+++ MARINA GORI, L’ANTIDIPLOMATICO, 10 FEBBRAIO 2019, PUBBLICA UN’INTERVISTA AD ALFRED DE ZAYAS, PROF. DI DIRITTO COSTITUZIONALE A GINEVRA, UNICO RAPPORTEUR DELL’ONU AD AVER VISITATO IL VENEZUELA NEGLI ULTIMI 21 ANNI– CITA L’ORGANIZZAZIONE CEELA, LA PIU’ PRESTIGIOSA ORGANIZZAZIONE DI MONITORAGGIO DELLE ELEZIONI IN AMERICA LATINA DI CUI SI OFFRE DI INVIARE IL RAPPORTO SUBITO DOPO LE ELEZIONI IN CUI FU ELETTO MADURO–

 

 

Il nostro ministro degli esteri Moavero ha affermato ieri, sbrigativamente e non senza imbarazzo, che le elezioni del maggio scorso con cui Maduro è stato eletto presidente del Venezuela sarebbero illegittime. Su quali elementi il nostro ministro fondi una simile affermazione non è dato sapere e neppure lui lo sa. Sta di fatto che Alfred de Zayas professore di diritto internazionale a Ginevra dal 2007 primo e unico rapporteur delle Nazioni Unite ad aver visitato il Venezuela negli ultimi 21 anni sostiene il contrario:..“Posso inviare perché lo diffondiate il rapporto finale sulle elezioni del 20 maggio che, per la Costituzione venezuelana, è assolutamente legale e legittima. Oltre 9 milioni di cittadini (47% degli aventi diritto) hanno partecipato. La coalizione MUD e Volutand Popular hanno deciso di boicottarle, ma c’erano altre opposizioni rappresentate e hanno ottenuto il 32% dei voti con Henri Falcon al 21 % e Bertucci 11%. Maduro ha ricevuto il 68% dei voti complessivi.

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‘AntiDiplomatico intervista Alfred de Zayas, unico rapporteur delle Nazioni Unite durante la rivoluzione bolivariana. “Chi è morto per la malnutrizione o per mancanza di dialisi o altre medicine è morto per colpa delle sanzioni di Stati Uniti e Unione Europea”

Sulla crisi in Venezuela nessuno più di Alfred de Zayas, laureato ad Harvard, professore di diritto internazionale a Ginevra dal 2007 e unico rapporteur delle Nazioni Unite in Venezuela negli anni della Rivoluzione bolivariana, può essere una voce attendibile nel marasma di fake news in cui siamo immersi in questi giorni.

Abbiamo avuto come redazione dell’Antidiplomatico la possibilità di intervistarlo.

L’INTERVISTA

Professore Lei è stato personalmente in Venezuela l’anno scorso e ha redatto per conto delle Nazioni Unite un rapporto molto dettagliato. Qual è la situazione nel paese?

Sono stato il primo e unico rapporteur delle Nazioni Unite ad aver visitato il Venezuela negli ultimi 21 anni. Ho aperto la porta per altri possibili rapporteurs e anche per la nuova Commissaria dei diritti umani, Michelle Bachelet, che è stata ufficialmente invitata in Dicembre. La mia visita è stata dal 26 novemebre al 5 dicembre del 2017: ho avuto incontri con rappresentati dell’Assemblea Nazionale, della Camera di commercio, con il corpo diplomatico, gruppi dell’opposizione, organizzazioni non governative, leader della chiesa, studenti e professori delle Università. Non c’è nessuna “crisi umanitaria”, come conferma chiaramente la FAO e la CEPAL, nulla a che vedere con le situazioni di Gaza, Yemen, Siria, Somalia, Repubblica centro-africana. E’ vero che c’è carenza di cibo e medicine, con la situazione che sta peggiorando per le sanzioni di Trump e per il blocco commerciale e finanziario.

Si costruisce sui media internazionali una narrativa per cui il Venezuela avrebbe bisogno di “aiuti umanitari”. Ma, riflettendo, per aiutare il popolo venezuelano basterebbe eliminare le sanzioni che secondo il ministro degli esteri Arreaza possono essere quantificate in uno scippo di 33 miliardi di dollari all’economia venezuelana. Ci può dire quali sono gli effetti delle sanzioni di Stati Uniti, Canada e Unione Europea sulla popolazione civile in Venezuela?

Si tratta di una guerra economica che sta stritolando il paese, causando molta sofferenza tra i più vulnerabili. Come ho scritto nel mio rapporto inviato al Consiglio dei diritti umani, le sanzioni uccidono. Il governo ha difficoltà nell’ottenere l’insulina, le medicine necessarie contro la malaria, i farmaci antiretrovirali, ecc. Le catene di distribuzione dei beni alimentari sono state sconvolte dalla guerra interna condotta dall’opposizione. La maggior parte dell’economia è ancora in mano al settore privato e ci sono stati numerosi casi di accaparramento, con gli alimenti e i medicinali che non vengono distribuiti ai supermercati e alle farmacie ma vengono immagazzinati e poi immessi nel mercato nero. Chi è morto per la malnutrizione o per mancanza di dialisi o altre medicine è morto per colpa delle sanzioni. Questo solleva questioni di responsabilità civile e penale da parte dei paesi che impongono le sanzioni, perché sanno che causeranno morte.

 È un omicidio premeditato. Non è solo un danno collaterale.

Quindi quando i media e i governi vicino agli Stati Uniti ripetono il mantra della “crisi umanitaria” che obiettivo si prefissano?

La crisi umanitaria è una iperbole. Naturalmente c’è scarsità di beni, ma la causa è come ho spiegato nello sforzo congiunto di Stati Uniti, Canada e Unione Europea per causare il caos in Venezuela, con l’obiettivo di far cadere il governo. Il livello machiavellico di cinismo è senza pari. Inoltre, il termine “crisi umanitaria” è solo parte di quello che intendono veramente e cioè “intervento umanitario” o meglio ancora “intervento militare per imporre un regime change”. 

Come giudica la decisione dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite di non presentarsi come osservatori alle elezioni del 20 maggio 2018 nonostante l’invito formale del governo di Caracas? 

Malafede. Ma è importante sottolineare come ci fossero altri osservatori internazionali, in particolare la CEELA, la più antica e prestigiosa organizzazione di monitoraggio elettorale in America Latina. Posso inviare perché lo diffondiate il rapporto finale sulle elezioni del 20 maggio che, per la Costituzione venezuelana, è assolutamente legale e legittima. Oltre 9 milioni di cittadini (47% degli aventi diritto) hanno partecipato. La coalizione MUD e Volutand Popular hanno deciso di boicottarle, ma c’erano altre opposizioni rappresentate e hanno ottenuto il 32% dei voti con Henri Falcon al 21 % e Bertucci 11% . Maduro ha ricevuto il 68% dei voti complessivi.

Professore, come considera da esperto di diritto internazionale la decisione di riconoscere l’auto-proclamato presidente delle destre venezuelane da parte di quei stati che hanno deciso di seguire gli Stati Uniti?

Si tratta semplicemente di una grave violazione del diritto internazionale consuetudinario, di una violazione del Capitolo 4  articolo 19 della CARTA OSA, e degli articoli 1 e 2 della Carta delle Nazioni Unite. Il principio di non interferenza negli affari interni degli altri paesi è riconosciuto in molte sentenze dalla Corte internazionale di giustizia, in particolare nella famosa sentenza del 1986 Attività militari e paramilitari in e contro il Nicaragua (Nicaragua contro Stati Uniti) 

Considera il meccanismo di Montevideo, lanciato da Messico e Uruguay, come la soluzione migliore per la crisi in corso?

Assolutamente. Anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha fatto un appello similare di mediazione e ha offerto i suoi buoni uffici. Ma l’opposizione venezuelana rifiuta il dialogo, perché vogliono prendere il potere attraverso un colpo di stato. La storia dell’America Latina è piena di golpe di destra e nulla è più antidemocratico e corrosivo dello stato di diritto di un colpo di stato.

 

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Una risposta a +++ MARINA GORI, L’ANTIDIPLOMATICO, 10 FEBBRAIO 2019, PUBBLICA UN’INTERVISTA AD ALFRED DE ZAYAS, PROF. DI DIRITTO COSTITUZIONALE A GINEVRA, UNICO RAPPORTEUR DELL’ONU AD AVER VISITATO IL VENEZUELA NEGLI ULTIMI 21 ANNI– CITA L’ORGANIZZAZIONE CEELA, LA PIU’ PRESTIGIOSA ORGANIZZAZIONE DI MONITORAGGIO DELLE ELEZIONI IN AMERICA LATINA DI CUI SI OFFRE DI INVIARE IL RAPPORTO SUBITO DOPO LE ELEZIONI IN CUI FU ELETTO MADURO–

  1. Donatella D'Imporzano scrive:

    E’ un colpo di stato elaborato diversamente: non essendoci riusciti con le elezioni, gli USA stanno sperimentando quest’altra modalità. Trovo scandaloso che le televisioni non parlino assolutamente delle cause che hanno generato questa situazione. Le sanzioni servono a piegare le nazioni che decidono di governarsi in modo diverso dal liberismo imperante. Un esempio è Cuba: quasi nessun paese può commerciare con Cuba, per paura delle ritorsioni degli Stati Uniti e dei loro alleati. E lo chiamano liberismo!

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