CARLO TECCE, Mediaset, interessi al sicuro anche col governo gialloverde:: Dalla finta gara sulle frequenze alla risiko delle torri: niente cambia con Lega e M5S –IL FATTO QUOTIDIANO DEL 30 DICEMBRE 2018 +un altro articolo dello stesso autore sullo stesso tema…IL FATTO QUOTIDIANO DEL 30-12-2018

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 30-12-2018

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Mediaset, interessi al sicuro anche col governo gialloverde

Dalla finta gara sulle frequenze alla risiko delle torri: niente cambia con Lega e M5S

Mediaset, interessi al sicuro anche col governo gialloverde

Mediaset resiste in salute, anzi prospera col governo dei gialloverdi. Il Biscione recupera in Borsa negli ultimi giorni e s’aggrappa a quota 2,73 euro per azione con una capitalizzazione di 3,3 miliardi. Il futuro è legato agli introiti pubblicitari e al riassetto industriale più che agli ascolti spesso calanti, ma non sussiste il pericolo di un agguato politico. Il governo di Cinque Stelle e Lega di Salvini riserva il solito trattamento benevolo al Biscione e, in generale, al sempiterno mercato televisivo. Ormai è tardi per gli indizi, ci sono le prove a supporto della ritrovata serenità che si respira a Cologno Monzese.

1. Un pagina infilata in manovra scongiura l’ipotesi di un’asta competitiva e l’ingresso di nuovi operatori per l’assegnazione di un paio di multiplex – pacchetti di frequenze per trasmettere i canali – ricavati dal passaggio al digitale terrestre di seconda generazione (dvb-t2) nel 2022. Il dicastero di competenza è lo Sviluppo economico, il ministro di riferimento è Luigi Di Maio. Questa norma è gradita a Mediaset, Persidera (Telecom/Gedi), Urbano Cairo (La7) e alla poco interessata Rai. Altro che ridefinizione delle vecchie concessioni statali.

2. Il governo amplia il fondo per la rottamazione dei televisori, necessario a Mediaset & C. per non perdere spettatori con l’avvento del dvb-t2: sale da 100 a 150 milioni di euro. Anche il denaro che sarà raccattato con la finta gara succitata, si calcola una cinquantina di milioni, sarà destinato a risarcire i cittadini/elettori costretti a comprare apparecchi capaci di ricevere il segnale nel 2022. Alcuni televisori, in commercio prima del luglio 2016 o addirittura 2017, saranno da buttare o da integrare con decoder.

3. Cassa depositi prestiti, la scorsa estate, avviata la gestione gialloverde, ha promosso l’offerta pubblica d’acquisto (opa) a piazza Affari del fondo strategico F2i – di cui è socia al 14 per cento – su Ei Towers di Mediaset, l’azienda che ha un parco di 2.300 ripetitori per le televisioni e 1.000 per la telefonia. Il Biscione ha incassato 179 milioni di euro netti e adesso detiene il 40% di una società più grossa, controllata da F2i, che si chiama 2i Towers. Oltre le sigle astruse e i concetti tecnici, la sostanza è abbastanza elementare: Mediaset ha fregato Rai Way, che da tempo studia progetti di fusioni e rilanci, perché Cdp e F2i hanno preferito il Biscione a Viale Mazzini. La famiglia Berlusconi potrebbe dismettere pure quel 40 per cento che vale più di mezzo miliardo di euro.

4. Nell’interregno tra l’addio del centrosinistra e l’alba dei gialloverdi, in aprile, il governo Gentiloni ha autorizzato Cdp a rastrellare il cinque per cento di Telecom così da permettere al fondo Elliott di contrastare i francesi di Vivendi, gli ex amici diventati nemici di Mediaset. Un intervento anomalo e rischioso, condiviso in spirito dall’intero parlamento.

Vincent Bolloré era già finito stritolato dalle regole italiane e indotto a congelare il 19 per cento del suo 28,8 di Mediaset. In una posizione di debolezza, inusuale per Vincent, tra il desiderio di riconquistare il comando in Telecom e di non scappare da Cologno Monzese, Vivendi dovrà presto trattare con Berlusconi e costruire una soluzione indolore. Cdp ha una parte da protagonista e non recita a discapito del Biscione. In nome del popolo sovrano e dell’orgoglio italiano.

5. Il decreto milleproroghe fa slittare di un semestre – al 1° luglio 2019 – l’entrata in vigore degli obblighi di investimento in produzioni audiovisive europee e italiane e con case indipendenti, una legge dell’ex ministro Dario Franceschini molto contestata da Mediaset e Sky Italia.

6. Il governo, i ministri e le autorità di controllo hanno sonnecchiato dinanzi al patto tra Mediaset e Sky Italia, siglato in primavera e completato in autunno. Un patto che ha consentito al Biscione di sanare la piaga Premium e a Sky Italia di aumentare la presenza trasversale e quasi monopolista – se non fosse, nel calcio, per la difettosa Dazn – con la vendita di contenuti a pagamento tra satellite e digitale.

7. Impegnati a giocare con gli alambicchi per produrre le nomine in perfetto equilibrio politico, in Viale Mazzini si sono dimenticati del contratto di servizio – quello firmato tra Stato e Rai – che intimava di rinnovare l’accordo commerciale con Sky Italia.

Così Rai4 è scomparsa, per esempio, dai posti di pregio di Sky e gli altri canali restano criptati in occasione degli eventi. Il vuoto l’ha colmato Mediaset, che da gennaio ritorna con tredici canali in chiaro.

8. Viale Mazzini ha sfornato una trentina di direttori e relativi vice in pochi mesi, ma non è riuscita ancora a scegliere l’amministratore delegato di Rai Pubblicità, la società che fattura circa 700 milioni di euro e impensierisce il Biscione. Il leghista atipico Antonio Marano – atipico perché non vicino a Matteo Salvini – sta per festeggiare un anno di guida ad interim di Rai Pubblicità (ex Sipra) abbinata al ruolo di presidente. Quella poltrona è assai delicata e pare che la Lega, per ottenere i voti di Forza Italia su Marcello Foa, abbia garantito a Berlusconi un profilo non ostile. In attesa, il governo ha sottratto l’extra-gettito del canone a Viale Mazzini, 80/90 milioni di euro in meno che impongono una correzione delle risorse.

 

 

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Carlo Tecce

Giornalista

Irpino di Castelfranci, classe 1985. Lavora al Fatto dal secondo numero in edicola. Scrive di politica, attualità e comunicazione. È il responsabile di insider.ilfattoquotidiano.it. Due libri, un figlio.

 

UN’ALTRO ARTICOLO DI CARLO TECCE SULLO STESSO TEMA –DA IL FATTO QUOTIDIANO DEL 20 DICEMBRE 2018–LINK SOTTO

 

ECONOMIA – 20 dicembre 2018

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