J.I.T. LA PRIMA SQUADRA DI POLIZIA EUROPEA INTEGRATA CONTRO LA ‘NDRANGHETA::: 90 ARRESTI DALLA COLOMBIA ALL’OLANDA –ALESSANDRA ZINITI– REPUBBLICA 06-12-2018 pag. 18

 

 

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La squadra di polizia europea contro la nuova ’ndrangheta

Novanta arresti dalla Colombia all’Olanda. “Volevano pagare la cocaina in bitcoin”

Alessandra Ziniti,

Roma

Reggio Calabria

La ‘ ndrangheta 3.0 acquista partite di cocaina a credito ed è disponibile a pagare in bitcoin. Ha basi operative ormai stabili in tutto il Nord Europa e società con cui manda avanti attività economiche legali. E soprattutto ha spostato all’estero non più soltanto l’attività di riciclaggio ma tutto il baricentro dei suoi traffici, a cominciare dal più lucroso, il traffico di stupefacenti. In cui è leader assoluta, tanto da potersi permettere di ordinare imponenti carichi di droga dai cartelli sudamericani senza pagare in anticipo. Il porto di Gioia Tauro è diventato quasi marginale, nell’ultimo anno le navi con i carichi più grossi arrivano su Rotterdam e Anversa e da qui, in doppifondi di tir azionabili con supertecnologie messe a punto da trafficanti turchi,invadono il mercato italiano.

Non fosse stato per la Jit, ossia la squadra investigativa comune, nome di battaglia ” Pollino”, costituita in gran segreto due anni fa a L’Aia, nella sede di Eurojust, con magistrati e investigatori della polizia e della Finanza per l’Italia, del Bka tedesco e del Fiod olandese, difficilmente ieri si sarebbe potuti arrivare all’action day, scattato alle 4 del mattino in contemporanea in Italia, Germania, Olanda, Belgio e Sudamerica, con i 90 arresti ordinati dalla procura di Reggio Calabria che hanno decapitato i più importanti clan della Locride e le loro ramificazioni internazionali.

Giovanni Giorgi, di Bovalino, referente unico di tutti i clan calabresi, teneva i suoi summit nel ristorante ” La Piazza 3″ a Bruggen, in Germania, e il server della Bka girava in tempo reale il segnale alla polizia italiana. Così in due anni sono stati sequestrati 500 chili di droga e intercettati diversi corrieri. Le intercettazioni telematiche, grazie al virus inviato sul cellulare di Domenico Pelle, hanno portato al rifugio del padre latitante che dalla Locride ordinava ai broker in Sudamerica cocaina poi intercettata dalla Dea americana. E il sistema “Molecola” usato dalla Finanza per le verifiche patrimoniali ha consentito le « confische per sproporzione » di decine di pizzerie, ristoranti, bar su cui investivano i clan.

« Questa operazione dimostra che le cosche vanno dove ritengono che ci sia minore contrasto ai loro affari: per loro lavorare in Italia è troppo pericoloso e la frontiera delle investigazioni comuni è l’unica arma efficace che abbiamo » , dice il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho.

I nomi sono quelli degli storici casati della Locride, i potentissimi Pelle-Vottari di San Luca con ruolo di registi, i Cua-Ietto di Natile e gli Ursini di Gioiosa, fidi gregari nel reinvestimento. Nel management, i pezzi da novanta dei clan Marando, Giorgi, Strangio che si occupavano di importazione e distribuzione di cocaina in Italia ed Europa. Ma tutti, per la prima volta, sono stati fotografati come un’unica organizzazione. « La ‘ ndrangheta è un problema per l’intera Europa — spiega il procuratore aggiunto di Reggio, Giuseppe Lombardo — . Va considerata la componente più estesa di un sistema criminale, integrato e transazionale, una blockchain criminale, che non consuma solo azioni illecite ma altera le regole di base del mercato, attraverso l’immissione di quantità di denaro incontrollate » . Poco importa che si tratti di bar e ristoranti, generalmente considerati attività a bassa redditività. Anche questa è una tattica sperimentata per i clan calabresi per distribuire i guadagni a cascata, in modo da mantenere il consenso inalterato.

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