RQUOTIDIANO, 28-12-2018 ::: ” Non è un problema del calcio: l’odio anti-Sud è nella società: IL CALCIO E’ UN RIFLESSO. “

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 28-12-2018

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Non è un problema del calcio: l’odio anti-Sud è nella società

L’anno scorso ho portato mio figlio di 9 anni allo stadio a Bergamo per vedere Atalanta-Napoli. Quando è tornato a casa, ha detto: “Ho capito cosa significa la parola razzismo”. Anche quel giorno la vittima preferita delle gradinate era Koulibaly. Quel giorno, a un certo punto, prese il pallone tra le mani e obbligò l’arbitro a fermare per qualche minuto la partita. Avrebbe dovuto farlo anche ieri. È inutile continuare a chiedersi cosa bisognerebbe fare: la regola c’è già, al terzo avvertimento per i cori discriminatori l’arbitro deve sospendere l’incontro. Ieri però dall’alto parlante si sono fermati al secondo avvertimento… È dal 1982 che vado allo stadio e ovunque, in tutta Italia, si sentono cori contro i napoletani e contro i giocatori di colore. Ma non è tanto un problema degli stadi: è un odio che è vivo nella società. A Roma “sei un napoletano” è diventato un intercalare, un modo per dire che sei un ladro o una persona disonesta. Il sentimento antimeridionale è diffuso in tutto il resto del Paese. Il calcio e il tifo ne sono un riflesso. Nella tragedia di domenica sera, mi conforta solo un particolare: quando il tifoso che ha perso la vita è stato investito, sono stati proprio gli ultrà napoletani a bloccare gli scontri e a sollecitare i soccorsi. Purtroppo non è bastato.

 

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