FRANCO MARCOALDI HA LETTO PER NOI : ” IL CACCIATORE DI STORIE ” DI EDUARDO GALEANO ( 1940-2015 ), TITOLO : ” GALEANO E LE STORIE CHE CI LEGANO AGLI ALTRI “–REPUBBLICA DEL 31 MARZO 2019 –pag. 48

 

 

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Eduardo Galeano by Marcelo Isarrualde

 

Il cacciatore di storie

IL CACCIATORE DI STORIE

EDUARDO GALEANO

«CAMMINO E DENTRO DI ME ANCHE LE PAROLE CAMMINANO, ALLA RICERCA DI ALTRE PAROLE, PER RACCONTARE LE STORIE CHE VOGLIONO RACCONTARE.» Il cacciatore di storie, l’ultimo libro terminato da Eduardo Galeano, si può considerare un vero e proprio testamento artistico, umano e spirituale dello scrittore. Accanto ai temi a lui cari – le origini mitiche delle nostre culture, i soprusi subiti dai nativi americani, le discriminazioni e il razzismo, la libertà, il viaggio, la memoria, le imprese di eroi silenziosi – si trovano infatti qui, per la prima volta dopo i cenni contenuti in Giorni e notti d’amore e di guerra, pagine autobiografiche. Testi che raccontano con humor e tenerezza, nella sua inconfondibile prosa poetica, dell’infanzia, di incontri, di città, di insegnamenti ricevuti, del destino dei suoi libri. E rivelano alcune delle ragioni profonde che l’hanno portato a essere un formidabile «cacciatore di storie», istruito, nei vecchi caffè di Montevideo, da «ammirevoli bugiardi che si riunivano per incontrare il tempo perduto».

Eduardo Galeano

EDUARDO GALEANO

Eduardo Galeano(1940-2015), nato a Montevideo, in Uruguay, tra il 1973, anno del colpo di stato militare, e il 1985 ha vissuto in esilio in Argentina e in Spagna. Giornalista, saggista e scrittore, ha ricevuto premi prestigiosi, fra i quali l’American Book Award dell’università di Washington e il premio Dagerman in Svezia. In Italia gli sono stati conferiti i premi Marenostrum e Pellegrino Artusi per la Solidarietà, e in Spagna il premio Vázquez Montalbán del Fútbol Club Barcelona. È stato il primo scrittore a ottenere il Cultural Freedom Prize della Fondazione Lannan. Nel 2008 è stato nominato Cittadino Illustre del Mercosur. Delle sue opere, tradotte in varie lingue, Sperling & Kupfer ha pubblicato Le vene aperte dell’America LatinaGiorni e notti d’amore e di guerra, A testa in giùLe labbra del tempoIl libro degli abbracciParole in camminoSpecchiI figli dei giorni e Splendori e miserie del gioco del calcio.

 

repubblica del 31 marzo 2019 — Robinson pag. 48

https://quotidiano.repubblica.it/edizionerepubblica/pw/flipperweb/flipperweb.html?testata=REP&issue=20190331&edizione=nazionale&startpage=1&displaypages=2

 

 

CONTROVENTO

di Franco Marcoaldi

GALEANO E LE STORIE CHE CI LEGANO AGLI ALTRI

 

L’ apologo è una antica forma di scrittura che in uno spazio concentrato racconta una storia, piccola o grande, ma ricca di significati allegorici, morali. Aggiungo che in teoria la sua stagione di massima fioritura dovrebbe essere proprio questa. Perché, si sa: ci distraiamo facilmente, siamo presi da mille cose. E nel tempo sempre più esiguo dedicato alla lettura avvertiamo la necessità di condensare in un’immagine puntuale qualcosa che arrivi al cuore ed al cervello. Risponde a queste caratteristiche Il cacciatore di storie (Sperling & Kupfer) di Eduardo Galeano: figura di intellettuale atipico, in via di estinzione. Galeano (scomparso nel 2015) era un cantastorie fine e popolare, un mitografo coltissimo, un grande esperto di calcio, un uomo portato naturalmente a stare dalla parte dei più deboli, dei più sventurati. Ora, post mortem, ci regala questo almanacco di apologhi — non saprei definirlo altrimenti — che copre l’intero suo spazio vitale, animato dalla convinzione che ogni microstoria possa aprire squarci di luce sull’immane vicenda umana. Una paginetta per volta, mai di più: tragica o favolistica, tratta dalla cronaca o frutto di invenzione, poco importa. Importa invece che lo scrittore uruguaiano ne tragga immancabilmente una riflessione — via via ilare, commovente, drammatica — utile per sé e per tutti noi. Perché sono le storie a tenerci al mondo, come ci insegna Le mille e una notte.

E sono sempre le storie a creare quel tessuto sotterraneo, invisibile eppure persistente, che ci lega gli uni agli altri. Del resto, è proprio per questo che Galeano scrive: “Ci ho provato, e continuo a provarci, a scoprire le donne e gli uomini animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, oltre le frontiere del tempo e dello spazio, perché sono loro i miei compatrioti e i miei contemporanei, a prescindere da dove sono nati e da quando hanno vissuto”. In linea con quanto appena detto, ecco un dialoghetto anonimo carpito in quel di Barcellona e incentrato sull’idea di straniero: “Il tuo dio è ebreo, la tua musica è nera, la tua macchina è giapponese, la tua pizza è italiana, il tuo gas è algerino, il tuo caffè è brasiliano, la tua democrazia è greca, i tuoi numeri sono arabi, le tue lettere sono latine. Io sono il tuo vicino.

E tu mi chiami straniero?”.

Conoscete un’obiezione più immediata ed efficace a chi chiude i porti ed erge muri intorno a noi?

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