MARCO LELLI, RELAZIONE CONCLUSIVA SUL LIBRO DI TIMOTHY BROOK, IL CAPPELLO DI VERMEER ALL’UNIVERSITA’ DI FIRENZE:: un metodo storico per leggere i quadri…molto interessante…

 

IL CANADA

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L’autore:

 

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NASCE A TORONTO, ONTARIO, CANADA, NEL 1951, STUDIO’ ALL’UNIVERSITA’ DI TORONTO, MA IN SEGUITO SI SPECIALIZZO’ AD HARVARD-

 

Timothy Brook è professore di Storia della Cina all’Università della British Columbia, a Vancouver.

Nato a Toronto nel 1951, si è laureato all’Università della stessa città, dalla quale si è trasferito per assumere la direzione del St. John’s College della British Columbia di Vancouver nel 2004. Alla British Columbia ha ottenuto, successivamente, la cattedra in Storia della Cina. Ha ricoperto incarichi presso altre Università come quelle dell’Alberta (1984 – 1986), la Stanford University (1997 – 1999) e Oxford, dove è stato Shaw Professor di cinese dal 2007 al 2009.

Brook è stato insignito di numerosi premi per i suoi studi. La Canadian Historical Association lo ha premiato con la medaglia François-Xavier Garneau nel 2002 e il Wallace K. Ferguson Prize nel 2009. Ha ottenuto una laurea ad honorem dall’Università di Warwick nel 2010 e, nel 2017, una borsa di studio Guggenheim e una borsa di studio Getty. È diventato membro della Royal Society of Canada nel 2013. Specializzato nella storia della Cina dei secoli XVI e XVII, sulla quale ha pubblicato le sue opere più conosciute, si è, anche, occupato di storia contemporanea cinese a partire dalla guerra sino – giapponese e dalla relativa occupazione giapponese (1937 – 1945) e dei diritti umani dopo i fatti del 1989. Ha, inoltre, lavorato come redattore capo alla Storia della Cina imperiale, pubblicata dalla Harvard University Press in sei volumi fra il 2009 ed il 2013. Fra le sue numerose pubblicazioni sulla Cina, ricordiamo: Quelling the people, 1992; Praying for power, 1993; The confusion of pleasure, 2000; Collaboration, 2005, The Chinese state in Ming society, 2005. Il suo libro più recente è Selden’s Map of China: Decoding the Secrets of a Vanished Cartographer del 2013 pubblicato da Bloomsbury. Brook è, infine, vicepresidente e presidente dell‘Associazione per gli studi asiatici, la più grande organizzazione professionale di studiosi che lavorano in Asia. Attualmente vive a Salt Spring Island con sua moglie, Fay Sims.

Il libro: Il libro fu pubblicano nel febbraio del 2008 dalla Bloomsbury Publishing di Londra col titolo di Vermeer’s Hat: The Seventeenth Century e The Dawn of the Global Age. L’edizione contava 288 pagine e veniva venduta al pubblico al prezzo di 18 sterline inglesi. Nel 2010 seguirono le edizioni francese, tedesca, olandese e cinese alle quali si aggiunse, nel 2012, l’edizione portoghese e, nel 2015, quella italiana che venne pubblicata da Einaudi al costo di 30 euro. La critica anglo americano accolse l’opera di Brook con parole di encomio (“coinvolgente”, The Guardian, 2008; “ammaliante”, Literary Review, 2008; “miglior libro su Vermeer”, The Guardian, 2008; “ottimo studio”, The Indipendent, 2009), e, anche, quella europea non fu da meno (“un libro erudito”, Cahiers d’Histoire, 2012; “un libro esaltante, erudito e accessibile”, Le Temps, 2012; “un libro delizioso “, ManagementBoek, 2015), favorendone il successo internazionale che lo ha reso il libro più venduto e conosciuto di Brook.

Il libro ha attenuto alcuni riconoscimenti internazionali quali il premio Mark Lynton Prize della Columbia School of Journalism (2009) e il Prix Auguste Pavie dall’Académie des Sciences d’Outremer di Parigi (2010).

Il tema: Il tema del libro è la prima globalizzazione moderna conosciuta, anche, come “protoglobalizzazione”2 .

Con tale espressione si suole indicare quella fase della storia europea compresa fra il secolo XVII al XVIII e che fu caratterizzata da una forte crescita dei collegamenti marittimi e da un intenso scambio commerciale fra alcuni paesi europei e gli altri continenti. Questa fase della globalizzazione coincise con l’ascesa degli imperi marittimi europei, portoghese e spagnolo in primis, a cui seguirono quelli olandese e britannico.

L’elemento caratterizzante della proto – globalizzazione fu lo sviluppo del commercio mondiale grazie alla creazione di compagnie specializzate che intermediavano merci e prodotti con l’Estremo Oriente, Compagnie come la Inglese delle Indie Orientali (fondata nel 1600) e la Olandese delle Indie Orientali (fondata nel 1602).

Altri elementi caratterizzanti la prima globalizzazione moderna furono: lo spostamento dei mercati commerciali più redditizi verso le nazioni europee che si affacciavano sull’Atlantico, una forte conflittualità in Europa che qualificò il Seicento come il Secolo di ferro (Guerra dei Trent’anni, Guerre franco – olandesi, Guerre britannico – olandesi, ecc) e la commercializzazone di nuove merci come la porcellana e il tabacco. Il commercio internazionale con le Americhe, l’Africa, l’India e l’Estremo Oriente consentì all’Europa l’acquisizione di risorse sterminate e preziose, oro e argento innanzitutto, e l’inizio di una prima colonizzazione con la realizzazione di scali marittimi fortificati in molti continenti, sopratutto nelle Americhe ed in Asia.

Assicurò, inoltre, un rinnovato interscambio culturale fra i popoli europei e le altre nazioni (musulmani, indiani, sudest asiatici, cinesi e giapponesi).

 

La sinossi: Partendo da cinque quadri realizzati da Jan Vermeer3 , Brook ci conduce nel Seicento olandese e nei processi storici che hanno legato la Provincie Unite al resto del mondo, in un’epoca di grandi cambiamenti e grandi novità. La scelta del quadro come documento storico è spiegata da Brook in questi termini. “[i quadri] suggeriscono, attraverso i dettagli, l’esplicarsi di grandi processi storici. La “caccia” a tali dettagli ci condurrà a scoprire il rapporto occulto che li collega ad argomenti che non sono esplicitamente chiamati in causa e a luoghi che non sono rappresentati: un rapporto solo implicato, ma ben presente.”4  Quindi il quadro e il suo contenuto come testimone vivo di una fase storica, come rappresentazione figurata di una società e della sua struttura sociale, economica e culturale in un dato momento storico. Brook specifica che quel che a lui interessa non è tanto cosa il quadro simboleggia, quanto cosa il quadro contiene. Sono i particolari che attirano l’autore perché i particolari sono le “chiavi” di accesso a “porte” che si aprono su altri contesti storici. In alcuni casi vicini, in altri lontanissimi come, ad esempio, il Perù e la Cina. Contesti politici, sociali, economici e culturali molto diversi da quello olandese, ma che con l’Olanda hanno avuto a che fare e che ne hanno segnato la storia grazie ad un processo di osmosi e di scambio. Venendo allo specifico, i quadri di Vermeer presi in considerazione da Brook sono: Veduta di Delft del 1660, Ufficiale e ragazza che ride del 1658, Donna che legge una lettera del 1657, Il geografo del 1669 e Donna che pesa una collana del 1654 anche conosciuta come Donna che pesa le perle. Analizziamoli in dettaglio.

 

 

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Veduta di Delft, 1660 — Il quadro rappresenta lo skyline di Delft vista dal porto meridionale e dalla relative porte di accesso.

 

Le chiavi e le porte

La chiave è, chiaramente, la città di Delft.

Le porte che apre sono molteplici: – il tetto della VOC o Vereenigde Geoctroyeerde Oostindische Compagnie meglio conosciuta come Compagnia olandese delle Indie Orientali: si vede il tetto della sede di Delft sulla sinistra del quadro. Fu la compagnia commerciale privata a cui le Provincie riconobbero il monopolio del commercio con l’Estremo Oriente. Fu il mezzo di penetrazione commerciale e politica dell’Olanda in Estremo Oriente. Creata dalle 6 camere regionali olandesi (Amsterdam, Delft, Rotterdam, Hoorn, Enkhuizen, Middleburg) nel 1602, fallì nel 1789 e fu sciolta nel 1800.

Fu un’occasione di emancipazione sociale perché rappresentò l’opportunità di far fortuna per moltissimi olandesi. – i battelli per la pesca delle aringhe: la piccola glaciazione del 1564 – 1565 spostò branchi di aringhe verso sud, abbandonando i mari della Norvegia. Gli olandesi ne approfittarono creando una flotta da pesca. Pescavano e salavano il pesce a bordo, riducendo i tempi di produzione del pescato e velocizzandone la commercializzazione. Sono rappresentate due imbarcazioni da pesca sulla destra. – il battello fluviale e le comunicazioni: i canali erano le vie di comunicazione principali. Lo testimoniano le figure in primo piano che attendono di imbarcarsi su un battello verso Rotterdam.

La chiave è il cappello di feltro dell’Ufficiale. Vediamo quali porte apre: – il modo di vestire degli uomini: il cappello era un complemento dell’abbigliamento maschile essenziale. Non veniva mai tolto, se non durante il lavoro. Quello che vediamo nel quadro, probabilmente, apparteneva a Vermeer in quanto membro della corporazione San Luca che riuniva i pittori e i ceramisti.

Vermeer usava inserire nei suoi quadri oggetti che apparteneva alla sua famiglia. – il feltro, la pelle di castoro e il suo commercio: i cappelli in feltro erano realizzati in pelle di castoro. Si tentò di fabbricarli, anche, in lana, a seguito della scomparsa dei castori europei nel corso del 400 a causa della caccia spietata, ma i risultati furono disastrosi. Si decise di importarli dalla Siberia, ma la pelle era di qualità inferiore e i costi di trasporto troppo alti.

Si scoprì l’esistenza di castori in Canada grazie alla pesca nelle acque di Terranova. Si iniziò, quindi, un commercio molto proficuo fra indiani ed europei (ottima qualità della pelle, prezzo d’acquisto basso, costi di trasporto contenuti) a partire dal 1580.

– le esplorazioni: Samuel Champlain (1603) ricevette l’incarico di esplorare il Canada dal Re di Francia, Enrico IV Borbone, alla ricerca di una via terrestre verso la Cina e il Giappone. Per finanziare la spedizione, il Re gli assicurò il monopolio decennale del commercio delle pelli di castoro. –

le armi: la penetrazione commerciale e coloniale europea fu favorita dall’uso delle armi da fuoco. Archibugi e cannoni dimostrarono che, nonostante il valore e il numero, piccoli gruppi di armati potevano sconfiggere eserciti. –

la colonizzazione: in una prima fase, gli esploratori ed i coloni cercavano di fraternizzare con le popolazioni indigene al fine di consolidare la loro presenza. Ci si alleava con alcuni indigeni (uroni e algonchini) contro altri (mohicani) con trattati o patti di fratellanza. Si contraevano matrimoni misti. La politica di fraternizzazione cessava con l’arrivo di numeri più consistenti di coloni e con la realizzazioni di basi militari.

 

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Ufficiale e la ragazza che ride, 1658:: Il quadro rappresenta un ufficiale che conversa con una giovane donna in un casa. Alla parete è appesa una mappa delle Province. 

 

– il corteggiamento: l’ufficiale e la fanciulla conversano in un ambiente domestico. E’ indice del cambio dei costumi sociali. Nel Cinquecento, il corteggiamento era pubblico in presenza di parenti e testimoni. Nel Seicento, la ragazza poteva ricevere fra le mura di casa il proprio spasimante e rimanere sola con lui.

 

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Donna che legge una lettera, 1657–  Il quadro rappresenta una giovane donna che legge una lettera vicino ad una finestra. In primo piano, su un tavolo, ci sono un tappeto turco ed un vassoio in porcellana con della frutta.

 

Ci sono, almeno, due chiavi.

La prima è il vassoio di porcella sul tavolo. La seconda è la lettera. Dove ci porteranno?

la porcellana cinese e le sue origini: il vassoio in porcellana ritratto è di un bianco splendente ed ha dei disegni blu cobalto che lo impreziosiscono. La porcellana cinese bianca e blu era nata nel corso del XIII per ragioni commerciali. La conquista militare della Persia da parte dei Mongoli, stimolò la creatività dei ceramisti cinesi che iniziarono a produrre ceramica bianca e blu per conquistare il mercato persiano dove era molto apprezzata una ceramica locale colorata con il blu cobalto. I cinesi diventarono, quindi, concorrenti dei ceramisti iraniani e li superano per qualità e bellezza.

la porcella cinese in Europa: in Europa diventa di moda. Era richiesta perché esotica, costosa e, quindi, esclusiva. Molto apprezzata dagli olandesi che l’avevano conosciuta tramite i portoghesi. In Europa non c’era niente di simile. Gli olandesi decisero di commerciarla in proprio. Ricercarono una base in Cina il che li porterà a scontrarsi con i portoghesi per la conquista di Macao. Non ci riuscirono grazie, anche, all’ostilità delle autorità cinesi. Questo li porterà a sud verso le Isole delle Spezie (Indonesia e Nuova Guinea) e a nord verso il Giappone.

– la porcellana locale: chi non poteva permettersi la porcellana cinese, ricorreva a ceramisti locali che producevano delle buone imitazioni. A Delft l’industria ceramica era molto prospera (vasi, mattonelle, piatti, ecc.).

– il tappeto turco: il tappeto posto sul tavolo è di produzione mediorientale. Probabilmente turco. Era un oggetto di grande valore che veniva posto sopra i tavoli per far ammirare la trama e i disegni. Dimostrava che la Repubblica delle Province Unite commerciava, anche, con gli Ottomani ed il Mediterraneo orientale.

– il diritto internazionale: nasce a seguito di una contesa fra la Voc (Compagnia Olandese delle Indie Orientali) e il Portogallo a seguito della cattura del galeone portoghese Santa Caterina, avvenuta nel 1603 ad opera di una nave olandese.

La Voc incaricò Hugo Grotio di scrivere una memoria difensiva che l’avvocato consegnò nel 1608 con il titolo di De iure praedae.

La memoria difensiva si trasformò, l’anno dopo, nel Mare liberum, in cui Grotio affermava, ed era la prima volta, che il commercio dovesse essere libero. In altre parole che tutti avevano il diritto di commerciare e che nessuno poteva pretendere il monopolio su una rotta marittima. Ricordava, inoltre, che visto lo stato di guerra che opponeva l’Olanda alla Spagna, gli olandesi avevano il diritto di catturare le navi spagnole e portoghesi a causa del blocco navale iberico.

– l’emigrazione: la lettera simboleggia la lontananza di un parente (padre, marito, fratello) che ha lasciato la famiglia per far fortuna altrove. Con grande probabilità in Oriente con la Voc che offriva ad uomini intraprendenti molteplici opportunità per ottenere una posizione sociale migliore rispetto a quella di nascita.

 

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Il Geografo, 1669–Il quadro rappresenta un geografo circondato da mappe, globi e con in mano gli strumenti della sua professione. Il geografo guarda fuori dalla finestra del suo studio. 

 

 

La chiave è il geografo, a cui si affiancano le carte nautiche e il globo.

Vediamo cosa ci vuole dire:

– la marina olandese: gli olandesi batterono le rotte portoghesi verso l’India e l’Estremo Oriente.

Rotte pericolose causa la presenza dei portoghesi e dello loro basi militari, oltre a venti ostili.

Nel 1610 un navigatore olandese scoprì una nuova rotta a sud del Capo di Buona Speranza che consentiva di bypassare l’India e raggiungere più velocemente le isole delle Spezie (l’attuale arcipelago indonesiano). Gli olandesi diventarono concorrenti dei portoghesi e degli spagnoli e gli contesero il dominio dei mari.

– i rapporti fra Cina e occidentali: il governo cinese era ostile alla presenza di basi occidentali nel proprio territorio. Consideravano gli europei come potenziali pericoli per la stabilità politica della dinastia. Nonostante la chiusura ufficiale, gli europei commerciavano con mercanti cinesi, sopratutto al sud, grazie alla complicità delle autorità locali.

I portoghesi avevano una base fortificata, Macao, mentre gli spagnoli usavano Manila come punto di partenza verso il mercato cinese. Gli olandesi cercarono di conquistare Macao nel 1622, ma l’artiglieria portoghese ebbe ragione degli assalitori.

Non potendo commerciare direttamente, i batavi (qui sta per ” Gli Olandesi “, i Batavi  erano i primi abitanti della regione che vivevano sul corso inferiore del Reno e della Mosa, sottomessi da Giulio Cesare…, il blog) si trasformarono in pirati e cominciarono ad assalire le imbarcazioni cinesi ed occidentali.

I cinesi li soprannominarono i “pirati rossi” per il colore dei capelli e li associarono ai “pirati nani” che erano i giapponesi.

– i rapporti fra la Cina e i portoghesi: i portoghesi arrivarono a Macao nel 1522, ma solo nel 1670 i cinesi ne legittimarono la presenza. I rapporti furono, sostanzialmente, collaborativi nonostante il tentativo cinese di impedire i contatti della colonia con l’entroterra. Dopo la vicenda del 1622, il governo cinese richiese i servizi degli artiglieri portoghesi per combattere i Manciù che minacciavano il nord del paese.

– i rapporti fra la Cina ed i Gesuiti: Pechino accettò la presenza di missioni religiose, sopratutto di gesuiti, ma con il divieto ai religiosi di rientrare nei paesi d’origine.

Il primo gesuita a raggiungere la Cina fu l’italiano Matteo Ricci che arrivò a Macao nel 1582 per morire a Pechino nel 1610, dopo essere riuscito ad ottenere timide aperture sulla presenza di missionari cristiani. I gesuiti erano temuti ed apprezzati per la loro cultura. Furono costretti ad un proselitismo sotterraneo onde evitare l’aperta ostilità dell’autorità.

– la cartografia: gli olandesi erano grandi cartografi come i portoghesi. Le carte venivano continuamente corrette ed integrate a seguito delle esplorazioni compiute dai bastimenti commerciali. All’epoca mancavano sulle carte i due Poli, la zona centrale del Pacifico, il Canada del Nord e le zone interne dell’Africa.

In Cina l’arte della cartografia era sconosciuta. Il paese non aveva gli interessi commerciali degli europei e, quindi, non era stimolato ad esplorare il mondo al di fuori dei propri confini.

 

 

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Donna che pesa una collana— anche conosciuta come ” Donna che pesa le perle”– 1654— Una donna pesa con una bilancia delle monete che sono in primo piano nel quadro. Ci sono monete d’argento e d’oro. 

 

La chiave è la moneta d’argento sul tavolo che, da sola, apre molte porte.

 

– la bilancia: la bilancia dalla donna del quadro era usata per pesare le monete d’oro e d’argento. La pesatura era del tutto normale all’epoca in quanto l’oro e l’argento con cui venivano realizzate le monete si consumavano facilmente e il valore delle monete cambiava di conseguenza. Il valore doveva essere attualizzato con la pesatura.

In Olanda avevano corso i fiorini olandesi e i ducati d’argento spagnoli che erano più pesanti dei fiorini.

– la donna che pesa: Le donne erano coinvolte nell’attività di accumulazione capitalistica della borghesia olandese. Collaboravano con gli uomini ai fini di aumentare la prosperità familiare. La ricchezza era considerata come una virtù dai calvinisti e dimostrazione della benevolenza di Dio. Il quadro ha un richiamo religioso dato dalla donna che pesa le monete come la Madonna che pesa le anime degli uomini (non a caso alle spalle c’è un Giudizio Universale).

– l’argento: L’argento era usato come moneta di scambio. In Europa c’erano miniere di argento in Germania e in Austria, ma non erano, particolarmente, ricche e le piccole quantità ricavate erano destinate ai mercati dei paesi europei orientali.

Anche il Giappone possedeva grande quantità di argento che esportava in Cina. Ma i giacimenti, in assoluto, più importanti erano situati in Sud-America (Perù e Messico). Potosì, nell’attuale Bolivia, era il centro di maggior produzione dell’argento con una popolazione che nel 1570 contava 120.000 abitanti, balzati a 150.000 nel 1639.

Oltre alle miniere, Potosì aveva una Zecca dove l’argento veniva trasformato in real, la moneta spagnola. Da lì raggiungeva l’Europa tramite due strade.

La prima scendeva lungo il Rio della Plata per arrivare a Buenos Aires, dove l’argento veniva imbarcato per raggiungere il porto di Lisbona da cui veniva dirottato a Londra e Amsterdam.

Il secondo partiva dal porto di Arica, in Cile, per raggiungere Panama e, da lì, Cadice e Siviglia. Ma esisteva, anche,

un terzo percorso. Ovvero la rotta Panama, Acapulco e Manila, una rotta che diventò, rapidamente, molto profittevole in quanto la Cina sollecitava grandi quantità di argento per i ceti più ambienti.

L’argento diventò il prodotto europeo più richiesto dal mercato cinese, la cui domanda veniva, continuamente, soddisfatta dai galeoni spagnoli.

– le conquista spagnola delle Filippine: gli spagnoli arrivarono a Manila nel 1520. Usarono Manila come base per la penetrazione commerciale in Cina. Il governo cinese non gradiva una ulteriore presenza occidentale, oltre a quella portoghese, e cacciò gli spagnoli a seguito della stretta sulle frontiere del 1567.

Manila diventò una base militare e commerciale fortificata. Dentro le sue mura vivevano gli occidentali, mentre gli immigrati, provenienti dalla Cina in cerca di fortuna, venivano destinati nel ghetto di Parian nato nel 1581.

I cinesi erano usati come forza lavoro dagli spagnoli sia nelle campagne sia nella città di Manila.

– il commercio sino – spagnolo: I mercanti cinesi arrivavano nelle Filippine durante la bella stagione e se ne andavano in autunno a chiusura degli affari. Solo nel seicento diventarono ospiti graditi degli spagnoli e crearono sedi ed imprese nella colonia. Il governo di Pechino non li riconosceva come cinesi e non li tutelava.

I mercanti erano, indubbiamente, privilegiati rispetto agli abitanti di Parian che venivano impiegati come forza lavoro degli spagnoli in campagna ed in città. Fra il 1638 ed il 1639 il commercio dell’argento entrò in crisi a causa del naufragio di alcuni galeoni spagnoli, l’esaurimento delle vene argentifere boliviane e l’ostilità delle autorità spagnole del Messico all’esportazione del metallo verso la Cina.

– le persecuzioni anticattoliche in Giappone: Nel 1637, in Giappone, iniziarono le persecuzioni contro gli occidentali e gli indigeni convertiti che avrebbero portato all’espulsione dei portoghesi e dei loro missionari. Le autorità giapponesi non gradivano il proselitismo religioso. Fino al 1854 solo gli olandesi commerciarono con i giapponesi grazia alla presenza di una loro base navale che avevano su un isolotto di fronte a Nagasaki. Poterono farlo in quanto interessati, solamente, al commercio.

 

Le conclusioni di Brook:

Brook chiude il suo libro citando le parole del poeta inglese John Donne il quale scrisse, nel 1623, La campana dell’agonia, un sermone sulla sofferenza della fede cristiana. Nel testo del sermone, Donne inserì un verso divenuto celebre ovvero “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso”.

In questa poesia è racchiusa la ragione ultima per cui Brook ha scritto Il cappello di Vermeer. Brook spiega al lettore che il suo libro vuol aiutare a far capire, a chi avrà una sufficiente sensibilità per ascoltarlo ed apprezzarlo, “[…] che tutti gli uomini, in quanto esseri viventi che appartengono alla stessa specie, devono riconoscere e accettare la natura globale dell’esperienza umana”  . Per non lasciare alcun dubbio al lettore, aggiunge: “Se riusciremo a comprendere che la storia di ogni luogo, in ultima analisi, si collega a quella del mondo intero, allora non ci sarà più nessuno evento del passato – olocausto o impresa eroica  – che non sia un retaggio collettivo dell’umanità.”

 

 

note: 

 

2. concetto di “proto-globalizzazione” fu introdotto per la prima volta dagli storici A. G. Hopkins (1938), professore di Storia del Commonwealth all’Università di Cambridge, e Christopher Bayly (1945 – 2015), professore di Storia dell’Impero marittimo britannico sempre presso la stessa Università, grazie ai loro studi sulla nascita e lo sviluppo del colonialismo inglese a partire dal XVI.

3 Jan Vermeer (1632 – 1675) fu uno dei principali esponenti della, cosiddetta, Età dell’Oro della pittura olandese. Nato a Delft, dove esercitò la sua arte a cui associò la mercatura di quadri iniziata dal padre, vi morì all’età di 43 anni. Sposo di Catherina Bolnes, giovane cattolica e musa ispiratrice di molte sue opere, fu grazie alle sostanze della moglie e della suocera Maria Thins, che poté dedicarsi alla pittura senza alcuna preoccupazione economica. Membro della Gilda di San Luca, quella dei pittori e dei ceramisti, crebbe nella considerazione cittadina e professionale fino a diventarne il leader a partire dal 1662. Con lo scoppio della guerra franco – olandese del 1672 e la conseguente crisi finanziaria, l’attività di Vermeer entrò in profonda crisi visto il crollo delle committenze. Alla sua morte, lasciò la moglie e la suocera piene di debiti a cui fecero fronte vendendo tutto il vendibile compresa la casa e moltissime opere di Vermeer. Vermeer fu il pittore della borghesia olandese per antonomasia. I suoi quadri sono, infatti, spaccati della vita quotidiana di quella classe in piena ascesa sociale, un ceto attento ai temi del lavoro, della famiglia, della cura dei figli e della religione.

 

IL TESTO CHE ABBIAMO PUBBLICATO SOPRA E’ TRATTO:::

Relazione conclusiva di Marco Lelli–Universita’ di Firenze 2017/2018, sul libro di Timothy Brook

https://farestoriablog.files.wordpress.com/2018/06/relazione-conclusiva.pdf

 

 

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