ATTILIO BERTOLUCCI, DUE POESIE DAL SITO/BLOG DELLA RIVISTA ” NUOVI ARGOMENTI “, MONDADORI

 

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Bernardo a cinque anni

diAttilio Bertolucci

(da “La capanna indiana”, Sansoni, Firenze 1955)

Il dolore è nel tuo occhio timido
nella mano infantile che saluta senza grazia,
il dolore dei giorni che verranno
già pesa sulla tua ossatura fragile.

In un giorno d’autunno che dipana
quieto i suoi fili di nebbia nel sole
il gioco s’è fermato all’improvviso,
ti ha lasciato solo dove la strada finisce

splendida per tante foglie a terra
in una notte, sì che a tutti qui
è venuto un pensiero nella mente
della stagione che s’accosta rapida.

Tu hai salutato con un cenno debole
e un sorriso patito, sei rimasto
ombra nell’ombra un attimo, ora corri
a rifugiarti nella nostra ansia.

 

nota del blog per i curiosi: wiki dice che Bernardo è il primo figlio di Attilio Bertolucci, quindi dovrebbe essere quel ragazzone sulla destra dietro il divano…

 

 

Bacche e ruggine

di Attilio Bertolucci

(Da “Verso le sorgenti del Cinghio”, Milano, Garzanti, 1993)

L’accendersi improvviso delle lampade
nella nebbia del ponte,
l’arcana luce dei tuoi capelli
neri riflessa dall’acqua che si muove.

E giorno d’inverno ha fiorito
di bacche le siepi deserte, di ruggine
vestito i cancelli, il silenzio
dura sino a notte.

 

Immagine: Attilio Bertolucci a Casarola.

 

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8 Responses to ATTILIO BERTOLUCCI, DUE POESIE DAL SITO/BLOG DELLA RIVISTA ” NUOVI ARGOMENTI “, MONDADORI

  1. roberto rododendro scrive:

    si, Bernardo è quello più grande.
    Un giorno ti posterò alcune poesie di un amico di Attilio Bertolucci, sempre Parma e dintorni. Il titolo della raccolta è “il profumo dei tigli”. Gian Carlo Conti.
    p.s. sono talmente rincoglionito che mentre scrivevo avevo dimenticato il nome di Conti, così ho optato per “amico di”, comunque è vero nel senso che nella lettura “si sente” la vicinanza.

    • Chiara Salvini scrive:

      come stai, ” bello e perduto”? Dove te ne vai girovagando per Roma e dintorni? Una volta ogni morte di papa ti fai vivo… e questa, immagino, è già una grazia…Quando eravamo più giovani, venivi a trovarci molto più spesso, sarà perché siamo invecchiati noi e il blog? Comunque è sempre bello ed emozionante sentirti, ciao caro, ch. per il blog

    • Chiara Salvini scrive:

      mandacela, cosa bisogna pregarti in ginocchio? e tue, è impossibile che non ce ne siano più…?

      • roberto rododendro scrive:

        cara Chiara, devo prima rintracciare il volume……
        e comunque si, sono invecchiato in quest’ultimo anno di almeno dieci e il fatto mi da molto fastidio.
        sono un po’ così:
        ” no, non chiamarmi giovane
        perchè i capelli miei son folti e biondi
        e le mie guance floride
        di molli carni e di color giocondi.

        Son come il frutto fradicio
        dentro e che serba il suo color di fuora
        Donna ti sembro giovane
        e sono un morto che cammina ancora”

        Immagino che il poeta, con pseudonimo, ti sia noto …..

        Invece, tornando al motivo iniziale che è Bernardo Bertolucci … ci siamo incontrati quando io avevo 25 anni e quindi lui 27. La mia prima casa in Trastevere. Sulla mia pagina trovi due righe in più, ma tu non ci vai mai!!!

        p.s. appena trovo Conti ti mando qualcosa, et voila!
        Non è la mia preferita ma l’ho trovata su google ed un copia incolla va pure bene:

        UN BIGLIETTO

        Ti mando i fiori che più amo,
        i meno illustri, che ad ogni passo incontro
        quando vado per la carraia grande
        e voglio stare solo.
        Sono fiori di campo, nostri e contadini,
        papaveri, viole, margherite.
        Crescono sulla scarpata dietro casa,
        assediati dalle vespe, tra i rovi e le fascine.
        Sono fiori poveri, che i ragazzi del cortile
        calpestano senza pietà
        quando di sera inseguono le rondini
        e il cielo si apre su di loro
        presi dalla vertigine del fieno.
        Hanno colori umili e discreti,
        che il sole sbianca nelle lunghe
        domeniche d’ozio e di calura,
        quando dai carri fermi sulle aie
        i galli si rispondono con roche lamentele.
        Non metterli tra gli ori del salone,
        come i fiori di serra delle dame,
        ma lasciali al sole sul balcone
        che guardino ancora il giorno
        morire dietro gli alberi e dopo
        l’usignolo ascoltino cantare nel sereno.

        Voli pindarici oggi: da Stecchetti / Olindo Guerrini a Giancarlo Conti, entrambi, per motivi diversi, ricordi di giovinezza.
        ciao Bru 🙂 e ciao Donatella

  2. Donatella scrive:

    Non c’entra niente, ma mi piace stare qui, vicino a Chiara e a Roberto. Prendo da “Il Fatto” di lunedì 26 novembre 2018, pag.11: ” Monumento mediceo sacrificabile per una grande opera e made in China in piazze dei Miracoli” di Tomaso Montanari: “… Il nuovo sindaco di Pisa, Michele Conti, aveva scritto nel programma che, in caso di elezione, avrebbe demolito tre arcate dell’Acquedotto Mediceo per risparmiare un sottopasso alla nuova tangenziale: ” E’ assurdo realizzare un taglio nel territorio lungo circa 250 metri per sottopassarlo: demolendo tre arcate, con quanto si risparmierebbe se ne potrebbero ricostruire almeno 10 di quelle ora mancanti e consolidare il resto oggi dissestato”…. Chissà, in effetti, perché nessuno ha mai pensato a questo geniale bricolage dei monumenti…L’acquedotto voluto dal Granduca Ferdinando I di Toscana è, a tutti gli effetti, un monumento, e dunque è come un corpo vivo, che non può essere fatto a fette a piacere, abbattuto e riassemblato come se fosse un plastico di “Porta a Porta”. Oltre ad essere, ovviamente, vincolato: il che rendeva il programma del neosindaco solo un’avvincente pagina di storia della decadenza culturale. Invece Conti non si è arreso e ora propone di smontare tre arcate dell’acquedotto per rimontarle… in mezzo ad una rotatoria della tangenziale. E qui si passa d’incanto dal vandalismo al dadaismo, immaginando che un acquedotto storico, cioè un lungo e ininterrotto condotto che serve a portare l’acqua, possa essere fatto a pezzi e rimontato a decorare una rotonda… La stessa giunta leghista pisana… ha deciso di riportare le bancarelle in piazza dei Miracoli: un progetto che prevede la chiusura della Porta Nuova di Cosimo de’ Medici e l’oscuramento dello Spedale di Alessandro IV, fondale meridionale della piazza appena restituito alla città dopo un restauro di cinque anni. Da quando la piazza è stata inserita nella lista dei beni dell’umanità dell’Unesco ( era il 1987) le bancarelle hanno dovuto traslocare: e nessuno sentiva la mancanza delle migliaia di piccole torri pendenti di plastica, che possono benissimo essere vendute a qualche metro di distanza dalla Torre vera. Eppure l’assessore alle Attività produttive della giunta di destra,Paolo Pesciatini, le rivuole proprio lì, quelle bancarelle: in barba ai vincoli, alle leggi, al buon senso. L’argomentazione è mirabile: quella paccottiglia globale rappresenterebbe ” il nostro commercio tradizionale”…la nostra identità collettiva sarebbe legata ai souvenir made in China! ”
    Mi viene da commentare in ligure “Ciù in là u ghe atapàu”.

  3. nemo scrive:

    “…. verso Casarola ricca d’asini di castagni e di sassi /…. Allora / sarà tempo di caricare il figlio in cima alle spalle, / che all’uscita del folto veda con meraviglia / mischiarsi fumo e stelle su Casarola raggiunta. ” Eleonora, amica di giochi dei figli del poeta Attilio Bertolucci, a Bernardo -bimbo forse un po’ spocchioso- preferiva Giuseppe …

    • Chiara Salvini scrive:

      grazie di averci visitato anche ” noi “, stamattina eravamo gelosi perché ci sembrava che vi muoveste solo per Donatella e Franchino o suo figlio…Meno male che avete notato qualcosa postato da noi…guarda che sul vostro blog cinelibri…sono oltre dieci giorni che aspettiamo una perla…oggi non ho visto…chissà…Quando Wien ? per Natale e il Concerto?
      Bellissimi i versi che avete messo, magari a memoria…

  4. Domenico Mattia Testa scrive:

    Di Attilio Bertolucci,quando,trasferitosi da Parma,viveva a Roma, va ricordata l’amicizia con Pier Paolo Pasolini.Un sodalizio tra due poeti d’eccezione.Proprio al grande regista Bernardo,scomparso in questi giorni e vediamo adolescente nella fotografia di famiglia,Pasolini dedica una delle più belle e sofferte liriche della raccolta:La religione del mio tempo,intitolata:”Ad un ragazzo”.Tenerezza per la sensibilità consapevole di Bernardo e tragedia del fratello morto diciannovenne nella strage di Porzus(pagina tragica della Resistenza friulana) vi convivono felicemente.Tra i versi in cui parla del futuro regista mi piace ricordare i seguenti:
    Rimani tra noi,discreto per pochi minuti
    e,benchè timido,parli,con i modi già acuti
    dell’ilare,paterna e precoce saggezza.

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