PIERO COLAPRICO, MILANO E LA DROGA –ISTITUTO NEGRI — Dietro la sparatoria– I misteri di Enzino e il lato oscuro della capitale del Nord– REPUBBLICA 13 APRILE 2019 –pag. 6

 

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Gli sparano alla testa in strada a Milano, uomo grave–FOTO ANSA

 

Enzo Anghinelli, l’uomo ferito in agguato a Milano–FOTO ANSA

 

 

REPUBBLICA DEL 13 APRILE 2019

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La storia

Dietro la sparatoria

I misteri di Enzino e il lato oscuro della capitale del Nord

PIERO COLAPRICO,

MILANO

Esiste una Milano oscura e c’è una tribù che, correndo sul filo del rasoio, e rischiando di cadere, l’attraversa. Di questa Milano sempre in bilico “Enzino”, come lo chiamavano affettuosamente i boss pugliesi della cocaina, aveva fatto parte a lungo e ieri alle 7.50 in un bel quartiere, ricco di telecamere e di persone che non esitano a chiamare la polizia — tredici chiamate al 112 in pochi minuti — due uomini vestiti di nero, gridando qualcosa che nessuno ha capito, l’hanno affiancato. Da uno scooter gli hanno sparato per ucciderlo, lasciandolo sulla sua Ford Focus tra la vita e la morte. Dei sei colpi esplosi solo uno è andato a segno, attraversandogli la testa, dallo zigomo sinistro alla parete occipitale destra.

Non era nemmeno la prima volta che gli sparavano, c’è un mistero nel passato di Enzino: i medici del Policlinico, che ieri gli hanno salvato la gran parte del cervello e ora aspettano le 48 ore necessarie a capire se ce la farà, e in che modo ce la farà, gli hanno trovato la cicatrice di una vecchia l’operazione. Un ferro chirurgico, in passato, l’ha aperto dal torace al pube e chi ha eseguito l’operazione ha preferito lasciargli dietro il cuore, tra l’aorta e l’arteria polmonare, un altro proiettile («un corpo estraneo metallico») di 13 millimetri di diametro, con la parte verso l’alto smussata. Per Alessandra Dolci, capo della procura distrettuale antimafia, «l’agguato ci riporta indietro di almeno trent’anni, quando il crimine organizzato sparava a Milano e nell’hinterland: non accadeva da tempo, siamo sorpresi».

Difficile stabilire chi sia oggi Enzo Anghinelli, 46 anni. A metà degli anni Duemila, quando andava nella tribuna del Milan a San Siro e frequentava modelle e discoteche, non era un galoppino, né un collaboratore delle gang. Meglio definirlo un indipendente, in un mercato della droga vastissimo. Le analisi nelle fogne, condotte dall’istituto Mario Negri, sostengono che a Milano si consumi in percentuale più droga qui che a Londra o a Madrid.

Enzino, milanese affidabile, dalla battuta pronta, «incasinato» ma «certamente non stupido» sembrava uno che — dicono gli investigatori che dodici anni fa l’avevano acchiappato con due chili di “bamba” colombiana nascosta sotto il giubbotto — «stava a metà strada tra chi voleva spacciare nelle discoteche e i grossisti che volevano vendere».

L’inchiesta White l’aveva travolto e il carcere l’aveva cambiato, almeno per un po’.

All’uscita aveva trovato una compagna, che alcuni anni fa gli aveva dato un figlio, ma Enzino non s’era liberato davvero dalla sua dipendenza dalle sostanze. A testa bassa, litigio dopo litigio, insuccesso dopo insuccesso, se n’era tornato a vivere a casa della mamma e della sorella, al secondo piano di via Ciro Menotti, davanti a uno storico teatro. Dalla strada si vede il balcone, con i ciclamini e la tenda parasole verde, un’immagine molto lontana dalle abitudini di chi ha il reddito del narcotrafficante. In passato gli avevano sequestrato tutto, una casa e un bar: e non lavorava. Perché non era certo un lavoro quello dell’autista delle auto di lusso di proprietà di un nobile e avvocato, che vanta amicizie internazionali, compresi gli ultimi Romanoff (la famiglia degli zar) e che nel foro milanese pochi hanno visto al lavoro.

Quindi, al momento, è in queste difficoltà private ed economiche che la Mobile sta cercando un movente attendibile, per un agguato «non eseguito in maniera professionale». Non molto lontano dal numero 48 di via Cadore, dove c’è stata la sparatoria, c’è via Muratori. Qui il 10 settembre 2012, una coppia, Massimiliano Spelta e Carolina Ortiz Paiano, “colpevole” di non aver pagato una partita di cocaina, viene ammazzata all’ora dell’aperitivo. Anche allora, sette anni fa, arriva uno scooter e due killer che sparano: verranno arrestati l’anno dopo, scoperti grazie alle telecamere.

Con i reati in calo, con gli omicidi che avvengono quasi tutti in famiglia o tra disperati, con le strade ricche di persone che si divertono, il mattone che tira, le “week” dedicate a design, musica, cinema, resta la sensazione di veder scorrere, accanto alla Milano positiva, un’altra città: più ostile, di cui ci accorgiamo quando spara.

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Una risposta a PIERO COLAPRICO, MILANO E LA DROGA –ISTITUTO NEGRI — Dietro la sparatoria– I misteri di Enzino e il lato oscuro della capitale del Nord– REPUBBLICA 13 APRILE 2019 –pag. 6

  1. Donatella scrive:

    Sembra una storia della ” mala ” milanese di tanti anni fa.

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