FRANCESCO CARTA, FOTOGRAFO —ALCUNE IMMAGINI DA GETTY IMAGES +++ UN’INTERVISTA DAL BLOG ” TEMPIO DI PAUSANIA “, CHE E’ UNA CITTADINA IN PROVINCIA DI SASSARI…DA CUI ” TEMPIESE “, UN ABITANTE

 

 

nota del blog:

” tempiese ”  è uno che è nato a  ” Tempo di Pausania “, in gallurese, un comune in provincia di Sassari di circa 14.000 abitanti–come Francesco Carta, il nostro fotografo

 

Tempio Pausania – Veduta

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Tempio Pausania, ” A volte basta un solo clic, il resto è creazione”, intervista a Francesco Carta, artigiano fotografo.

 

Francesco Carta

Tempio Pausania, 13 apr. 2017-

 

 

Francesco Carta, fotografo tempiese, quasi 50enne. Mai una mostra personale, mai un’intervista, questa è la prima volta. Basterebbe questo a inquadrare un professionista tempiese, come ama definirsi un artigiano della fotografia, che da alcuni anni, per sua scelta, ha deciso di fare questo lavoro secondo esigenze diverse dalle solite, non convenzionali e strettamente riservate, dopo quasi dieci anni a Milano, sino alla fine degli anni ’90, e tanto lavoro per la moda, per grandi campagne pubblicitarie di grossi marchi, Swatch, Levi’s, collaborazioni con grandi fotografi e grosse produzioni.

“Ho continuato a fare un mio lavoro partendo da una base di una fotografia che pensavo fosse quella corretta per poi rendermi conto che a poco o nulla serviva. Dal 2008 al 2011 ho firmato contratti con agenzie importanti con cui ancora collaboro mentre dal 2011 ho iniziato a collaborare con  la Getty Images, la numero 1 al mondo con cui ho un contratto. Giusto per avere un’idea di Getty Images, basti dire che conta circa 80 milioni di immagini.  A questa agenzia ho ceduto il diritto di utilizzo delle mie fotografie“.

“Cosa pensi di questa crescita continua di appassionati della fotografia? Sono tutti fotografi o la maggior parte ha una macchina fotografica?”

Mi faccio la domanda e mi rispondo da soloChe lavoro fai? L’imbianchino…ah, bene. E tu? L’insegnante…bene. Che lavoro fai? ..il fotografo. Ah, anche tu? Ma lo dico perché la fotografia non è morta, anzi. E’ più viva che mai! Sta conoscendo una seconda giovinezza, ormai siamo tutti fotografi insomma. Per risponderti quindi, da una parte sono orgoglioso di questa crescita, dall’altra mi sento perplesso. Il continuo proliferare di workshop fotografici per migliorare o imparare la fotografia non credo possa aiutare a migliorare qualcosa che spesso è invenzione pura.”

“Però hai deciso di fare il tuo lavoro fuori da questa città, questo perché non pensi ci possa essere spazio o per cosa?”

Si, però questo non significa che qui non abbia delle continue sollecitazioni per il mio lavoro e che lo stesso non sia in zona “.

“Parliamo del tuo lavoro, entriamo nello specifico di questo tuo modo di intendere la fotografia”

Parto con questo dato.Tre anni fa, la mia Agenzia ha selezionato 256 fotografi in tutto il mondo, tra cui anche io. Il fine era aprirsi al mercato attuale, quello di immagini rapide e semplici, per affrontare la sfida attuale che vede l’imperversare dei social, istagram, facebook twitter. Una curiosità: penso di avere almeno 200 profili con mie foto rubate dal sito dell’Agenzia. Il mio lavoro: come ti ho già detto, la tecnologia ha reso semplice questo lavoro. Pensa che una foto scattata con un cellulare è stata pubblicata dal Washington Post e ritrae mia moglie e mia figlioccia che si fanno un selfie. Questo per farti capire che tutta l’attrezzatura che ho, migliaia di euro dentro il mio studio, raramente la tocco. Basta un i-phone, un samsung o una piccola macchina che realizzi qualcosa che ti consente di andare su testate giornalistiche importantissime. Le idee nascono dalla quotidianità, non si leggono sui libri, le peschi dalla gente che conosci, alcuni strani personaggi, altri particolari e con qualche connotato che ispira un soggetto non previsto. L’agenzia ti chiede, in base a sue indagini di mercato, cosa occorre. Basta guardarsi attorno, leggere un post su un social e il pane ti arriva da solo, ed è gratis!. Sulle basi dei social si creano le grandi campagne pubblicitarie. A volte passo ore a guardare cosa fanno gli altri. Bene, io devo fare quello che non fanno gli altri“.

“E riesci a fare quello che non fanno gli altri?”

Ci sto riuscendo, anche se ci devi mettere dentro anche lo standard che comunque passa subito di moda. Nel 2014, chiamato per fare dei ritratti, ho avuto l’idea della nuvola. Il progetto si chiama into the cloud, dentro la nuvola, col quale sto lavorando da 3 anni. Su questa idea nascono varie fotografie a cui ciascuno può dare un proprio significato. E’ importante dirti questo perché poi le mie foto accompagnano articoli giornalistici non uguali nella sostanza, possono apparire su libri in copertina e il libro racconta cose diverse dal pezzo sul giornale. La fotografia insomma che non ha un senso preciso e che ciascuno è libero di interpretare come meglio crede“.

“Francesco, dove elabori queste tue creazioni? Immagino uno studio attrezzato e complicati programmi e applicazioni”

Assolutamente no. Questo è il mio studio. Sta tutto qui dentro (mostra il suo apple dal quale mi fa vedere i suoi lavori) e qui (il suo cellulare). Un monitor e una tastiera.

E Francesco continua a mostrarmi le sue creazioni apparse sui maggiori giornali e riviste mondiali, dal Time al New York Times, da Elle a Men’s Health, da Repubblica a Il Sole 24 ore, Gioia, BNP Paribas, Der Spiegel, Cosmopolitan, Alitalia, Motorola, Huffington Post, Marie Clair, Rai, Google ecc. Una infinita serie di scatti, o foto costruite che fanno il giro del mondo e che i grandi nomi citati acquistano direttamente dalla sua Agenzia.

La mia visione della fotografia è bizzarra, ironica, a volte cinica. Ogni lavoro ha le mille sfumature che entrano in gioco per mille tematiche diverse, dal sociale allo psicologico, al divertente o allo stravagante. Non seguo una linea definita ma lascio a chi intercetta un mio scatto che lo stesso venga poi utilizzato per quel che meglio si adegua a ciò che vuole. Il mio set è spesso casa mia, o altre locations della città dove voglio sviluppare la mia idea. Questo lo dico perché non servono grandi apparati per concretizzare delle idee, ti basta ciò che esiste e renderlo strumentale alla tua idea”.

“La fotografia va insegnata?”

No, assolutamente e categoricamente no. Ho 30 anni di attività. Io non penso che si possa insegnare nulla che già non esista. E’ tutto là fuori, basta mettere il naso e si ha già tutto quello che serve. Un treppiedi modesto, un apparato accessibile di strumenti ed è tutto. Con migliaia e migliaia di euro di apparecchiature chiuse nello studio che uso per altri lavori ma che per questo non mi occorrono”.

Mi mostra degli scatti ancora e ancora. Semplici, con decine di chiavi di lettura, tutte ottime, tutte assimilabili ad altrettanti temi che si intende argomentare. Fantastico, esprimere tanto con nulla o poco più. Giusto per capirci, dalla piscina vuota che sta a Rinagghju, ha ricavato quattro copertine di libri pubblicati in Australia, Spagna, Germania e Inghilterra. Questa cosa lo fa arrabbiare perché in questo luogo non riusciamo a far funzionare nemmeno ciò che abbiamo e nonostante tutto dalle incompiute Francesco ha ricavato fonte di guadagno. Quindi intuisco perché la nuvola sia diventata il suo cavallo di battaglia. La metafora appare chiara e esplicativa di tutta una sua filosofia di vita, avulsa dalla realtà ma che da questa realtà trae la sua linfa vitale, la sua creatività, il suo innegabile talento. Anche la casa dei sogni è su una soffice nuvola rosa, allietata dall’azzurro del cielo e un volo di uccelli. Il paradiso, l’immaginario scenario che vede filtrato da fantasie e desiderio, sospeso come la vita stessa.

La copertina di un libro, best seller negli Stati Uniti

 

Pubblicità di una grande marca di cosmesi

Qualsiasi lavoro Francesco mi faccia vedere respira di nuovo, suscita spesso stupore in me che ho un approccio romantico alla fotografia ma capisco che siamo su un piano elevato che annulla le spiegazioni e lascia libertà all’osservatore, proprio come dev’essere una foto, come un quadro, una scultura, l’ascolto di un brano musicale. 

Lascio Francesco, le sue parole, il suo apple, le sue foto, la simpaticissima figlia Diletta,  Maria Antonietta la moglie. Stare fuori casa, anche se aprile ancora tiepido, non fa sconti a nessuno.  Ci rimandiamo ad una prossima volta, magari nei luoghi del suo lavoro, posti qualunque che sono tali per tutti ma non per chi ha già visto come ricavarci degli spunti interessanti per il proprio lavoro. Francesco è così, capace di colpi di genio assoluti ma ancorato alle sue semplici abitudini quotidiane. Un artigiano è così, sa ricavare il meglio dal materiale che si ritrova sotto le mani ma lo scolpisce, lo intaglia, lo modella, con la sua creatività e con l’attenzione e la cura che è riservata a chi ama il suo lavoro. Così, semplicemente artista.

Antonio Masoni

 

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1 risposta a FRANCESCO CARTA, FOTOGRAFO —ALCUNE IMMAGINI DA GETTY IMAGES +++ UN’INTERVISTA DAL BLOG ” TEMPIO DI PAUSANIA “, CHE E’ UNA CITTADINA IN PROVINCIA DI SASSARI…DA CUI ” TEMPIESE “, UN ABITANTE

  1. Donatella scrive:

    Davvero belle e spiritose alcune invenzioni di immagini!

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