ANTONELLO GUERRERA, ” Vetri al posto delle sbarre così cambiano le prigioni La decisione del ministero britannico della Giustizia. Che modifica anche il lessico: non più ” galere”, ma ” stanze” ” .

 

REPUBBLICA –11-01-2019—pag. 15

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Il caso

Lo studio

Vetri al posto delle sbarre così cambiano le prigioni

La decisione del ministero britannico della Giustizia.  Che modifica anche il lessico: non più ” galere”, ma ” stanze”

ANTONELLO GUERRERA,

 

Dal nostro corrispondente

LONDRA

Da “dietro le sbarre” a “dietro il vetro”. Presto in Inghilterra le prigioni statali non avranno più sbarre, né lime nascoste nel muro e nemmeno le ombre a scacchi così suggestive dei film, perché, sì, stavolta cambierà tutto, compreso l’immaginario collettivo di un intero Paese. Così ha deciso il ministero della Giustizia britannico, dopo un paio di studi costati oltre 600mila euro: le sbarre nelle carceri «sono inutili e controproducenti», per tre motivi.

Primo: sarebbero poco efficienti perché non bloccano il contrabbando e il trasferimento di droghe e smartphone vietati nelle celle. Secondo: i durissimi vetri anti-sfondamento, che sostituiranno proprio le vetuste sbarre, sono molto più resistenti e non permettono il traffico di materiali proibiti. Infine: le sbarre sono “deprimenti”, “punitive”, “istituzionali”. «Le persone sono già in punizione essendo in carcere, non bisogna accanirsi», ha detto Peter Dawson, direttore dell’associazione Prison Reform Trust, «un ambiente normale, dove i detenuti si prendono cura attivamente di se stessi, è il modo migliore per essere riammessi nella società. Le sbarre sono una tecnologia di ieri».

 

L’autrice del report che ha innescato la rivoluzione nelle gattabuie di Sua Maestà si chiama invece Yvonne Jewkes ed è professoressa di criminologia all’università di Bath. Secondo Jewkes, «bisogna trattare i prigionieri con rispetto, fiducia e dignità, perché devono essere incoraggiati a dedicarsi nuovamente a se stessi e al proprio futuro. Le sbarre invece sono automaticamente un simbolo di punizione e sofferenza». Non solo: secondo la studiosa, i detenuti dovrebbero avere molto più spazio in cella e attività ricreative all’aria aperta.

Anzi, per favore, non chiamateli detenuti, invoca Jewkes, «ma uomini». La neolingua continua: le “galere” diventeranno “stanze”, i “settori” o “bracci” delle prigioni “comunità”, la “cella di custodia temporanea” “sala d’aspetto”. E così via. Nel meraviglioso mondo di Jewkes (ma questo singolo aspetto non è stato ancora approvato) per i detenuti sono previsti in “stanza” computer portatili e angoli di ristoro con panini e tè.

Ma che prigione è mai questa? Il caso ricorda le polemiche scaturite dalla detenzione di Anders Breivik, lo stragista norvegese di Utoya, che sta scontando la sua pena in un bilocale con palestra e computer.

Anche il Regno Unito andrà sempre più verso questa direzione e il modello è in realtà già sperimentato da alcuni mesi nel nuovo super-carcere “Berwyn” di Wrexham, il più grande di Inghilterra e Galles, aperto l’anno scorso e contenente 2100 condannati per reati moderati.

Il ministero della Giustizia britannico ha promesso di costruire nei prossimi anni 10mila nuovi “spazi” per detenuti, “moderni e sicuri”. Le prime prigioni con le vetrate e senza sbarre saranno erette al posto dei vecchi siti di Wellingborough e Glen Parva nel 2021 e 2022, mentre vecchi penitenziari come a Hindley (Manchester) e Rochester saranno riconvertiti.

Charles Bukowski diceva che il carcere non gli piaceva perché aveva “bars” sbagliate, giocando sul doppio significato — “sbarre” e “bar” — del termine inglese. Ma forse, con tutti i comfort in arrivo, persino il grande poeta oggi apprezzerebbe quelle inglesi.

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