+++ ANTONIO MASSARI E VALERIA PACELLI, Non solo Pd: sulla sanità umbra c’è l’ombra della massoneria Le nomine negli ospedali. Nelle intercettazioni i riferimenti ai membri delle logge. Spartiti anche i posti per disabili–IL FATTO QUOTIDIANO DEL 14 APRILE 2019

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 14 APRILE 2019

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Non solo Pd: sulla sanità umbra c’è l’ombra della massoneria

Le nomine negli ospedali. Nelle intercettazioni i riferimenti ai membri delle logge. Spartiti anche i posti per disabili

 

Non solo Pd: sulla sanità umbra c’è l’ombra della massoneria

Al tavolino della sanità umbra, per spartirsi i concorsi truccati, sedevano in due: la politica e la massoneria. In almeno tre occasioni, nelle intercettazioni captate dalla Guardia di Finanza e allegate agli atti d’indagine, i riferimenti alla massoneria sono espliciti. Non a caso la procura guidata da Luigi De Ficchy, nella richiesta d’arresto di circa 500 pagine menziona gli “interessi clientelari” ma precisa: non soltanto di “matrice politica”. Se poi vi sia stato un nesso tra ambienti politici e massonici lo si potrà scoprire anche con gli interrogatori previsti da domani mattina.

Di certo, per ora, c’è che il Pd umbro è stato falciato dalle indagini. Il segretario regionale del Pd Gianpiero Bocci è da due giorni agli arresti domiciliari, insieme con l’assessore regionale alla Salute Luca Barberini (Pd), che intanto si è autosospeso dal partito. Per l’accusa hanno condizionato più di un concorso. “La stabile utilizzazione delle funzioni e del ruolo istituzionale, rivestito per finalità illecite”, scrive il gip Valerio D’Andria, “convincono della necessità di una misura cautelare di tipo detentivo”. Funzioni e ruolo. Per Bocci non v’è alcun ruolo amministrativo: la sua funzione è esclusivamente politica. È segretario del partito di maggioranza. Eppure questa funzione convince il giudice “della necessità di una misura cautelare di tipo detentivo”: il fallimento politico è evidente.

Barberini e Bocci secondo le accuse indicavano i soggetti da favorire e ricevevano una “pronta risposta” da parte di Emilio Duca, direttore generale, e Maurizio Valorosi, direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera di Perugia. Lo stesso accadeva anche con la governatrice Catiuscia Marini. Anche lei indagata per concorso in abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e falso ideologico. In un’occasione viene intercettata mentre parla di concorsi col direttore generale: “Duca – si legge negli atti – riferisce a Marini di avere le ‘domande’ in vista dello scritto”. “Qui ce so’ le domande”, dice Duca, “tra quelle lì… sta tranquilla”. La prova scritta si terrà 5 giorni dopo e Duca consegna un foglio a Valentino Valentini, segretario della Marini, al quale “viene affidato il compito di portarlo a una donna (…)”. Il 25 maggio, dopo le prove del concorso, Duca “ribadisce la necessità di portare avanti le persone raccomandate da Bocci, Barberini e Marini e di ‘gonfiare’ in particolare la valutazione di una delle candidate” che, secondo una dirigente, “aveva grossi problemi”. Qui si apre uno scenario meschino: la dirigente Rosa Maria Franconi “evidenzia” che c’è un “candidato che aveva fatto bene ma non era tra quelli segnalati”. Duca la tranquillizza, “avrebbe pensato a inserirlo nell’altra procedura”, per le “categorie protette”.

Ecco, neanche i concorsi per le categorie protette, che per legge sono riservati a persone disoccupate con disabilità, venivano risparmiati dal “sistema”. Parliamo di persone con una invalidità superiore al 45 per cento, non vedenti, sordi, gente vittima di un handicap permanente. Per far valere il proprio diritto, a quanto pare, era necessaria anche la segnalazione giusta e l’ingresso nelle “liste” predisposte dal “sistema”.

L’inchiesta ha messo nel mirino 8 concorsi nell’azienda sanitaria di Perugia. “Un sistema illecito – scrive il gip Valerio D’Andria – che in assenza di interventi dell’autorità giudiziaria è destinato a proseguire”. E tra questi 8 concorsi si contano anche selezioni per le “categorie protette”. Per esempio il concorso pubblico, del luglio 2017, “per la copertura a tempo indeterminato di 4 unità per assistenti amministrativi”. “Sin dall’inizio – scrive il gip – la procedura è condizionata dalle segnalazioni provenienti da Marini, Barberini, Bocci (…). Al fine di (…) garantire a quattro candidati la vittoria del concorso, Duca e Valorosi ottengono dalla accondiscendente presidente della commissione le tracce delle prove scritte e del questionario, nonché le domande della prova orale. I fogli che contengono tali preziose informazioni sono poi consegnati ai politici sopra indicati affinché li facciano avere ai candidati”. E chi non assecondava il “sistema” era destinato a “una bastonata di quelle forti, che si fa male”.

È il caso del primario del reparto di Pediatria, Susanna Maria Esposito, che entra in conflitto con la dirigenza amministrativa dell’azienda sanitaria per la presenza, in reparto, di Antonio Orlacchio, professore associato di genetica medica, arrivato nel 2015, quindi prima che Esposito diventasse primario. Dopo un esposto anonimo, il Nas dei carabinieri avvia un’indagine per verificare un’eventuale “truffa ai danni dello Stato” considerato che Orlacchio non svolgeva in reparto “alcuna attività”. Orlacchio e Duca forniscono agli inquirenti le loro spiegazioni: la soluzione, da transitoria s’era protratta indefinitamente con danno professionale per lo stesso Orlacchio. Il punto, però, è che Esposito spiega in procura “di aver sottoscritto una valutazione positiva di Orlacchio solo perché pressata (anche con minacce di conseguenti provvedimenti disciplinari in caso contrario) dalla dirigenza amministrativa (…) con la promessa che la situazione della collocazione di Orlacchio sarebbe stata risolta”. Ed per questi contratsi che, secondo l’accusa, nel 2018 viene formulata una contestazione disciplinare nei confronti di Esposito che viene anche accusata di essere stata assente dal reparto in alcuni giorni in cui risultava formalmente presente. Risultato: sospensione dalle funzioni per 4 mesi e 350 euro di multa. Ma le intercettazioni svelano il retroscena: Valorosi sostiene che a Esposito bisogna dare “una bastonata di quelle forti, che si fa male”. E Duca sollecita un dirigente: “tu controlla i tabulati orari … Diama’, fatti mandare i tabulati orari dell’ultimo anno e mezzo …”. “È finita”, commenta Esposito al fattoquotidiano.it, “ora sono più serena, perché in questi mesi mi hanno molto provato”. E il suo avvocato, Carlo Tremolada, conclude: “Non l’hanno bastonata per favorire qualcun altro, ma perché si rifiutava di piegare il capo. E si sono vendicati”.

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