DANTE ALIGHIERI, PURGATORIO, 1° CANTO — TESTO E PARAFRASI — al fondo una nota su Catone l’Uticense

 

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GUSTAVE DORE’, PRIMO CANTO DEL PURGATORIO, INCONTRO CON CATONE

 

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Testo

Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele
;

e canterò di quel secondo regno
dove l’umano spirito si purga
e di salire al ciel diventa degno
.

Ma qui la morta poesì resurga,
o sante Muse, poi che vostro sono;
e qui Caliopè alquanto surga
,

seguitando il mio canto con quel suono
di cui le Piche misere sentiro
lo colpo tal, che disperar perdono
.

Dolce color d’oriental zaffiro,
che s’accoglieva nel sereno aspetto
del mezzo, puro infino al primo giro
,

a li occhi miei ricominciò diletto,

tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta
che m’avea contristati li occhi e ‘l petto
.

Lo bel pianeto che d’amar conforta
faceva tutto rider l’oriente,
velando i Pesci ch’erano in sua scorta
.

I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente
.

Goder pareva ‘l ciel di lor fiammelle:
oh settentrional vedovo sito,
poi che privato se’ di mirar quelle
!

Com’io da loro sguardo fui partito,
un poco me volgendo a l ‘altro polo,
là onde il Carro già era sparito
,

vidi presso di me un veglio solo,
degno di tanta reverenza in vista,
che più non dee a padre alcun figliuolo
.

Lunga la barba e di pel bianco mista
portava, a’ suoi capelli simigliante,
de’ quai cadeva al petto doppia lista
.

Li raggi de le quattro luci sante
fregiavan sì la sua faccia di lume,
ch’i’ ’l vedea come ’l sol fosse davante
.

«Chi siete voi che contro al cieco fiume
fuggita avete la pregione etterna?»,
diss’el, movendo quelle oneste piume
.

«Chi v’ha guidati, o che vi fu lucerna,
uscendo fuor de la profonda notte
che sempre nera fa la valle inferna
?

Son le leggi d’abisso così rotte?
o è mutato in ciel novo consiglio,
che, dannati, venite a le mie grotte?»
.

Lo duca mio allor mi diè di piglio,
e con parole e con mani e con cenni
reverenti mi fé le gambe e ‘l ciglio
.

Poscia rispuose lui: «Da me non venni:
donna scese del ciel, per li cui prieghi
de la mia compagnia costui sovvenni
.

Ma da ch’è tuo voler che più si spieghi
di nostra condizion com’ell’è vera,
esser non puote il mio che a te si nieghi
.

Questi non vide mai l’ultima sera;
ma per la sua follia le fu sì presso,
che molto poco tempo a volger era
.

Sì com’io dissi, fui mandato ad esso
per lui campare; e non lì era altra via
che questa per la quale i’ mi son messo
.

Mostrata ho lui tutta la gente ria;
e ora intendo mostrar quelli spirti
che purgan sé sotto la tua balìa
.

Com’io l’ho tratto, saria lungo a dirti;
de l’alto scende virtù che m’aiuta
conducerlo a vederti e a udirti
.

Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta
.

Tu ‘l sai, ché non ti fu per lei amara
in Utica la morte, ove lasciasti
la vesta ch’al gran dì sarà sì chiara
.

Non son li editti etterni per noi guasti,
ché questi vive, e Minòs me non lega;
ma son del cerchio ove son li occhi casti

di Marzia tua, che ‘n vista ancor ti priega,
o santo petto, che per tua la tegni:
per lo suo amore adunque a noi ti piega
.

Lasciane andar per li tuoi sette regni;
grazie riporterò di te a lei,
se d’esser mentovato là giù degni»
.

«Marzia piacque tanto a li occhi miei
mentre ch’i’ fu’ di là», diss’elli allora,
«che quante grazie volse da me, fei
.

Or che di là dal mal fiume dimora,
più muover non mi può, per quella legge
che fatta fu quando me n’usci’ fora
.

Ma se donna del ciel ti muove e regge,
come tu di’, non c’è mestier lusinghe:
bastisi ben che per lei mi richegge
.

Va dunque, e fa che tu costui ricinghe
d’un giunco schietto e che li lavi ‘l viso,
sì ch’ogne sucidume quindi stinghe
;

ché non si converria, l’occhio sorpriso
d’alcuna nebbia, andar dinanzi al primo
ministro, ch’è di quei di paradiso
.

Questa isoletta intorno ad imo ad imo,
là giù colà dove la batte l’onda,
porta di giunchi sovra ‘l molle limo
;

null’altra pianta che facesse fronda
o indurasse, vi puote aver vita,
però ch’a le percosse non seconda
.

Poscia non sia di qua vostra reddita;
lo sol vi mosterrà, che surge omai,
prendere il monte a più lieve salita»
.

Così sparì; e io sù mi levai
sanza parlare, e tutto mi ritrassi
al duca mio, e li occhi a lui drizzai
.

El cominciò: «Figliuol, segui i miei passi:
volgianci in dietro, ché di qua dichina
questa pianura a’ suoi termini bassi»
.

L’alba vinceva l’ora mattutina
che fuggia innanzi, sì che di lontano
conobbi il tremolar de la marina
.

Noi andavam per lo solingo piano
com’om che torna a la perduta strada,
che ‘nfino ad essa li pare ire in vano
.

Quando noi fummo là ‘ve la rugiada
pugna col sole, per essere in parte
dove, ad orezza, poco si dirada
,

ambo le mani in su l’erbetta sparte
soavemente ‘l mio maestro pose:
ond’io, che fui accorto di sua arte
,

porsi ver’ lui le guance lagrimose:
ivi mi fece tutto discoverto
quel color che l’inferno mi nascose
.

Venimmo poi in sul lito diserto,
che mai non vide navicar sue acque
omo, che di tornar sia poscia esperto
.

Quivi mi cinse sì com’altrui piacque:
oh maraviglia! ché qual elli scelse
l’umile pianta, cotal si rinacque

subitamente là onde l’avelse.

 

Parafrasi

Per solcare acque migliori alza ormai le vele
la piccola nave del mio ingegno, che lascia
dietro a sé un mare così crudele;
e canterò di quel secondo regno, dove
l’anima umana si purifica e diviene degna di
salire al Cielo.
Ma qui la poesia che [ha cantato] la morte
risorga, o sacre Muse, poiché sono vostro;
e qui Calliope si elevi di molto,
accompagnando il mio canto con quella
melodia con cui le sventurate Piche subirono
un colpo tale da far loro perdere la speranza del perdono.
Un dolce colore azzurro come lo zaffiro
orientale, che si diffondeva nella serena
atmosfera, puro fino all’orizzonte,
ridiede gioia ai miei occhi, non appena io
uscii dall’aria tetra [dell’Inferno] che mi
aveva rattristato gli occhi e il cuore.
Il bel pianeta che induce ad amare illuminava
tutto l’oriente, nascondendo la costellazione dei Pesci che gli era vicina.
Io mi girai verso destra, e volsi il mio
pensiero all’altro polo, e vidi quattro stelle
che furono scorte solo dai primi uomini.
Il cielo sembrava gioire della loro luce: oh
emisfero settentrionale orfano di quella luce,
dal momento che sei privato della possibilità di ammirarle!
Come io allontanai da esse il mio sguardo, rivolgendomi un poco verso l’altro polo, là dove il Carro era già sparito,mi accorsi vicino a me di un vecchietto solitario, degno, a vedersi, di tanta riverenza che nessun figlio ne deve al padre una maggiore.Portava una lunga barba brizzolata, simile ai
suoi capelli, dei quali scendevano sul petto
due ciocche.
I raggi delle quattro stelle sante incorniciavano il suo volto di luce tanto che io lo vedevo come se fosse di fronte al sole.«Chi siete voi che risalendo al contrario il fiume sotterraneo siete fuggiti alla prigione eterna?»,
egli disse, muovendo la venerabile barba.
«Chi vi ha guidati, o chi vi illuminò, per uscire
fuori dalla notte profonda che rende sempre
buia la valle infernale?
Sono state a tal punto infrante le leggi
infernali? Oppure in Cielo è cambiata la legge, così che, voi dannati, giungete ai miei lidi?»
La mia guida allora mi prese, e con le parole,
con le mani e con i cenni mi fece
inginocchiare e abbassare lo sguardo, in segno di riverenza.
Dopodiché rispose lui: «Non venni di mia
iniziativa: una donna scese dal cielo, per le
cui preghiere soccorsi costui con la mia compagnia.
Ma poiché è tuo volere che meglio venga
spiegata la nostra condizione per come
veramente è, il mio volere non può essere
che [tale spiegazione] ti si neghi.
Questi non vide mai il giorno della morte; ma per la sua colpa fu così vicino ad essa, che pochissimo tempo sarebbe passato [prima che ciò accadesse].Così come io dissi, fui mandato da lui per salvarlo; e non vi era altra via che questa che ho intrapreso.Gli ho mostrato tutta la gente dannata; ed ora intendo mostrargli quegli spiriti che si purificano sotto la tua custodia.Sarebbe lungo raccontare come io l’abbia guidato; dall’alto scende una virtù che mi aiuta a condurlo a vederti e ad ascoltarti.Ora ti sia grata la sua venuta: va cercando la libertà, che è così preziosa, come sa chi per lei rinuncia alla vita.Tu lo sai, perché per lei non ti fu amara la morte ad Utica, dove lasciasti il corpo che nel gran giorno sarà così luminoso.Le leggi eterne non sono state infrante da noi, perché lui è vivo ed io non sono sottoposto alla giurisdizione di Minosse; io sono [un’anima] del cerchio in cui si trovano gli occhi casti della tua Marzia, che nel suo aspetto ti prega ancora, o venerabile uomo, che tu la consideri sempre tua: per il suo amore quindi esaudisci il nostro desiderio.Lasciaci proseguire per le tue sette cornici; ringrazierò lei per la tua magnanimità, se ritieni sia degno nominarti laggiù».«Marzia piacque tanto ai miei occhi mentre io fui in vita», disse egli quindi, «che ogni volta mi chiese un favore, io acconsentii.Ora che dimora al di là del fiume infernale, non può più commuovermi, per quella legge che fu fatta quando io ne uscii fuori.Ma se una donna del Cielo ti guida e ti sprona, come dici tu, non c’è bisogno di lusinghe: basta che tu me lo richieda in nome suo.Vai dunque, e fai in modo che costui si cinga la vita di un giunco liscio e si lavi il viso, così che venga cancellato ogni sudiciume;perché non sarebbe decoroso, con gli occhi offuscati da qualche impurità, presentarsi di fronte al primo servitore [di Dio], che appartiene a quelli del Paradiso.Questa isoletta lungo la riva, laggiù nel punto dove viene colpita dalle onde, presenta dei giunchi sopra la molle sabbia:nessun’altra pianta che producesse fronde o avesse un tronco rigido, potrebbe crescere, perché non asseconda le percosse delle onde.In seguito non sia di qui il vostro ritorno; il sole, che ormai sorge, vi mostrerà dove salire sul monte per una salita più agevole».E così [Catone] sparì; ed io mi alzai senza parlare, e tutto mi avvicinai alla mia guida, e volsi lo sguardo verso lui.Egli cominciò: «Figliolo, segui i miei passi,
volgiamoci indietro, perché qui scende
la pianura verso il suo punto più basso».
L’alba vinceva il buio dell’ultima ora della notte che fuggiva dinnanzi ad essa, così che da lontano riconobbi il tremolio delle onde del mare.Noi camminavamo per la pianura solitaria come un uomo che ritorna verso la strada smarrita, e gli sembra di camminare invano finché non la raggiunge.Quando noi giungemmo là dove la rugiada resiste al sole, poiché è nel luogo in cui, all’ombra, evapora lentamente,entrambe le mani aperte il mio maestro appoggiò sulla tenera erba in maniera soave: per cui io, che compresi il suo gesto,rivolsi verso di lui il mio viso pieno di lacrime; lì mi rese interamente visibile quel colore naturale che l’Inferno mi aveva nascosto.Giungemmo poi alla spiaggia deserta, che non vide mai solcare le sue acque nessun uomo che fosse capace di ritornare.Qui mi cinse i fianchi così come l’altro volle: oh meraviglia! Perché la pianta umile che egli scelse, così ricrebbe immediatamente là dove l’aveva strappata.

 

QUI LA VITA DI CATONE L’UTICENSE PASSO A PASSO…

http://www.wikiwand.com/it/Marco_Porcio_Catone_Uticense

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