FRANCESCA MARINO, L’attacco dell’India in Pakistan fa comodo a Islamabad (Pakistan), LIMES ONLINE, 26 FEBBRAIO 2019

 

Limes online del 26 febbraio 2019

http://www.limesonline.com/rubrica/attacco-aereo-india-kashmir-pakistan-rappresaglia-attentato-pulwama

 

L’attacco dell’India in Pakistan fa comodo a Islamabad (Pakistan)

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Carta di Laura Canali, 2017.

RUBRICA DESH 

 

Il  nazionalismo hindu fa il gioco dell’esercito pakistano.

di Francesca Marino

Per la prima volta dal 1971, l’India ha attraversato militarmente la linea di controllo, il confine di fatto con il Pakistan nel Jammu e Kashmir. Lo ha fatto con 12 Mirage, addentratisi per 130 miglia dentro il paese vicino per raggiungere Balakot. L’incursione, sostiene Delhi, non aveva come obiettivo il Pakistan, ma i campi di addestramento di Jaish-e-Mohammed (JeM), l’organizzazione responsabile dell’attentato del 14 febbraio scorso in cui sono morti 40 paramilitari indiani.


Il segretario agli Esteri dell’India, Vijay Keshav Gokhale, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale: “Abbiamo ricevuto informazioni credibili dall’intelligence sul fatto che Jaish-e-Mohammed stava preparando altri attacchi in territorio indiano e che stava addestrando a questo scopo dei fidayeen jihadisti. Si è rivelato assolutamente necessario attaccare per scongiurare l’imminente pericolo”. Nel corso dell’operazione, l’India ha distrutto il più grande centro di addestramento di JeM a Balakot, guidato da Maulana Yousuf Azhar, cognato del capo dello stesso gruppo, Masood Azhar.


Ovviamente, a botta calda Islamabad ha fornito una versione differente della storia, sostenendo che gli aerei indiani sono stati respinti da quelli pakistani prontamente alzatisi in volo. Secondo le fonti ufficiali, non si sarebbe verificato alcun bombardamento e l’operazione indiana si sarebbe conclusa con un totale fallimento. Dopo gli iniziali dinieghi, però, il Pakistan ha dovuto ammettere l’evidenza.


Il bombardamento dei campi d’addestramento imbarazza non poco Islamabad che, a seconda della convenienza o della giornata, nega o ammette l’esistenza degli stessi centri. Nei giorni scorsi, dopo l’attacco di Pulwama, il Pakistan aveva chiesto all’India “prove credibili” del coinvolgimento di Jaish-e-Mohammed: dimenticando, a quanto pare, che la stessa JeM aveva rivendicato l’attentato in due video. Qualche giorno più tardi, mentre la Financial Action Task Force discuteva per l’ennesima volta se inserire il paese nella lista nera degli sponsor del terrorismo, Islamabad dichiarava urbi et orbi di aver messo al bando la Jamaat-u-Dawa (JuD) di Mohammed Hafiz Saeed e di aver preso “controllo amministrativo del quartier generale della JeM a Bahawalpur” – quartier generale che fino al giorno prima non esisteva, ovviamente. Ma due giorni dopo lo stesso ministro dell’Informazione che aveva rilasciato la dichiarazione di cui sopra si rimangiava tutto: “Si trattava di una madrasa. La propaganda indiana dice che è il quartier generale della JeM”.


Il senso del ridicolo non è nel dna né del governo né dell’esercito di Islamabad. Teoricamente, Lashkar-i-Toiba (LiT) e affiliati (tra cui la JuD) sono stati messi al bando innumerevoli volte, così come la JeM. Fatto sta che Mohammed Hafiz Saeed è ancora a piede libero, le organizzazioni continuano a operare e Masood Azhar, il capo della JeM, è sotto la protezione dell’Isi, i servizi segreti pakistani. All’indomani dell’attacco di Mumbai del 2008, in seguito al quale India e Stati Uniti avevano mostrato al governo le prove del coinvolgimento di LiT, il Pakistan aveva fatto la stessa cosa con il quartier generale del gruppo terroristico a Muridke. Tanto che oggi la località continua a essere la principale base di Hafiz Saeed. D’altra parte, per moltissimo tempo il Pakistan ha sostenuto di non avere idea di dove si trovasse bin Laden (ben nascosto ad Abbottabad) né alcun controllo sui taliban afghani e sul loro capo, il mullah Baradar.


Il senso di impunità totale di Islamabad nasce dallo spauracchio, convenientemente agitato davanti agli occhi dell’Occidente, di una guerra nucleare fra Pakistan e India. E dall’Afghanistan: da quando gli Stati Uniti hanno invaso l’Hindu Kush, il Pakistan vi si è reso protagonista di innumerevoli doppi giochi. Al momento, il paese si trova in un vicolo cieco: l’economia è a pezzi, il debito con l’estero è spaventoso, la Cina lo tiene per il collo. Non solo, tre quarti delle provincie contestano il governo e l’esercito: il Balucistan, in aperta rivolta ormai da anni, il Sindh e il Gilgit-Baltisan. Pure i pashtun da un anno a questa parte scendono in piazza a migliaia.


Per riunire il paese e continuare a chiedere l’aiuto dell’Occidente, niente di meglio di un nemico alle porte. La tempistica dell’attacco di Pulwama è stata perfetta. A maggio l’India andrà a votare e Modi vuole essere rieletto. Vista l’ondata di indignazione popolare suscitata da Pulwama, il premier non poteva fare altro che rispondere militarmente al Pakistan. A cui, al contrario di quanto si pensa, l’integralismo e il nazionalismo hindu in realtà fanno comodo. Permettono di continuare a fomentare la rivolta nel Kashmir, giocando sul pericolo per i musulmani indiani e facendo leva sulla teoria secondo la quale i musulmani appartengono di diritto al Pakistan. Permettono di compattare la popolazione ogni volta che le proteste si fanno troppo rumorose. Permettono all’esercito di continuare a governare indisturbato.


Ogni volta che India e Pakistan hanno dato vita a qualcosa vagamente simile al principio di un dialogo, c’è stato un attacco terroristico o militare: Kargil, Mumbai, Uri, tanto per pescare dal mazzo. Ogni volta la comunità internazionale, e Washington in particolare, ha fermato la mano all’India per timore di un conflitto potenzialmente ingestibile. Ora, a quanto pare, non ha potuto o voluto farlo. Ed è una novità assoluta. I venti di guerra soffiano più forte che mai. Ma c’è la concreta possibilità che stavolta tocchi a Islamabad essere fermata dagli Usa, dalla Cina e pure dai sauditi.

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One Response to FRANCESCA MARINO, L’attacco dell’India in Pakistan fa comodo a Islamabad (Pakistan), LIMES ONLINE, 26 FEBBRAIO 2019

  1. mariapia scrive:

    non ho letto volevo solo provare per lasciare un commento per vedere se ho capito il meccanismo

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