SI AGGRAVANO LE TENSIONI TRA RUSSIA E KIEV ::: 1. ANSA.IT DI OGGI; 2. ISPI (ISTITUTO PERE GLI STUDI DI POLITICA INTERNAZIONALE) –DI IERI

 

 

 

Risultati immagini per M AR D'AZOV

MAR D’AZOV

 

 

ANSA.IT  –30-11-2018

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/11/29/trump-cancella-lincontro-con-putin-al-g20-per-lucraina_a9348b80-1aa6-4548-9b1a-4fe25c564f3e.html

 

 

Tensione Russia-Ucraina. Kiev vieta ingresso degli uomini nel Paese. Trump: ‘Niente incontro con Putin al G20’

La replica di Mosca al presidente Usa: ‘Avrà un paio di ore in più per incontri più utili’

Resta alta la tensione tra Mosca e Kiev. L’Ucraina ha vietato a tutti gli uomini russi tra i 16 e i 60 anni l’ingresso nel Paese. Lo ha reso noto su Twitter il presidente ucraino Petro Poroshenko. Le restrizioni, sottolinea, sono state decise per impedire ai russi di formare distaccamenti di “eserciti privati” che rispondano alle forze armate russe.

Intanto il presidente americano Donald Trump ha scritto su Twitter di aver cancellato l’incontro con i leader del Cremlino Vladimir Putin a causa della crisi in Ucraina.

Se non ci sarà il vertice tra Putin e Trump a margine del G20, il presidente russo “avrà un paio di ore in più per incontri utili”: commenta il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, citato dalle agenzie russe.

 

L’Ucraina potrebbe sprofondare nella guerra civile“, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova esprimendo preoccupazione per l’introduzione della legge marziale. “Alle forze dell’ordine ucraine sono stati concessi poteri straordinari, incluso l’uso della forza senza l’autorizzazione dei tribunali o dei pm, e questo pone seri rischi”, ha detto Zakharova, citata dalla Tass.  “Visto che le navi e i marinai ucraini non sono stati riconsegnati dalla Russia ho deciso che la cosa migliore per tutti e’ cancellare l’incontro in Argentina precedentemente programmato con il presidente Vladimir Putin”, scrive Trump, auspicando che l’atteso summit si possa svolgere appena risolta la questione ucraina.

 

ISPI (ISTITUTO PER GLI STUDI DI POLITICA INTERNAZIONALE )

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-ucraina-lo-scontro-si-sposta-mare-21645

 

Nell’immagine : la costruzione del ponte sullo stretto di Kerch

 

 

Russia-Ucraina: lo scontro si sposta in mare

 

| 27 novembre 2018

 

Domenica 25 novembre, mentre i leader europei tornavano a casa da Bruxelles dopo il vertice sulla Brexit, tre navi da guerra ucraine venivano colpite e sequestrate dalle forze marittime russe sullo stretto di Kerch, nel mare di Azov (una sezione settentrionale del Mar Nero), mentre tentavano di raggiungere il porto ucraino di Mariupol. Ventitré marinai ucraini sono ora trattenuti dalle forze russe. In risposta al primo attacco esplicito della Russia alle forze ucraine, lunedì 26 i legislatori ucraini hanno promulgato – per la prima volta dall’inizio del conflitto – la legge marziale nelle zone di confine con la Russia durante i prossimi 30 giorni. La comunità internazionale ha espresso una condanna unanime delle azioni russe. Ad esempio, durante l’incontro straordinario del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC), la rappresentante permanente degli Stati Uniti Nikki Haley ha affermato che le azioni russe nello Stretto di Kerch sono “oltraggiosa violazione del territorio sovrano ucraino” e che gli USA sosterranno l’Ucraina, mantenendo le proprie sanzioni alla Russia – tuttavia, senza suggerirne, per ora, di nuove. Anche l’UE ha condannato la Russia, sollecitandola a ristabilire il libero passaggio sullo stretto e ridurre le tensioni immediatamente.

L’incidente nello stretto di Kerch ha bruscamente riportato l’attenzione internazionale sulla volatilità della situazione in Ucraina: diversamente da altri “conflitti congelati” presenti nello spazio post-sovietico, il conflitto ucraina rimane oggi molto caldo. Le dinamiche dell’incidente rimangono ancora poco chiare, come la Sottosegretario generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto nell’incontro di ieri. Ma al di là degli aspetti tecnici legati alla controversia legale circa la violazione del Trattato bilaterale tra Russia e Ucraina del 2003 che regola la navigazione sul mare di Azov, lo stesso copione si ripete ormai da mesi: Kiev e Mosca si accusano vicendevolmente per questa escalation del conflitto.

Gli ucraini accusano ormai da mesi la Russia di pregiudicare gli interessi commerciali ucraini attraverso estenuanti controlli che dissuadono le navi ucraine dall’usare i porti di Mariupol e Berdyansk, che si affacciano sul mare di Azov. Tali controlli sono infatti contrari alla libertà di navigazione per le navi ucraine e russe – commerciali e non – sancita dal Trattato del 2003.

La Russia, invece, accusa l’Ucraina di aver cercato volontariamente lo scontro nel Mar d’Azov,“fomentando” le tensioni e ostacolando il ripristino delle relazioni bilaterali. Un comunicato del Ministero degli Esteri russo dichiara che le ispezioni condotte dalla Guardia costiera russa sono legittime e giustificate dalla necessità di rafforzare la sicurezza nello stretto di Kerch dopo l’apertura della prima fase del ponte di Crimea, piuttosto che dal desiderio di esercitare pressioni politiche o economiche sull’Ucraina, secondo l’interpretazione di Kiev, Washington e Bruxelles.

L’incidente va inquadrato in un contesto politico complesso sia a livello internazionale che interno all’Ucraina. In quest’ultima, la campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali di marzo 2019 è ormai iniziata, anche se non ufficialmente. In un contesto economico difficile e con una popolarità in caduta libera (tra il 9 e il 15% secondo i sondaggi di questo mese), Poroshenko potrebbe essere effettivamente interessato a una intensificazione del conflitto con la Russia per trarne un vantaggio in termini di popolarità. Questa è, d’altronde, l’accusa che molti analisti e politici russi muovono al presidente ucraino. In effetti, la decisione di Poroshenko di imporre la legge marziale appare sproporzionata rispetto all’attuale minaccia, soprattutto se si considera che tale azione non è stata intrapresa durante i picchi di violenza nella parte orientale del paese e dopo l’annessione russa della Crimea.

Ma anche qualora l’Ucraina avesse deciso di provocare la Russia, la reazione di Mosca appare sproporzionata. Molto probabilmente tale reazione rappresenta il desiderio della Russia di dimostrare che è pronta a agire risolutamente nel bacino del Mar d’Azov, mettendo in luce l’impotenza della parte ucraina. L’incidente potrebbe essere utilizzato nel dibattito politico interno russo per dare nuovo ossigeno alla popolarità del presidente Putin, alle prese con un calo dei consensi dovuto a riforme economiche impopolari, a partire dall’innalzamento dell’età pensionabile.

Tuttavia, l’incidente porterà verosimilmente a un ulteriore irrigidimento delle posizioni occidentali nei confronti della Russia, rendendo ancora più difficile la normalizzazione delle relazioni tra UE e Russia. Tra l’altro, a dicembre i paesi europei voteranno per il rinnovo delle sanzioni economiche; le critiche di alcuni membri dell’UE, inclusa l’Italia, che si oppongono alle sanzioni con tutta probabilità non saranno sufficienti a bloccarne il rinnovo. La questione è se tali misure restrittive verranno ampliate, così come richiesto da Kiev.

Mentre la comunità internazionale invita a placare i toni ed evitare scontri, il timore di una crescente confronto tra Russia e Ucraina nei prossimi mesi è purtroppo uno scenario plausibile. Con altri fronti aperti – inclusa la difficile situazione in Siria – la Russia non è al momento interessata ad acuire le tensioni in Ucraina; tuttavia, non rinuncia nemmeno a rispondere a quelle che percepisce come provocazioni.

Intanto, i dati OSCE dimostrano che le violazioni degli accordi di cessate il fuoco continuano incessanti nei territori di Lugansk e Donetsk. Il rischio che il conflitto si estenda anche sul mare non fa altro che gettare nuove ombre sulla risoluzione del conflitto.

 

 

 

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *