoMA, 1972. Photo Studio Castelli



Bellini si è però ritagliato il tempo per scrivere un piccolo libro illustrato,  Il design spiegato ai bambini (Bompiani, pp. 32, euro 15, disegni di Erika Pittis), per cercare di rendere più chiara, e non solo ai più piccoli, una parola che ha invaso tutti i campi, diventando una sorta di marchio per piazzare sul mercato qualsiasi cosa. Con otto Compassi d’oro (nessuno ne ha mai avuti tanti) e centinaia di prodotti progettati – parecchi ancora nei negozi dopo decenni – Bellini scrive che una delle sedie che ama di più è quella di un ricco funzionario dell’antico Egitto. “Ciò significa che il tempo che passa non cambierà mai troppo le sedie che tutti usiamo e conosciamo così bene”.

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Il multiverso di Mario Bellini



Scusi architetto, ma se era già perfetta la sedia di quattromila anni fa, perché stiamo ancora a interrogarci su come disegnarle?
“Lì c’era già tutto: lo schienale leggermente inclinato per dare più comfort, la seduta concava per accogliere le rotondità delle terga, la solidità delle giunture per non cadere in terra. E anche dei decori per esprimere la dignità del rango. Quella sedia che era comoda allora lo sarebbe anche oggi. È con il Bauhaus, a partire dagli anni Venti, che si è inventata la favola che stavamo creando il mobile perfetto che avrebbe decretato per sempre la morte di tutti gli stili”.

olivetti a4 calcolatrice elettronica (1975)



Una favola?
“Il principio secondo cui la forma segue la funzione è ingenuo e venato dell’arroganza di tutte le avanguardie. Si sosteneva che il mobile razionale dava la risposta giusta e definitiva a ogni necessità”.

sedia prodotta da Cassina (1977)

Non è così?
“Eh no. La fine degli stili, oltre che non vera – c’è ancora chi arreda Art Déco la propria casa – non è nemmeno desiderabile. Ogni epoca ha il diritto di esprimere il proprio stile. E di disegnare le proprie sedie”.

il bruco, prodotto da Cassina che sperimenta forme organiche (1965)

Il design nasce quindi su una bufala?
“La definizione di design, in fondo, è semplice: è lo stile di questo nostro tempo. È esso stesso uno stile. Che ha avuto una nascita, uno sviluppo e avrà una morte. E arriveremo, presto o tardi, al post-design. Questa affermazione farà inorridire studiosi, creativi e anche industriali, ma è quello che penso”.

nel 1986 crea una serie di gioielli d’oro per Cleto Munari



Nel libro scrive che molti suoi oggetti ricordano gli animali. È la natura a ispirarla?
“Uso quell’immagine solo per spiegarmi, ma dietro ogni progetto c’è l’homo faber. Le faccio un esempio: la copertura del padiglione di arte islamica del Louvre e il disegno a onde del vassoio Dune per Kartell non nascono dall’osservazione del deserto ma da un pezzo di lamiera che avevo in studio e che ho lavorato e plasmato. Dopo averlo scannerizzato ho visto che l’immagine che restituiva era quella di un mare in tempesta o del bronzo fuso che ribolle”.

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gli scacchi, 1971



Tra gli anni Sessanta e Settanta ha disegnato il primo mangiadischi di successo, il primo personal computer, la prima monovolume… Intuizione o fortuna di essere al posto giusto nel momento giusto?

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mangiadischi


“Prima del mangiadischi Pop, che fu un successo incredibile, avevo disegnato l’Irradiette e il Fonette che però, colori squillanti a parte, avevano ancora una forma a scatolaccia. Il Pop, invece, ridottissimo nelle dimensioni, veniva portato in macchina e in camporella dai giovani di tutta Europa esprimendo lo stile libero e creativo del Sessantotto”.

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le bambole sofa b&b Italia


Con il P101 di Olivetti finì addirittura sulla Luna…
“Sulla Luna no, ma nei laboratori della Nasa che calcolavano la traiettoria dell’Apollo 11. Io ero consulente Olivetti da anni e per loro avevo disegnato macchine da scrivere e calcolatrici celebri come la Divisumma 18. Ma del progetto del Programma 101 nessuno mi aveva detto niente. Una domenica mattina mi telefonò Roberto Olivetti pregandomi di raggiungerlo a casa sua. Trovai il tavolo da pranzo pieno di schede e circuiti. Mi spiegò di cosa si trattava e che avevano chiesto a un designer molto celebre di fare il progetto della macchina di Pier Giorgio Perotto ma il risultato non lo convinceva per niente. Mi disse: “Architetto lei pensa di farcela?”. Gli risposi: “Mi dia tre settimane”. Feci riprodurre in polistirolo tutti i circuiti e con un blocco di creta, come fossi uno scultore, realizzai il P101. A Olivetti piacque molto e iniziò subito la produzione”.

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Olivetti Lettera Praxis DLX Mario Bellini Design

Deve aver colpito molto anche Steve Jobs visto che venne a bussare alla sua porta per portarla a Cupertino.
“Jobs aveva assistito a una mia conferenza ad Aspen nel 1982. Anni dopo mi chiamò e poi si presentò direttamente nel mio studio di Corso Venezia. Mi chiese di andare alla Apple come capo del design ma io avevo un contratto di consulenza esclusiva con Olivetti. A fermarmi fu la certezza che avrei di fatto smesso di disegnare. Un i-Phone deve avere lo schermo più grande possibile e lo spessore minimo. La mia attività si sarebbe ridotta a smussare gli angoli. Sarei diventato molto più ricco ma sarei stato un company designer. Dissi di no d’istinto senza pensarci. E non me ne pento”.

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una sedia chair 4 pack

 

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una poltroncina, prodotta da Cassina, 413 cab

 



Jonathan Ive, che prese quel posto, l’ha ringraziata?
“No, mai”.

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Mario Bellini. ETP 55 Portable Typewriter. 1985-86–al Moma

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Cab sedia Bellini Cassina ultima modifica: 2016-07-



Meno successo ebbe la Kar-A-Sutra, quella che gli storici dell’automobile definiscono la prima monovolume, rimasta solo un concept.
“Fu creata per la mostra Italy: the New Domestic Landscape al Moma di New York nel 1972. Era un’auto abitabile con dei cuscini speciali che prendevano la forma delle persone, poteva variare il suo assetto e permettere ai viaggiatori di scoprire il mondo dal tettino. Pensai: quando i giornali americani pubblicheranno le foto Ford e General Motors mi chiameranno per metterla in produzione. Nessuno telefonò. Anni dopo nacque la Renault Espace, discendente diretta della Kar-A-Sutra, ma nessuno mi ha neanche detto grazie per l’idea”.

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Cassina tavolo la Basilica Mario Bellini

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Negli ultimi anni si parla tanto di ecodesign. Moriremo con i mobili di cartone riciclato?

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Table ‘Tango’ (© Mario Bellini Archive)


“Le aziende serie già sono eco: quando ti commissionano un oggetto ti chiedono che sia facilmente disassemblabile per poter differenziare i componenti. Per me un mobile è eco quando, per i suoi materiali, non si rompe e dura per generazioni. Gli arredi di bassa qualità saranno pure democratici perché economici, ma cadono facilmente a pezzi e inducono le persone a cambiare l’arredamento come fosse un abito. Riempiendo il pianeta di rifiuti”.

 

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Il “velo” di Mario Bellini per il Louvre

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