GIANNI BARBACETTO, “Con la violenza non si scherza. Abbiamo già pagato in passato” ::: L’ex procuratore GIAN CARLO CASELLI risponde a Donatella Di Cesare dopo gli scontri degli anarchici a Torino dopo lo sgombero dell’Asilo

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 14 FEBBRAIO 2019

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“Con la violenza non si scherza. Abbiamo già pagato in passato”

L’ex procuratore risponde a Donatella Di Cesare dopo gli scontri degli anarchici a Torino dopo lo sgombero dell’Asilo

I fatti di Torino dopo lo sgombero dell’Asilo occupato sono “assai gravi”, secondo l’ex procuratore Gian Carlo Caselli. Tutt’altro giudizio rispetto a quello della docente della Sapienza Donatella Di Cesare, che ieri su queste pagine ha espresso la sua preoccupazione per “la criminalizzazione di chiunque esprima oggi dissenso”. “Sono invece violenze inaccettabili”, sostiene Caselli.

 

È un giudizio molto duro, contro tutta la protesta.

Non contro tutta la protesta, contro tutta la guerriglia, zone della città sconvolte, vetrine spaccate, un bus distrutto. Black block da ogni parte d’Italia e dall’estero “addestrati” che finiscono per prevalere su tutta la protesta. Il carcere assediato con lancio di ordigni. E poi un gesto tipicamente fascista: l’irruzione in un’aula di giustizia per impedire al pm di pronunciare la sua requisitoria, urlando slogan squadristici per la liberazione dei “compagni” dell’Asilo.

La protesta sociale assume a volte forme forti, come nella Francia dei Gilet gialli.

L’arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini nel 2001 disse: “Chi di noi ha l’età per ricordare i primi tempi della contestazione, tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70, sa che la noncuranza e la leggerezza ostentata anche da chi avrebbe avuto la responsabilità di giudicare e di punire, rispetto ad atti minori di vandalismo e disprezzo del bene pubblico, ha aperto la via a gesti ben più gravi e mortiferi. Chi getta oggi il sasso e si sente impunito, domani potrà buttare la bomba o impugnare la pistola”. Io aggiungo: sarà l’inchiesta a stabilire le responsabilità penali individuali. Ma già subito è consentito, anzi doveroso, esprimere una condanna sul piano morale e politico.

 

Distingue tra protesta e atti terroristici?

Certo. E nettamente. Ma alcuni politici e intellettuali intervenuti con ambigui e speciosi distinguo dimenticano il nocciolo fondamentale della democrazia: gli atti di ribellismo anarcoide e violento diretti a scardinare quel che soggettivamente si ritiene contestabile sono vietati, senza se e senza ma. Qualcuno cercherà di strumentalizzare, fraintendendole, queste mie parole. Ma non mi impressiona più di tanto: non possiamo tollerare quello che oggi appare a qualche “generoso” osservatore come un male di dimensioni ridotte, perché poi potrà portare a gesti ben più gravi. Trovo che sia dannoso rimandare ad analisi complesse e fumose per condannare, allo stesso tempo, tutti e nessuno.

 

Compito degli intellettuali non è condannare, ma capire.

Non condannare con decisione chi si sta allontanando dalla democrazia rafforza il codice della violenza. Di più: non riprendere chi sbaglia è la prima violenza che instrada o conferma chi vuol crescere sui sentieri della violenza. Abbiamo già pagato prezzi terribili per non essere stati capaci, negli anni in cui germinava il terrorismo, di guidare, educare e correggere chi familiarizzava con il linguaggio della violenza. Non sono stati “fermati” da quanti avevano il diritto e il dovere di assumersi quella responsabilità. Sarebbe drammatico ripetere oggi un simile errore.

 

Ora l’analisi costi-benefici conferma quello che ha sempre detto un altro movimento, quello NoTav.

Francamente del Tav comincio a essere – come dire – ricolmo. Mi chiedo una cosa: perché una differenza abissale tra Italia e Francia? Perché stessa montagna, stessa galleria, stessi problemi (ambiente, costi, utilità) e in Francia tutto fila liscio mentre in Italia è bagarre continua? Forse è perché da noi il Tav, ormai, è diventato un totem, un tabù, un pregiudizio ideologico che condiziona ed esaspera tutto. Persino le analisi costi-benefici. Con sullo sfondo – azzarda qualcuno – l’eventualità di un “voto di scambio”, che non è mai una bella cosa.

Una risposta a GIANNI BARBACETTO, “Con la violenza non si scherza. Abbiamo già pagato in passato” ::: L’ex procuratore GIAN CARLO CASELLI risponde a Donatella Di Cesare dopo gli scontri degli anarchici a Torino dopo lo sgombero dell’Asilo

  1. Donatella D'Imporzano scrive:

    Capisco che la protesta, anche se legittima, non debba sfociare nella violenza gratuita. Ci si può e ci si deve difendere dalla violenza, ad esempio da quella delle istituzioni, che molte volte schiacciano il cittadino. Nel caso di Torino sembra però una violenza programmata, con persone che cercano lo scontro fisico ( chissà quanti infiltrati ci sono!). A parte che ci può scappare il morto ( vedi Giuliani al G8 di Genova nel 2001) e che la vita di tutti, ma proprio di tutti, è da salvaguardare, la violenza fa paura e non fa capire le ragioni, che magari esistono e sono valide, di chi la mette in atto. Credo che si possa giustificare solo come legittima difesa.

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